Lanthir Lamath, 500 P.E. – c.a. 507 P.E. (morte presunta)
Quello di Eluréd ed Elurín è il destino di molti figli nati in tempo di guerra.
La loro stessa nascita rappresentava una circostanza rara poiché, a quanto è tramandato, gli Eldar tendevano a non sposarsi né a generare prole in tempi incerti, dal momento che la gravidanza era molto gravosa per la madre e comportava un periodo di cura dei figli prima del raggiungimento della maturità. In questo, tuttavia, il peculiare caso della loro famiglia (erano infatti figli di Dior, figlio di Beren e Lúthien), e il fatto che vivessero lontano nell’Ossiriand, hanno entrambi avuto un ruolo nel rendere possibile il loro concepimento e quello della sorella Elwing.
Il loro caso è però doppiamente peculiare perché Eluréd ed Elurín sono anche tra i pochi gemelli nati dalle grandi case degli Eldar, insieme ad Amrod e Amras figli di Fëanor e poi ai loro nipoti Elrond ed Elros.
Una storia breve, quella dei figli di Dior, e una storia tragica, di quelle che le stesse antiche fonti si rifiutano di narrare fino in fondo. Eppure la loro assenza, il vuoto lasciato dalla loro sorte incerta, avrebbe pesato sulla coscienza di un intero casato per il resto della Prima Era.

Elured ed Elurin nacquero a Lanthir Lamath, i primi due figli di Dior Eluchíl e di Nimloth, negli anni in cui i loro nonni Beren e Lúthien vivevano ancora in quella valle nascosta.
I loro nomi portavano già in sé l’eredità del nonno materno Elu Thingol: Eluréd, “Erede di Elu”, rispecchiava il significato del nome stesso del padre, Eluchíl; Elurin significava “Memoria di Elu, Ricordo di Elu” come se, fin dalla nascita, i due fratelli fossero stati concepiti come custodi di un lignaggio da non lasciare estinguere.
Dopo la sconfitta dei Naugrim per opera di Beren e degli Elfi Silvani sull’Aros, Dior condusse la sua famiglia alle Mille Caverne per restaurare il regno del Doriath. Fu un tentativo di rinascita. Glorioso ma breve, come tutte le imprese svolte in quella terra, ormai segnata dal Giuramento.
Non passarono molti anni prima che un messaggero portasse a Dior la Nauglamír, la Collana dei Nani, recando con sé la notizia che Beren e Lúthien erano infine partiti dal mondo. In quella collana era incastonato un Silmaril: la stessa gemma che aveva già causato la morte di innumerevoli Elfi e Uomini, e che ora, di nuovo, richiamava su di sé l’attenzione di chi non poteva dimenticare le parole pronunciate con il padre a Tirion secoli prima.
I figli di Fëanor mossero guerra contro Doriath. Nello scontro che seguì, sia Dior che Nimloth furono uccisi. Elwing, di soli quattro anni, riuscì a fuggire con alcuni Sindar portando con sé il Silmaril, e conservando in quella pietra la speranza per Elfi e Uomini. Ma Eluréd ed Elurin, ancora bambini, furono catturati.
Fu qui che la vicenda dei due gemelli toccò il suo punto più oscuro. I servi di Celegorm, educati alla crudeltà e all’alterigia dal proprio signore, e forse spinti anche dal ricordo dell’umiliazione che il loro padrone patì a causa di Beren e Lúthien molti anni prima, decisero di vendicare la morte del proprio signore, ucciso da Dior in singolar tenzone, nel modo più crudele possibile: presero i due fratelli, allora di sette anni, e li abbandonarono nella foresta, lasciandoli morire di fame.
Le cronache più antiche non concordano sulla sorte ultima dei bambini. Alcune raccontano semplicemente che si perdettero e morirono, vittime innocenti di una guerra che non avevano scelto e non potevano comprendere. Altre tradizioni, più tarde e certamente concepite in un’epoca di maggior speranza per gli Eldar, narrano invece che furono soccorsi da uccelli selvatici, e che in qualche modo trovarono la via del ritorno verso Ossiriand, sopravvivendo in segreto lontano da ogni cronaca ufficiale.
Nessuna delle due versioni offre una vera consolazione. Se morirono, la loro fine resta uno dei crimini più freddi commessi in nome del Giuramento: non contro nemici, non contro rivali in battaglia, ma contro due bambini innocenti, la cui unica colpa, forse, è di essere nati in due famiglie antiche, nobili e riverite come la casa di Thingol e Melian e la stirpe di Bëor, la Prima Casa degli Edain.
E se pure sopravvissero, lo fecero nell’oscurità più totale, senza mai riemergere nella storia che le cronache raccontano, né portare conforto alla sorella e agli altri sopravvissuti.
Fu Maedhros, il maggiore dei figli di Fëanor, a provare per primo un rimorso autentico per quanto era accaduto. Non aveva ordinato l’abbandono dei due bambini, che fu un atto compiuto dai servi di Celegorm, di propria iniziativa, in una vendetta che nessuno tra i fratelli aveva richiesto. E così Maedhros li cercò a lungo nei boschi di Region, senza mai trovarli. E la loro sorte rimase per lui una ferita mai chiusa, un peccato che si aggiungeva a tutti quelli che il Giuramento aveva già causato e dal cui peso cominciava ormai ad essere avvinto al di là di ogni convinzione.
E dunque non è un caso che, decenni più tardi, quando gli stessi figli di Fëanor assalirono le Foci del Sirion – ove si erano rifugiati gli esuli del Doritah, di Gondolin e del Nargothrond – in cerca dell’ultimo Silmaril, Maedhros e Maglor non solo impedirono che i due figli di Elwing Elrond ad Elros venissero uccisi, ma scelsero di prenderli sotto la propria protezione, crescendoli quasi come figli.
Le cronache non lo dicono esplicitamente, ma è difficile non leggere in questo gesto l’ombra di un rimorso antico: come se Maedhros, nel salvare quei due nuovi gemelli di sangue di Thingol, stesse cercando di riscattare ciò che non aveva potuto impedire la prima volta.

Eluréd ed Elurin non hanno un destino da raccontare nel senso pieno del termine: hanno solo una fine sospesa, un’assenza che le cronache stesse non sanno colmare. Eppure la loro storia dice qualcosa di essenziale sul Giuramento di Fëanor e sulle sue conseguenze: che una simile dichiarazione, una volta pronunciata come legge assoluta, non distingue più tra nemici e innocenti, tra chi ha offeso e chi semplicemente si è trovato sulla sua strada.
E troverà sempre, al fianco di coloro che l’hanno pronunciata, qualcuno disposto ad andare oltre ai suoi termini, a mostrarsi più crudele, più violento, più maledetto, al solo scopo di mostrare cieca fede nei propri Signori, nei propri generali, nei propri tiranni. Pensando, forse, di guadagnare rispetto o prestigio, e venendo invece ricordati come il più basso esempio di vita elfica raccontato dalle antiche cronache.
E in tutto questo, Eluréd ed Elurin diventano le vittime più pure di tutta l’Epopea dei Silmaril: bambini che non ereditarono nulla del destino tragico dei loro antenati, se non la tragedia stessa. E nel rimorso di Maedhros, nel suo tentativo tardivo e imperfetto di redimersi salvando altri due bambini simili a loro, si intravede forse l’unica forma di redenzione che il Legendarium concede a una storia altrimenti senza risposta.
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