La seconda mappa del Silmarillion, di J.R.R. Tolkien

La seconda mappa del Silmarilliondi J.R.R. Tolkien

L'EVOLUZIONE DELLA LEGGENDA - Cartografia Tolkieniana [5] ~ “The second Silmarillion map”

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Cari amici, ben trovati alla mini-rubrica de L’Evoluzione della Leggenda dedicata alla Cartografia Tolkieniana.

L’originale “seconda mappa del Silmarillion”, facsimile tratto da Tolkien: Maker of Middle-earth (2018) by Catherine McIlwaine

Proseguiamo il nostro percorso cronologico tra le varie mappe realizzate dal buon Tolkien nel corso della pluridecennale stesura del suo corpus di leggende.

Come annunciato, dedichiamo l’appuntamento odierno alla seconda mappa che Tolkien realizzò per ritrarre l’ambientazione del “Silmarillion”. Si tratta probabilmente di uno dei documenti cartografici più complessi e stratificati che tratteremo in questa rubrica, e prova ne è il fatto che Christopher Tolkien ha spezzato in due soluzioni la sua trattazione all’interno della Storia della Terra di Mezzo, per dar conto del fatto che il padre abbia iniziato a tracciarla durante gli anni ’30 ma che abbia continuato a utilizzarla come “mappa da lavoro” anche negli anni successivi, aggiungendo, rimuovendo o modificando elementi, toponimi, riferimenti.

Lo “strato originario” della mappa, che rispetto dalle correzioni e integrazioni successive è tracciato a penna fine e precisa, e dunque abbastanza facilmente distinguibile dai layer posteriori di questa incredibile mappa-palinsesto, è presentato e analizzato all’interno dell’appendice de La Strada Perduta e Altri Scritti (V volume della Storia della Terra di Mezzo).

La versione finale della mappa, ovvero comprensiva di tutte le integrazioni apportate tra gli anni ’30 e gli anni ’50, è presentata e analizzata all’interno del capitolo XI (“Del Beleriand e dei suoi Regni”) del Tardo Quenta Silmarillion [2ª parte], in La Guerra dei Gioielli (XI volume della Storia della Terra di Mezzo.

Christopher Tolkien specifica:

 

La seconda mappa della Terra di Mezzo a ovest delle Montagne Azzurre nei Giorni Antichi fu anche l’ultima. Mio padre non ne fece mai un’altra; e nel corso di molti anni questa fu coperta di correzioni e aggiunte di nomi ed elementi, non pochi dei quali frettolosi o con tratti leggeri a matita al punto da risultare più o meno vaghi. Questa è stata la base per la mia mappa nel Silmarillion pubblicato.

 

In poche parole, questa mappa, nella sua versione completa, rappresenta l’unica vera matrice per tutte le mappe successivamente realizzate dallo stesso Christopher per rappresentare il Beleriand all’interno delle opere pubblicate, in particolar modo la “Mappa del Beleriand e delle Terre del Nord” all’interno de Il Silmarillion [1977] e la “mappa generale” all’interno de I Figli di Húrin [2007] [Approfondirò meglio nel prossimo appuntamento la “storia editoriale / cartografica” legata alle riproduzioni di Christopher, con tutte le loro varianti].

Mentre La Strada Perduta e La Guerra dei Gioielli contengono entrambi versioni della mappa, divisa per “quadranti”, ridisegnate (e ordinate) da Christopher, il facsimile della “seconda mappa” originale si può trovare invece all’interno di Tolkien: Maker of Middle-earth (2018), artbook (comprensivo di una selezione di saggi a tema) curato da Catherine McIlwaine e contenente un vasto assortimento di disegni originali, riproduzioni di lettere da e per Tolkien, documenti manoscritti di vario genere e altre chicche di sapore per lo più biografico.

Passando alle caratteristiche della mappa, nello specifico: è ovviamente un’evoluzione della precedente, ma ha già raggiunto uno stadio molto più preciso e dettagliato. È strettamente associata ad un elenco di nomi (pubblicato sempre in appendice a La Strada Perduta e Altri Scritti), come dimostrano alcune delle voci dell’elenco (come le forme Eglor, Dor-deloth, Dor-lúmin, Eithil Sirion, Capo Balar) che trovano riscontro anche sulla carta. Un altro indizio sui testi correlati è costituito dalla data inizialmente indicata per la caduta del Regno di Nargothrond a est del Sirion (195), che ritorna dagli originali Annali del Beleriand (primi anni ’30), così come la forma del nome del fiume Rathlorion (cambiato poi in Rathlóriel).

Come accennato, la mappa è costituita da quattro fogli, non perfettamente combacianti ai bordi, dapprima incollati per formare un insieme unico e poi separati.

