Doriath, c. 500 P.E. – Vivente in Aman presso i Mari Separanti
È forse destino dei Figli di Ilúvatar che la speranza diventi più forte quando più nera appare la notte che ci circonda. E la figura di Elwing, figlia di Dior e di Nimloth, è forse quella che meglio racchiude questo insegnamento.
La sua storia, d’altronde, non è fatta di conquiste, ma di custodia e di fiducia al di là di ogni aspettativa. Perché se il Silmaril giunse infine in Occidente, se Eärendil poté presentarsi davanti ai Valar e se la Guerra d’Ira ebbe inizio, fu anche perché Elwing non lasciò spegnere la luce che le era stata affidata.

Elwing nacque nel Doriath, figlia di Dior Eluchíl, erede di Thingol Mantogrigo, Beren e Lúthien. Fu così chiamata, “Spruzzo di Stelle”, perché venne alla luce in una notte in cui gli astri si riflettevano come schiuma d’argento presso le acque di Lanthir Lamath.
La sua infanzia fu breve, come quella di molti figli del Beleriand. Perché quando suo padre salì al trono di Doriath e accolse il Silmaril tra i tesori del regno, si compì inevitabilmente il destino scritto nel Giuramento dei figli di Fëanor. E non trascorsero tre anni dalla nascita di Elwing, nel 506 della Prima Era, ch’essi attaccarono attaccarono Menegroth, ormai priva della protezione della Cintura. E grande fu la tragedia sotto gli alberi di Neldoreth e Region. Qui Dior e Nimloth caddero, insieme a molti e grandi signori dei Sindar. E i fratelli di Elwing, Eluréd ed Elurín, furono abbandonati a morire nelle selve dai crudeli servitori di Celegorm, che come Caranthir e Curufin suoi fratelli era stato ucciso nello scontro.
Elwing, benché ancora infante, fu aiutata da alcuni fedeli servitori a fuggire verso Sud, portando con sé molti tesori del Doriath, compreso il Silmaril, ancora incastonato nella Nauglamír. Tra di essi, si racconta, vi erano Aranrúth e Narsil, due spade che poi entreranno a far parte dei tesori dei Re di Númenor.
In quella fuga si intravede forse il tratto che più la definisce: non solo il coraggio di sopravvivere, ma la speranza ostinata che qualcosa, della bellezza perduta del Doriath, potesse ancora essere salvato. Giunta alle foci del Sirion, trovò rifugio tra i superstiti dei regni caduti del Beleriand, spigolatura del Doriath, di Nargothrond e di Gondolin. Fu lì che incontrò Eärendil il Marinaio, e con lui si unì, generando Elrond ed Elros, dai quali sarebbero discesi i grandi lignaggi della Seconda e della Terza Era.
Per un breve tempo, ai Porti del Sirion, parve che quella speranza potesse prendere dimora. Troppo provati furono per qualche tempo i quattro restanti figli di Fëanor per tenere fede al proprio giuramento. Ma quando trent’anni del Sole furono trascorsi, nel 538 della Prima Era, essi si sentirono nuovamente forti, e assalirono i Porti per reclamare il Silmaril. Fu il Terzo eccidio di Elfi per mano di Elfi, e non il meno tragico, poiché molti, tra i superstiti di entrambe le stirpi, morirono quel giorno, e grande fu la soddisfazione di Morgoth, che comprese la pienezza della propria vittoria.
Elwing in quel torno di tempo governava da sola i Porti, poiché Eärendil era sulla propria nave, in cerca di tracce del padre Tuor e della via ch’egli avrebbe imboccato per giungere a Occidente. E così, Elwing, piuttosto che consegnare il Silmaril o farsi catturare dagli aggressori, scelse il mare.
Fu un gesto estremo, ma non una resa. Fu forse l’ultimo atto di speranza possibile: affidare sé stessa e il Silmaril alle acque, quando sulla terra non restava più alcuna via, pronunciando forse una preghiera per Ulmo sul ciglio delle labbra, ultima speranza in un giorno disperato.

E Ulmo, Signore delle Acque, rispose.
Come la candida spuma che le dava il nome, Elwing fu sollevata dalle onde e trasformata dal mare in un grande uccello bianco e splendente, in cui il Silmaril riluceva come stella nel suo candido incarnata. E con le Ali che il Vala le diede, ella volò sopra il mare, e lontano dalla costa avvistò Vingilot, con il marito al timone. E fu in quell’incontro insperato e imprevedibile, sospeso tra cielo e mare, che la speranza degli esuli trovò finalmente la sua strada verso Occidente.

Così insieme fecero vela verso Aman, e Eärendil stava sulla prua con il SIlmaril in fronte. E contro ogni aspettativa, oltre i Mari Brumosi e le Isole Incantate, oltre la coltre di nebbia che nasconde le terre immortali, al di là di Eressëa l’Isola Solitaria, specchiarono infine lo sguardo sul Reame Beato, ancorando Vingilot nella baia di Eldamar.
E mentre Eärendil portava la propria ambasceria ai Valar, Elwing non rimase in disparte. Incamminandosi sulla spiaggia di perle giunse ad Alqualondë, ove parlò ai Teleri, suoi lontani parenti per parte di Thingol, raccontando loro la rovina del Beleriand e i patimenti dei propri consanguinei, e dei propri nemici. Fu anche grazie alla sua testimonianza che i Popoli dell’Ovest si mossero contro Morgoth, e che gli Elfi del Mare concessero loro le navi nonostante serbassero ancora memoria del Primo Fratricidio.
Quando i Valar concessero a lei ed Eärendil la scelta del destino, tra Uomini ed Elfi, fu Elwing a decidere. Memore della sorte di Lúthien, scelse la via degli Eldar, e per amore suo anche Eärendil fece lo stesso. Da questa scelta nacque il destino dei Mezzelfi, che avrebbe segnato le Ere successive.
Dopo la Guerra d’Ira, mentre Eärendil fu posto nei cieli a portare la luce del Silmaril come Stella del Mattino, Elwing dimorò presso le coste dei Mari Separanti.

Le fu edificata una bianca torre, e si dice che imparò il linguaggio degli uccelli marini, volando talvolta incontro al marito quando egli faceva ritorno dai suoi viaggi celesti.
Così Elwing rimane, nella memoria degli Eldar, non come una regina o una guerriera, ma come una figura di soglia: colei che attraversò il sangue, la perdita e il mare, portando con sé l’ultima luce del Beleriand.
Perché in lei si manifesta una verità profonda del Legendarium: che non sempre è il potere a cambiare il corso della storia, ma la speranza.
La stessa speranza che ella custodì tra le rovine di Doriath, salvò tra le fiamme dei Porti del Sirion e consegnò infine a Eärendil, perché diventasse, nei cieli di Arda, la Stella dell’Alta Speranza per Elfi e Uomini.
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