Huor, di Mia Steingraeber

Dor-Lómin, 444 P.E. – Paludi di Serech, 472 P.E. 

 

«…da te e da me sorgerà una nuova stella. Addio!»
Huor a Turgon, I Figli di Húrin, “La Battaglia delle Lacrime Innumerevoli”

 

Vi sono uomini la cui grandezza non sta solo in ciò che compiono, ma in ciò che rendono possibile: Huor della Casa di Hador visse appena ventotto anni — un soffio, anche per la misura breve degli Uomini — e cadde in una dell più tragiche disfatte della storia degli Eldar e degli Edain. Eppure le sue ultime parole, pronunciate quando già la morte gli era addosso, aprirono uno spiraglio di luce che avrebbe attraversato secoli di oscurità. Huor non vide nulla di ciò che profetizzò. Ma da lui e dal suo sangue venne la speranza che salvò Elfi e Uomini.

 

Huor nacque nel 444 della Prima Era, secondo figlio di Galdor della Casa di Hador, la stirpe che governava il Dor-lómin come vassalla della Casa di Fingolfin. Suo fratello maggiore era Húrin, e tra i due c’era un amore profondo: da giovani furono raramente separati, e secondo l’usanza degli Uomini del Nord furono entrambi mandati a vivere nel Brethil come figli adottivi dello zio Haldir.

I due fratelli erano diversi nella stazza e simili nell’ardore. Huor, in particolare, crebbe straordinariamente alto: a soli tredici anni era già della statura della maggior parte degli uomini adulti del suo popolo. Ma ciò che li accomunava era un’irruenza indomabile, l’incapacità di restare fermi mentre il nemico premeva ai confini.

 

Nel 455 la Dagor Bragollach, la Battaglia della Fiamma Improvvisa, spezzò l’Assedio di Angband e travolse le terre del Nord. Hador Chiomadoro, nonno dei due fratelli perì, Galdor divenne Signore del Dor-lómin, e poco dopo Fingolfin cadde in duello contro Morgoth stesso. Con le difese infrante, gli Orchi cominciarono a sciamare verso sud insidiando i confini del Brethil, e Húrin e Huor andavano spesso a combatterli insieme agli Uomini di quella terra.

 

Húrin e Huor giungono a Gondolin, di Alan Lee
Húrin e Huor giungono a Gondolindi Alan Lee

Fu nel 458 che accadde un evento poi destinato a cambiare le sorti del mondo. Huor aveva appena tredici anni, quando una legione di Orchi discese lungo il Sirion e la compagnia di esploratori di cui i due fratelli facevano parte fu sorpresa e dispersa. Inseguiti fino al guado del Brithiach, sarebbero stati catturati o uccisi se non fosse stato per una nebbia improvvisa — si dice, sollevata da Ulmo stesso — che li nascose e permise loro di fuggire verso il Dimbar.

 

Lì, smarriti tra le colline sotto il Crissaegrim, furono avvistati da Thorondor, il Re delle Aquile, che inviò due dei suoi a portarli oltre le montagne, fino alla città nascosta di Gondolin, che nessun Uomo aveva mai visto prima.

 

Turgon, re di Gondolin e figlio di Fingolfin, accolse i fratelli con benevolenza. Il loro antenato Hador era stato un Amico degli Elfi, e Ulmo aveva consigliato a Turgon di trattare con gentilezza la sua casa, perché da essa sarebbe venuto grande aiuto nell’ora del bisogno. Così Húrin e Huor dimorarono come ospiti a Gondolin per quasi un anno, e il re prese a parlare spesso con loro, sviluppando un affetto sincero.

 

Turgon avrebbe voluto trattenerli: per amore, ma anche perché obbligato. Le leggi di Gondolin erano inflessibili: nessuno che fosse entrato nella città poteva lasciarla, finché il re stesso non avesse aperto le sue cinte. Ma Húrin e Huor, con il tempo breve di speranza e forza concesso agli Uomini, desideravano tornare al loro popolo, condividerne le guerre e i dolori. Argomentarono inoltre di non conoscere la via per Gondolin, essendo stati portati in volo, mentre per misericordia avevano gli occhi velati.

Turgon ne fu addolorato, ma cedette. Concesse loro di andarsene come erano venuti, in volo, se le Aquile fossero state disposte a portarli.