Rispetto alla “prima mappa”, alcune caratteristiche fisiche sono state aggiunte, portando l’aspetto del Beleriand molto più simile a quello che ci è familiare grazie al Silmarillion: l’isola di Balar; l’isola a largo dello stretto di Drengist (su cui anni dopo Tolkien scarabocchiò la parola “Ened”, ma di cui non si sa granché); i monti di Mithrim (che con la loro comparsa fanno sì che la regione dell’Hithlum sia ora suddivisa in due regioni più piccole: il Dor-lúmin [> Dor-lómen] e il Mithrim, appunto); il braccio tributario orientale del fiume Gelion (“Grande Gelion”, che scende dal monte Rerir; mentre il braccio occidentale, “Piccolo Gelion”, sgorga dai monti intorno al colle di Himling [> Himring]). Molti altri nomi ([Nivrost >] Nevrast, Arvernien, Falas, Eglador, Eglamar, Ivrin, Dolm[ed], etc) e molte correzioni di nomi già presenti risalgono senz’altro ad un periodo successivo alla stesura originale, come vedremo più avanti.

Infatti, Tolkien deve aver senz’altro utilizzato la mappa come “terreno di prova” per molte delle sue scelte linguistiche, modifiche, esperimenti, aggiungendo toponimi ed elementi geografici man mano che gli venivano in mente o che si rendevano necessari per le narrazioni, ovvero man mano che le storie si arricchivano di sempre maggiori dettagli o che le formule linguistiche subivano qualche modifica nella morfologia o nel lessico. Questo fa di questa mappa un documento incredibilmente affascinante e importante, che Christopher ha saputo sfruttare per ricostruire l’evoluzione dei testi e le loro relazioni.

Alcuni elementi della mappa vengono da Chrstopher definiti privi di spiegazione, o perché si riferiscono a qualcosa che Tolkien aveva probabilmente in mente ma non ha mai inserito nelle descrizioni del Beleriand o perché non associati ad alcun toponimo esplicito.

Vorrei provare a identificarne qualcuno:

  • L’anonima montagna annerita all’intersezione degli Ered Wethrin, che si staglia a ovest del lago Ivrin (D5) potrebbe essere una precedente collocazione (poi spostata in C6, all’intersezione con i monti di Mithrim) di Amon Darthir, il monte da cui, nella storia dei Figli di Húrin, scorreva il ruscello di Lalaith che costeggiava la casa.
  • La piccola baia a sud dello stretto di Drengist (C3) potrebbe essere il sito di Falasquil, dove Tuor dimorò per un certo periodo nel suo viaggio verso ovest, per raggiungere il Mare e Vinyamar. Questo nome è in effetti riportato (a matita leggerissima!) in prossimità della baia grazie ad un’aggiunta successiva (integrata nella versione “finale” della mappa, riprodotta e analizzata in La Guerra dei Gioielli).
  • Il grande tumulo (apparentemente) che si erge nella regione compresa tra i fiumi Sirion e Mindeb (E8) potrebbe semplicemente essere una collocazione temporanea di Haudh-en-Arwen, luogo dell’estremo riposo di Haleth figlia di Haldad degli Haladin. Il luogo non è troppo lontano dai boschi di Brethil, e sembra abbastanza plausibile.
La mappa ridisegnata da Christopher in La Strada Perduta e Altri Scritti, ricostruendo lo “strato originale” risalente agli anni ’30, precedente a tutte le correzioni posteriori
La residenza di Shugborough Hall, nello Staffordshire, plausibile ispirazione per Tolkien per la Casa dei Cento Comignoli di Tavrobel

La raffigurazione di Thangorodrim è decisamente curiosa, e stranamente discordante da quanto si evince dai testi: i tre picchi vengono rappresentati come circondati da un anello di cime minori, non vi è traccia della linea ricurva dei Monti di Ferro, da cui il Thangorodrim dovrebbe protendersi, e inoltre il complesso montuoso sembrerebbe distare dalle regioni meridionali meno di quanto non dovrebbe (un’indicazione posteriore riporta come riferimento che “le soglie di Morgoth distavano solo centocinquanta leghe dal ponte di Menegroth”, ma secondo la scala della cartina qui la distanza sarebbe di poco più di settanta).

 

Nonostante Tolkien, come dicevamo, abbia utilizzato a lungo questa mappa per correzioni e modifiche, nulla suggerisce che avesse previsto di cambiare questo particolare elemento.

