Belegost, una delle due grandi città dei Nani sui Monti Azzurri, significa “Grande Fortezza” in Sindarin, da beleg, “grande”, e ost, “fortezza”: la traduzione elfica del nome nanico originale, Gabilgathol. Gli Uomini della Terra di Mezzo lo resero in Westron come Mickleburg, e in Quenya la forma corrispondente era Túrosto.

La città sorgeva a nord-est del Monte Dolmed, sul versante orientale degli Ered Luin, dove la Via dei Nani attraversava le montagne verso l’Eriador. Vi si stabilirono i Padri dei Nani della stirpe occidentale quando si destarono per la prima volta sotto quelle montagne, negli Anni degli Alberi.
Intorno al 1250 di quegli Anni, i Nani di Belegost e di Nogrod si fecero conoscere ai Sindar. L’amicizia tra i due popoli restò fredda, ma il profitto reciproco la sostenne a lungo, e Thingol accolse i Nani alla propria corte.
Circa cinquant’anni dopo, Thingol chiamò i Nani di Belegost ad aiutarlo nella costruzione di Menegroth. Il lavoro durò a lungo, ma i Nani lo svolsero volentieri: cercavano da tempo un’opera all’altezza della propria arte. Pretesero comunque un compenso, come loro costume, e lo trovarono nella sapienza di Melian e in una manciata di perle preziose, tra cui Nimphelos, la più grande di tutte.
Negli ultimi secoli della Prima Era, Azaghâl governò Belegost come Signore, rispettato e onorato da sudditi e alleati. Morì nella Nirnaeth Arnoediad, dando prova di grande eroismo e dimostrandosi di essere in grado di ferire mortalmente il drago Glaurung prima di cadere.
La Guerra d’Ira ridusse Belegost in rovina insieme al resto del Beleriand settentrionale. Intorno al quarantesimo anno della Seconda Era molti dei suoi Nani migrarono a Khazad-dûm, portando con sé arte e sapienza che avrebbero arricchito quella città per secoli, mentre alcuni restarono sul versante orientale degli Ered Luin.




