L'EVOLUZIONE DELLA LEGGENDA - Cartografia Tolkieniana [3] ~ “The first Silmarillion map”

La “prima mappa del Silmarillion“, pubblicata in La Formazione della Terra di Mezzo (STdM, vol. IV)

Cari amici, bentrovati alla mini-rubrica de L’Evoluzione della Leggenda dedicata alla Cartografia Tolkieniana. Proseguiamo il nostro percorso cronologico tra le varie mappe realizzate dal buon Tolkien nel corso della pluridecennale stesura del suo corpus di leggende.

Durante gli anni ’20 Tolkien dedicò molto tempo alla stesura dei Lai del Beleriand, di cui i due più famosi (ed estesi) sono il Lai dei Figli di Húrin e il Lai del Leithian. Nel 1927 redige un documento (da allegare ad un’epistola destinata al suo tutore e amico R.W. Reynolds) noto come Sketch of the Mythology, all’interno del quale riassume l’intero impianto delle leggende che in seguito avrebbero composto la materia del “Silmarillion”. A questo medesimo periodo risale appunto quella che può essere considerata la prima “mappa del Silmarillion”, pubblicata in La Formazione della Terra di Mezzo (STdM, volume IV), ovvero la prima raffigurazione cartografica abbastanza precisa e rigorosa che ritraesse il Beleriand (all’epoca chiamato ancora Broseliand, in una chiara citazione alla foresta di Brocéliande della materia bretone, ovvero la foresta dove Merlino trovò la sua fine, imprigionato da Viviana in una prigione invisibile), con riferimenti geografici e di ambientazione molto più netti rispetto alle rappresentazioni per lo più simboliche che abbiamo fin qui affrontato.

Questa “prima mappa” è un documento incredibilmente complesso e stratificato (come d’ora in poi lo saranno tutte le successive!), caratterizzato da plurimi strati di modifiche apportate in periodi diversi, a matita o con inchiostri di diversi colori (china rossa, nera, verde; pennarello blu). Christopher argomenta che questa dev’essere stata la “mappa da lavoro” di Tolkien, per diversi anni, e aver visto avvicendarsi diverse fasi concettuali (e linguistiche), con conseguenti cambi di nomenclature e spostamenti di luoghi preesistenti. Insomma, si tratta di un palinsesto cartografico in piena regola, che veniva evidentemente aggiornato man mano che la narrazione e i costrutti linguistici evolvevano parallelamente.

I nomi scritti in inchiostro rosso, ad esempio, sembrerebbero appartenere tutti al layer più antico, ovvero quello con cui la mappa prese forma originariamente, così come anche alcuni dei nomi vergati a china nera (e.g. “Huan”, “Mavwin”, “Turgon”). Cionondimeno, alcuni nomi a china rossa (come “Taiglin”, “Geleidhian”) non compaiono nei testi prima del Quenta Noldorinwa (1930), per cui ciò confermerebbe trattarsi di integrazioni posteriori. I nomi scritti in inchiostro verde sono i seguenti: Broseliand, Gnomes [nella parte superiore della mappa, accanto a Gondolin, e nella parte inferiore, accanto a Nargothrond], Wandering Gnomes [a sudest].

Tolkien ha anche tracciato, per questa mappa, delle curve di livello, per segnalare i principali contrafforti rocciosi e gli altopiani. È una pratica che riutilizzerà anche in alcune delle mappe successive per Il Signore degli Anelli, in particolare le mappe della Contea, la “seconda mappa del SDA” e la “mappa della parte meridionale della Terra di Mezzo”.

È interessante notare come, nonostante molte linee di contorno siano andate incontro a revisioni e cancellature, le linee che simboleggiano i corsi d’acqua (come il Sirion, l’Aros, l’Esgalduin, etc) siano rimaste quasi invariate.