Nella sua analisi, Christopher si sofferma su un nome in particolare, ricordandone la storia attraverso i testi: Tavrobel. Nella mappa questo nome è utilizzato per un insediamento all’interno della foresta di Brethil (quello che nel Silmarillion diverrà Ephel Brandir su Amon Obel), dimora degli Haladin (gli Uomini della Seconda Casata) e dominio di Túrin durante i suoi ultimi anni. Ma facciamo un passo indietro.

Come ci viene detto nei Racconti Perduti, “Tavrobel” era all’interno dell’Early Legendarium il nome di una delle tre località di Tol Eressëa ispirate ad analoghe città elfiche del continente. Così era, almeno, in una delle effimere fasi concettuali che si avvicendarono nella mente di Tolkien nei primi anni ’20, tasselli di un flusso magmatico e ininterrotto di idee e ripensamenti strutturali della “cornice narrativa” dei racconti. A testi di poco precedenti corrispondeva una concezione ancora diversa, secondo cui la Gran Bretagna altro non sarebbe che l’Isola Solitaria stessa, e pertanto questo farebbe delle città di Warwick, Great Haywood e Oxford (o, in alcune versioni, Cheltenham) le antiche città elfiche (rispettivamente Kortirion, Tavrobel e Taruithorn – o Celbaros) ormai “antropizzate”.

[Ho riassunto questa complessa situazione all’interno di un articolo dedicato al personaggio del marinaio anglosassone Eriol/Ælfwine, con annessa “teoria” riguardo alle vicissitudini legate al suo ruolo di copista/narratore interno e al suo punto di vista sulla materia del “Silmarillion”, nonché su come i materiali da lui composti nel X secolo possano aver contribuito a far giungere a Tolkien il corpus di miti che compone il Legendarium e a permettergli di tradurre direttamente dal Westron Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli. Questa teoria, che ho soprannominato “Notes on Tol Eressëan Records”, la trovate qui.]

Ad ogni modo, Tavrobel era appunto il villaggio di Tol Eressëa dove viveva l’elfo Gilfanon (il cui “ruolo” sarebbe stato assunto nei testi più tardi da Pengolodh di Gondolin), nella Casa dei Cento Comignoli. Qui, Gilfanon/Pengolodh riferì a Eriol molti racconti della tradizione, rendendolo edotto delle storie dei Giorni Antichi. Secondo alcune versioni della storia (di cui Tolkien non arrivò a stendere che appunti e schemi sparsi), questi racconti sarebbero stati raccolti dal vecchio elfo all’interno del Parma Kuluina (“Libro d’Oro degli Elfi”), e questo Eriol lo avrebbe successivamente volto in anglosassone.

Nelle Etimologie, “Tavrobel” (nome gnomico composto da tafr [=tavr], tavor “picchio” [√TAM] + gobel “villaggio recintato” [√PEL(ES)]) è glossato come “villaggio di Túrin nella foresta di Brethil, e nome di villaggio in Tol Eressëa”, pertanto Tolkien ammette apertamente l’omonimia.

La mappa ridisegnata da Christopher includendo stavolta tutte le correzioni che hanno portato alla versione finale, pubblicata in The War of the Jewels

La cosa davvero affascinante, per quanto mi riguarda, è proprio questo costante “dialogo” tra la leggenda e il mondo “reale”, o per meglio dire tra Mondo Primario e Secondario: come sottolinea Christopher, riportando la testimonianza di un lettore dello Staffordshire (la contea dove si trova Great Haywood, il cui nome non a caso significa, dall’Antico Inglese hæg-wudu, “bosco recintato”), tale G.L. Elkin, l’ispirazione per la “Casa dei Cento Comignoli” potrebbe essere arrivata grazie alla frequentazione dei dintorni della Shugborough Hall, villa che può effettivamente vantare i comignoli come elemento di spicco. È possibile che Tolkien, in gioventù, passeggiando per quei luoghi, abbia intravisto tra gli alberi il profilo caratteristico della tenuta, e che la dimora di Gilfanon in Tavrobel ne sia debitrice.

Come abbiamo detto prima, la “versione definitiva” della mappa, ovvero il risultato dell’intero ammontare di correzioni e modifiche applicate fisicamente al medesimo documento, è stata presentata da Christopher all’interno del volume XI della Storia della Terra di Mezzo, La Guerra dei Gioielli. Oltre alle correzioni alla nomenclatura (Nan Tathrin > Nan Tathren, Nan Dungorthin > Nan Dungortheb, Rathlorion > Rathlóriel, Dor-lúmin > Dor-lómen) Tolkien ha aggiunto numerose scritte, tracciate con matita, matita colorata, pennini o penne a sfera con inchiostri di colori diversi, scribacchiate frettolosamente e a tratti illeggibili, apportando una quantità notevole di sostituzioni di toponimi o nuovi inserimenti (laddove prima non compariva alcuna denominazione).

