Sotto gli Ered Luin, a sud-est del Monte Dolmed, dove la Via dei Nani attraversava le montagne verso l’Eriador, si apriva Nogrod: una delle due grandi città sotterranee dei Naugrim, la più antica insieme a Belegost. Vi si stabilirono i Padri dei Nani della stirpe occidentale (Barbifiamma e Vastifasci) fin dagli Anni degli Alberi, quando si risvegliarono per la prima volta sotto quelle stesse montagne.
Il nome stesso porta il segno di un’ambiguità. In origine la città si chiamava Novrod, “lo scavo cavo”, un nome che descriveva soltanto il proprio mestiere: scavare, abitare la pietra. Con il tempo la parola si avvicinò a naug, “nano”, e Novrod divenne Nogrod: non più solo il luogo di uno scavo, ma la dimora di un popolo che in quello scavo riconosceva la propria identità.

Furono gli artigiani di Nogrod, tra tutti i Naugrim, a raggiungere la fama più alta: Telchar, il più grande fabbro della propria stirpe, vi forgiò lame che avrebbero attraversato le Ere, come Narsil o il coltello Angrist.

Fu ancora a Nogrod che Thingol commissionò l’incastonatura di un Silmaril nella Nauglamír, il monile dei Nani che sarebbe diventato il tesoro più celebre del Doriath. Nella città transitavano spesso anche Eöl e suo figlio Maeglin, legati ai Nani da una rara amicizia tra un Elfo Sindar e un popolo che pochi altri Elfi frequentavano volentieri.
Ma fu proprio quel lavoro sulla Nauglamír a segnare il destino meno nobile di Nogrod. Quando i Nani incaricati pretesero di tenere per sé il gioiello, uccisero Thingol per ottenerlo: un tradimento già raccontato a proposito degli Ered Luin, e che la storia avrebbe ricordato come la macchia più grave lasciata da questa città, ben più della sua stessa distruzione.
Nogrod fu infine rasa al suolo durante la Guerra d’Ira, insieme a gran parte del Beleriand settentrionale. Intorno al quarantesimo anno della Seconda Era, i Nani superstiti degli Ered Luin abbandonarono ciò che restava della città e si trasferirono a Khazad-dûm, lasciando Nogrod alle proprie rovine.