Infine non sarà sfuggito che questa mappa non è solo una cartina geografica, ma include una vasta quantità di informazioni strettamente legate alla narrativa, a partire dalle indicazioni su chi insisteva sui singoli territori: Morgoth nell’intero nord, Beleg & Túrin a nord del Doriath [la futura Dor-Cúarthol, la “Terra dell’Arco e dell’Elmo”], Thingol e Wood Elves nel Doriath, Woodmen of Turambar, Men of the North e Mavwin nel Dorlomin, Huan sulle falde dei Monti dell’Ombra (retaggio di una fase della narrativa in cui il Segugio di Valinor era ancora senza padrone!), etc… Con la dicitura Orc-raids vengono messi in chiaro i territori invasi dagli Orchi in seguito alle due disfatte (la Battaglia della Fiamma Improvvisa e la Battaglia delle Innumerevoli Lacrime), così come vengono altresì segnalate la strada percorsa dagli Orchi quando devono velocemente attraversare la regione di Taur-na-Fuin (“Orcs’ Road of haste”) e la Ylmir’s Way percorsa da Tuor per uscire dalla regione del Mithrim. In poche parole, oltre ad essere una cartina geografica è anche (e soprattutto!) uno schema narrativo, per visualizzare chiaramente gli spostamenti e gli insediamenti dei personaggi delle vicende narrate.

Di questa mappa, il cui interesse è già notevole, esistono due “estensioni”, una “est” e una “ovest”. Si tratta di fogli separati, che, in parte sovrapponendosi alla porzione centrale, descrivono le parti adiacenti del (futuro) Beleriand: le coste a ovest e la Terra dei Sette Fiumi e i Monti Azzurri a est. Si tratta di manoscritti molto deteriorati, che rendono davvero poco in tutte le riproduzioni stampate. Per chiarezza, oltre ai facsimile inclusi nel volume IV della Storia della Terra di Mezzo, vorrei condividere l’eccellente lavoro di rendering realizzato da Simon Ayrinhac, cartografo e saggista tolkieniano di grande perizia, che ha ricostruito e reso molto più leggibili questi documenti.

 

“Estensione Ovest” della mappa (ibidem)
“Estensione Est” della mappa (ibidem)

 

Rendering dell’estensione est (di Ayrin su deviantART)
Rendering dell’estensione ovest (di Ayrin su deviantART)
Rendering della mappa da Simon Ayrinhac (di Ayrin su deviantART)

 

 

 

Proiezione assonometrica della mappa, sempre ad opera di Ayrin

 

Christopher, nella sua lodevole (per quanto a tratti possa risultare pedante…) acribia, elenca e cataloga pressoché ogni singolo toponimo presente su questa cartina, spiegandone l’origine, l’uso all’interno dei testi correlati, la successione di modifiche e spostamenti geografici subita da ciascuno, ed eventuali evoluzioni linguistiche successive.

In molti casi, infatti, i nomi che troviamo sulla mappa sono versioni poi modificate o soppresse. Vediamo alcuni esempi:

  • Cartina della regione storica (in Bretagna) dove si ambienta la leggenda di Merlino, Viviana e della Foresta di Brocéliande (oggi, nella moderna Francia, la “Forêt de Paimpont”)

    il già citato Broseliand [> Beleriand]. Questo nome (a sua volta correzione di Broceliand) si riferiva in origine a “tutte le terre bagnate dal Sirion a sud di Gondolin”, sebbene per estensione abbia finito per includere l’intera macro-regione a ovest dei Monti Blu. Tolkien considerò diversi nomi alternativi a Broseliand durante la stesura del Lai del Leithian, tra cui Golodhinand e Noldórinan, entrambi legati agli Gnomi (cfr. gli stem golodh [Gnomico] e noldo [Qenya]); Bladorinand, correlato a Bladorwen, l’epiteto di Palúrien [> Yavanna] dal significato di “ampia terra, Madre Terra”; Belaurien, correlato a Belaurin, forma gnomica di Palúrien; Geleriand, Geleidhian, Arsiriand, Lassiriand e Ossiriand, nessuno di questi glossati e dei quali Christopher non riesce a fornire una spiegazione esaustiva, se non per Ossiriand che verrà poi riciclato per la “Terra dei Sette Fiumi”.