Cerco di darne un elenco, per dare quanto meno un’idea della pazzesca mole di novità e aggiustamenti intercorsi negli anni (sempre sulla medesima mappa!): Dor [Dae]deloth [che diventa così la Terra del Grande Terrore], Ard-galen, Lammoth, Falasquil, Drengist, Annon Gelyð, Kirith Ninniach, Ivrin, Woods of Núath, Tumhalad, Crisaegrim, Pass of Anach, [Dalath >] Talath Dirnen, Nevrast, Mt. Taras, Vinyamar, Lithir, Fen of Rívil [> of Serech], Glithui, Malduin, Brithiach, Dry River, Pass of Anach, Eryd Orgorath, Goroth[ ]ess, Dimbard, Dor-Thonion, Drûn, [Taur-na-]Foen, Aeluin, Ladros, Mindeb, Himlad, Estoland, Lothland, Dor-na-Daerachas, Dor Dínen, Garthúrian, Arthórien, Gladuial, Raðrim, Thargelion, Mt. Dolmeð, Mt. Rerir, Nogrod, Belegost, Sarn Athrad, Rathmalad, Amon Obel & Ephel Brandir (mentre Bar Haleth ha sostituito Tavrobel), con accanto l’indicazione “Folk of Haleth”, Methiriad, Nenning [apparentemente un nome alternativo per il fiume Eglor > Eglahir], Eglador [apparentemente l’antico nome del Beleriand Occidentale], Ingwil, Nivrim, Moors of the Neweglu [che sarebbero i “Nanerottoli”], Carabel, List Melian, Taur i Melegyrn [o Taur na Chardîn] [la futura Taur-im-Duinath], Rhamdal, Isle of Balar, Hills of Eglamar [Emyn Eglain], Ras Mewrim, Cape Andras, Arvernien, Falas (Forfalas e Harfalas), Barad Nimras [che sostituisce la Torre di Tindobel], Taur-na-Faroth, Birchwoods of Nimbrethil, Ship-havens.

Alcuni di questi sono degli hapax: non ricorrono in nessun altro luogo, e offrono scarsi indizi sulla natura dei luoghi in questione.

Altro dettaglio degno di nota: la data della caduta del Regno di Nargothrond a est del Narog è stata aggiornata al 495, coerentemente con la nuova timeline.

Alla carta sono stati aggiunti anche parecchi elementi fisici, totalmente assenti in precedenza, tra cui il lago Linaewen con intorno la palude del Nevrast, il Lago Helevorn, Nan Elmoth, Andram la Lunga Muraglia, Amon Ereb e Tol Galen, nonché la strada settentrionale dei Nani e la strada dei Nani presso Sarn Athrad.

È impossibile ricostruire con esattezza la datazione di ogni singola aggiunta, ma è molto probabile che molte siano state apposte durante la stesura del Tardo Quenta Silmarillion, esistente in due manoscritti databili rispettivamente al 1951 e al 1957-58; tuttavia la mappa ha continuato a ricevere modifiche e aggiunte, come dimostrano alcune aggiunte molto tarde (ad esempio Dor-na-Daerachas e alcune note su proposte alternative al nome del fiume Gelion) che sono datate esplicitamente al 1971, addirittura.

Come ho detto all’inizio, questa carta è una miniera di informazioni, ed un documento unico proprio per la sua qualità di scavo archeologico nell’evoluzione della geografia del “Silmarillion” attraverso gli anni. Terreno su cui sono sorte indubbiamente innumerevoli concezioni e segmenti di narrazione, questa mappa ha accompagnato la messa a punto della maggior parte delle leggende che conosciamo all’interno di questo universo narrativo. Sappiamo, ormai, come Tolkien ragionasse in maniera estremamente realistica e concreta nello strutturare gli eventi delle proprie storie, pensando a luoghi, tempi, spostamenti, distanze, stagioni: le vivide descrizioni presenti nelle sue opere stanno lì a dimostrarlo.

Nel prossimo appuntamento osserveremo l’evoluzione ulteriore della “cartografia” legata al “Silmarillion”, prendendo in esame le rielaborazioni prodotte da Christopher che avevano come fine ultimo quello di accompagnare la pubblicazione del Silmarillion (1977).

Alla prossima!

 

Fonti

  • La Strada Perduta e Altri Scritti (1987), vol. V della Storia della Terra di Mezzo, ed. by Christopher Tolkien
  • La Guerra dei Gioielli (1994), vol. XI della Storia della Terra di Mezzo, ed. by Christopher Tolkien
  • Tolkien: Maker of Middle-earth (2018), ed. by Catherine McIlwaine

 

 

– Rúmil

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