Porto degli Eldar, di Frédéric Bennett

Al centro del Grande Mare, nella parte più orintale della Baia di Eldamar, giace Tol Eressëa — “l’Isola Solitaria” in Quenya (tol = isola, eressëa = solitaria). Non fu costruita dai Valar né modellata per uno scopo: era già lì, relitto dimenticato dei tumulti dell’era delle Lampade, quando la caduta di Illuin aveva sconvolto le acque del mondo.

 

Tol Eressëa, di Peter Xavier Price
Tol Eressëa, di Peter Xavier Price

Ulmo la trovò e la usò come traghetto. Poiché il passo di ghiaccio del nord — l’Helcaraxë — era invalicabile, Ulmo sradicò l’isola dal fondo del mare, la spinse verso est come una nave possente e la ancoró nella Baia di Balar. I Vanyar e i Noldor vi salirono, e furono trascinati così fino alle rive di Aman. I Teleri erano rimasti indietro: la maggior parte non aveva sentito in tempo la chiamata, e altri cercavano ancora Elwë Singollo, il loro re scomparso nella foresta. Giunsero alle coste del Beleriand, alle Foci del Sirion, solo più tardi — e lì si fermarono per molti anni, prendendo Olwë come loro re. Ossë e Uinen vennero a stare con loro, insegnando loro la scienza del mare e la musica delle acque. Di quell’amicizia, i Teleri portarono il segno per sempre: sarebbero diventati i migliori cantori e marinai tra tutti i Quendi.

Quando Finwë — che era stato grande amico dei Teleri — chiese a Ulmo di portarli finalmente ad Aman, Ulmo accettò e portò loro l’offerta. Ma Ossë, addolorato all’idea della loro partenza, convinse un gruppo a restare sulle coste: i Falathrim, i quali non raggiunsero mai Valinor. Gli altri salirono sull’isola, e Ulmo cominciò a trascinarla verso ovest. Ossë li seguì. Quando l’isola raggiunse la Baia di Eldamar, Ossë chiamò i Teleri — ed essi, udendo la sua voce, supplicarono Ulmo di fermarsi. Ulmo, che aveva egli stesso parlato contro la convocazione dei Quendi nei consigli dei Valar e comprendeva il cuore dei Teleri, acconsentì. L’isola fu radicata ai fondali del mare. Da allora si chiamò Tol Eressëa, l’Isola Solitaria.

 

Finwë e i Valar erano addolorati che i Teleri non fossero venuti. I Teleri, sull’isola, cominciarono a vivere sotto le stelle, con Aman visibile in lontananza ma irraggiungibile. In quell’isolamento il loro linguaggio si differenziò lentamente dal Quenya dei Vanyar e dei Noldor: nacque così il Telerin. E i Valar, desiderando che la luce di Aman arrivasse anche a loro, aprirono una breccia nelle Pelóri — il Calacirya, il Passo della Luce. Da quel varco la radiosità di Valinor raggiunse le rive di Tol Eressëa: le acque tutt’intorno brillarono d’argento e d’oro, e i primi fiori mai fioriti a est delle montagne degli Dei spuntarono su quell’isola di mezzo.

Poi fu piantato sull’isola un germoglio di Galathilion, il Bianco Albero di Tirion — immagine minore di Telperion donata da Yavanna agli Eldar. Il germoglio prosperò e fu chiamato Celeborn. Da Celeborn discese Nimloth, il Bianco Albero di Númenor; da Nimloth, attraverso il ramo salvato da Isildur, il Bianco Albero di Minas Tirith. L’albero più amato della storia di Arda ha le sue radici su quest’isola di mezzo.

 

Dopo molti anni, i cuori dei Teleri si spaccarono tra l’amore del mare e il desiderio di vedere la luce di Valinor e i parenti da cui si erano separati. Ulmo mandò allora Ossë — lo stesso Ossë che li aveva fermati — a insegnar loro a costruire navi. Ossë diede loro anche cigni dalle ali potenti, che trascinarono le bianche navi fino ad Aman. Molti vennero, e videro il reame benedetto; molti si fermarono sulle rive, camminando tra le onde, senza osare andare oltre. Da quella venuta nacque Alqualondë, costruita con le perle trovate in mare, illuminata da lampade, con la porta del porto che era un arco di roccia viva intagliata dal mare.

 

Ælfwine glimpses Valinor, di Janet Georgiou
Ælfwine glimpses Valinor, di Janet Georgiou

Nelle epoche successive, Tol Eressëa divenne il punto di contatto tra i mondi. Quando Eärendil navigò verso Valinor con il Silmaril sulla fronte e Elwing al fianco, la luce della gemma crebbe man mano che si avvicinavano, e mentre passavano l’isola quella luce era già visibile da lontano, come una stella che avanzava sul mare.

 

E più tardi ancora, Tol Eressëa fu il luogo dove il marinaio Eriol e poi Ælfwine d’Inghilterra – approdò per ascoltare le storie degli Elfi degli antichi tempi, ancora tramandate dagli abitanti dell’Isola.

 

Ogni storia che conosciamo è, in qualche misura, una storia raccontata a Tol Eressëa, a qualcuno disposto ad ascoltare.

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