  • Land of the Cuilwarthin [> Dor Firn-i-Guinar, la “Terra dei Morti che Vivono”]. L’estrema dimora di Beren e Luthien. Anche in questo caso Tolkien cambiò idea molte volte, prima di approdare alla forma definitiva di questo nome. Alcune delle forme intermedie: I·Cuilwarthon, I·Guilwarthon, Cuilwarthien, Gwerth-i-cuina, e Gwerth-i-guinar. Addirittura, ancora in una lettera del 1972, Tolkien adotta una versione ancora diversa: Dor Gyrth i chuinar.
  • Aryador. Aryador risale al periodo dei Racconti Perduti (è protagonista anche di una poesia correlata), e riappare inaspettatamente qui come nome alternativo a Hithlum  (in cui nome Qenya è Hisilomë) e Dorlomin (> Dor-lómin in seguito).
  • Eredwethion [> Ered Wethrin, “Monti dell’Ombra”]. L’evoluzione concettuale (e linguistica) di questa catena montuosa e della sua nomenclatura è abbastanza complessa, e per certi versi affascinante. Al tempo dei Racconti Perduti essa non aveva un nome, ed era ancora concepita come null’altro che una propaggine sud-occidentale della stessa catena principale sotto cui si estendeva la fortezza di Angamandi, perciò quando poi fu coniato il toponimo Eredwethion (“Monti Ombrosi”) questo si riferiva inizialmente tanto ai monti settentrionali quanto alla cresta che delimitava a sud la regione di Hisilómë, dove Melko tenne prigionieri gli Gnomi dopo la sua schiacciante vittoria nella Battaglia delle Innumerevoli Lacrime.
    Successivamente, nei testi dei primi anni ‘30, come il Qenta Noldorinwa e l’Ambarkanta, Tolkien introdusse anche gli Ered Lómin (“Monti Echeggianti”), che presero a costituire la catena costiera, limite occidentale dello Hithlum, e che proseguiva in continuità con gli Eredwethion. A questo punto ovviamente il nome di questi ultimi si riferiva soltanto più alla catena che cingeva a est e a sud la regione di Hithlum, essendo stati nel frattempo “inventati” i Monti di Ferro, ovvero una delle catene fondamentali della conformazione della Terra di Mezzo (secondo i diagrammi e le mappe dell’Ambarkanta). Infine, nelle Etimologie e nei principali testi-sorgente del Silmarillion, Tolkien stabilizzò il nome Ered Wethrin, dalla radice Sindarin gwath, “ombra”. Da non confondere con gli Ephel Dúath, dal significato analogo, ovvero i monti che delimitano a ovest la regione di Mordor, nel Signore degli Anelli.
  • Angeryd e Angrin Aiglir [> Ered Engrin, “Monti di Ferro”]
  • Nan Dun-Gorthin [> Nan Dungortheb, “Valle dell’Orribile Morte”]. Nei Racconti Perduti la grafia era Nan Dumgorthin, e anche il significato era diverso: “Terra degli Idoli Oscuri”. Ad ogni modo a livello geografico è sempre stata la valle posta tra il territorio di Artanor (> Doriath) e gli Ered Gorgoroth, i Monti del Terrore, dove si diceva si fosse rifugiata Ungoliant, e avesse generato un’orrenda prole.
  • Athrasarn [> Sarn Athrad, “Guado di Pietre”].
  • Duil Rewinion [“Colline dei Cacciatori” > Taur-na-Faras > Taur-en-Faroth, “Bosco” o “Gualdo dei Cacciatori”]. Non si trova altrove.
  • Mithrim. In questa fase degli scritti è ancora solo il nome del lago. In seguito, quando Tolkien ripenserà la forma della regione dello Hithlum, questa sarà separata in due regioni più piccole dalla cresta dei Monti di Mithrim, perciò questo nome sarà attribuito anche al territorio più a nord-est; e il Dor-lómin, dimora della casata di Hador, sarà la porzione di Hithlum a sud-ovest.

Evito di aggiungere altro in questa sede, perciò per il novero e l’analisi completa rimando al capitolo IV di La Formazione della Terra di Mezzo (STdM IV).

Mi limiterò ad integrare quanto già detto con qualche notazione generale su questo documento a dir poco unico. Costituendo la prima vera e propria mappa tracciata da Tolkien per il suo mondo, essa riveste un’importanza notevole, e rappresenta una sorta di prototipo per tutti gli esperimenti successivi.

Grazie alla successione di “diapositive” fornite dai testi della Storia della Terra di Mezzo, è possibile apprezzare il metodo creativo di Tolkien, secondo cui i continui ripensamenti della narrativa sono costantemente intrecciati con l’evoluzione linguistica, e si “rincorrono” anche con il processo inesauribile di messa a punto dell’ambientazione. In questo turbine, documenti “di lavoro” come le mappe (o per certi versi le Etimlogie) sono incredibilmente affascinanti da analizzare, proprio perché venivano da Tolkien aggiornati in corso d’opera, e dunque tenevano traccia di fasi concettuali diverse. A dimostrazione di ciò tutti gli spostamenti, le cancellature, le posizioni alternative e, come già notato, i nomi dei personaggi, veri e propri “segnalini” e “waypoint” che servivano ad affiancare la stesura dei racconti veri e propri, scandendone la progressione.

La “prima mappa del Silmarillion” viene analizzata da Christopher Tolkien nel capitolo IV de La Formazione della Terra di Mezzo, come già segnalato. Nel capitolo successivo Christopher presenta tutti i materiali legati all’Ambarkanta, per cui rimando all’articolo già dedicato.

È proprio in questa fase, infatti, che Tolkien sancisce, per la prima volta anche a livello grafico, e non più solo simbolico (come avevamo potuto osservare nel disegno I Vene Kemen, che comunque rappresentava solo lo stadio “flat” del mondo), la cosmologia del proprio universo.

Comincia a farsi strada l’idea in Tolkien di sconvolgimenti globali, che cambiano la forma complessiva del mondo, facendo curvare terre e mari e provocando l’emersione di “nuove terre”. L’occasione di questi sconvolgimenti, per certi versi ancora più totalizzanti e drastici di quelli provocati dalle Guerre delle Potenze nei giorni della Primavera di Arda (con la distruzione dei Pilastri delle Lampade e la definitiva deturpazione della forma simmetrica del Mondo), è rappresentata ovviamente dalla caduta di Númenor, di cui Tolkien proprio in questi anni redige diversi resoconti (pubblicati in La Strada Perduta e Altri Scritti).

Questo (apparente) bailamme di nuove concezioni, vecchi nomi, cambi di prospettive, sarebbe divenuto di qui a poco molto più chiaro, preciso e stabile a partire dalla seconda mappa del Silmarillion (sempre in La Strada Perduta e Altri Scritti), che diventerà il nuovo “palinsesto” per raccogliere tutte le modifiche degli anni a venire, al punto che la sua versione riveduta e corretta contiene rimaneggiamenti risalenti al Tardo Quenta de L’Anello di Morgoth e de La Guerra dei Gioielli (volume nel quale è per l’appunto ri-pubblicata da Christopher nella sua stesura “completa”).

Nei prossimi appuntamenti affronteremo tutto ciò fornendo qualche dettaglio ulteriore.

Alla prossima!

 

Fonti

Bibliografia:
  • La Formazione della Terra di Mezzo, vol. IV della Storia della Terra di Mezzo
  • La Strada Perduta e Altri Scritti, vol. V
Sitografia:

 

– Rúmil

 

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