 

Non tutti, a Gondolin, gradirono questa decisione. Maeglin, nipote del re, non amava la stirpe degli Uomini, e mal sopportava che Turgon mostrasse loro un simile favore. Prima di partire, i due fratelli giurarono solennemente di non rivelare mai i piani di Turgon e di tenere segreto tutto ciò che avevano visto. Le Aquile li portarono via di notte e li deposero nel Dor-lómin all’alba. I loro parenti, che li credevano catturati o morti, gioirono del loro ritorno; ma quando furono interrogati, i fratelli vollero dire soltanto di essere stati salvati dalle Aquile. Molti, tuttavia, intuirono la verità, perché le Aquile e il giuramento di silenzio indicavano Turgon, e la voce della loro strana sorte giunse infine anche alle orecchie dei servi di Morgoth.

 

Rian e Huor, di Marya Filatova
Rian e Huordi Marya Filatova

Negli anni che seguirono, Huor combatté al fianco del fratello nelle guerre del Nord. Nel 472, nei primi giorni di primavera, sposò Rían, figlia di Belegund della Casa di Bëor. Concepirono presto un figlio, che Huor chiamò Tuor ancora prima della sua nascita. Ma due mesi dopo le nozze giunse la chiamata alle armi: Maedhros aveva radunato una grande alleanza contro Morgoth, e Huor e Húrin marciarono via nell’esercito di Fingon. Huor non avrebbe mai visto suo figlio.

 

La battaglia — la Nirnaeth Arnoediad, le Lacrime Innumerevoli — fu un disastro. Le forze di Morgoth spezzarono gli eserciti di Elfi e Uomini. E questo nonostante senza preavviso e senza che fosse stato spronato a farlo, Turgon stesso era giunto, aprendo le porte di Gondolin per combattere a fianco del fratello Fingon. E quando tutto fu perduto, furono Húrin e Huor a stringersi attorno a lui, esortandolo a ritirarsi: come ultimo della Casa di Fingolfin, in Turgon riposava l’ultima speranza degli Eldar.

Fu allora che Huor pronunciò le parole destinate a non essere dimenticate. Con gli occhi della morte già su di sé, profetizzò che da lui e da Turgon sarebbe sorta una nuova stella. Maeglin, che stava accanto al re, udì quelle parole e non le dimenticò — ma per ragioni assai diverse da quelle che Huor poteva immaginare.

 

L'ultima resistenza di Húrin, di Pete Amachree
L’ultima resistenza di Húrindi Pete Amachree

Mentre Turgon si ritirava, gli Uomini del Dor-lómin si offrirono come retroguardia, come Húrin e Huor avevano voluto. Non desideravano fuggire dalle loro terre: se non potevano riconquistare le loro case, sarebbero rimasti fino alla fine. Turgon passò attraverso la guardia dei due fratelli e discese lungo il Sirion, mettendosi in salvo.

 

Húrin e Huor, intanto, raccolsero ciò che restava della Casa di Hador e si ritirarono passo dopo passo, fino a tenere il torrente Rivil davanti a sé, oltre la Palude di Serech. Lì gli eserciti di Angband caddero in numero tale da colmare il torrente con i loro morti — ma riuscirono comunque ad attraversare e ad accerchiare gli Uomini del Dor-lómin. Al calare del sole, Huor fu colpito a un occhio da una freccia avvelenata, e cadde mentre i suoi uomini morivano attorno a lui.

 

Gli Orchi mozzarono loro le teste e le ammucchiarono come un cumulo d’oro — e i resti dei caduti furono poi raccolti nella grande Collina degli Uccisi, l’Haudh-en-Ndengin, che si levò solitaria nel deserto di Anfauglith. Unico a combattere rimase il fratello Húrin, armato di una grossa ascia, fino a che non fu catturato vivo per ordine di Morgoth, e destinato ad altro ancor più tragico destino.

Huor aveva ventotto anni.

 

La profezia di Huor si compì, ma per vie tortuose e dolorose. Suo figlio Tuor, nato dopo la sua morte, sarebbe stato condotto proprio a Gondolin, anni dopo, per portarvi l’avvertimento di Ulmo. Lì avrebbe sposato Idril, figlia di Turgon — e così le due stirpi che Huor aveva nominato, la sua e quella del re, si unirono davvero. Dal loro amore nacque Eärendil, il Marinaio, che avrebbe attraversato il mare con un Silmaril alla fronte per implorare l’aiuto dei Valar. E quel Silmaril, posto nei cieli, divenne letteralmente la nuova stella, che sarà poi chiamata Gil-Estel, la Stella della Speranza, che Huor aveva annunciato con gli occhi della morte.

 

Húrin e Huor, di dakkun39
Húrin e Huordi dakkun39

C’è qualcosa di profondamente umano nella storia di Huor. Non visse abbastanza per vedere suo figlio, né per assistere al compimento di ciò che aveva profetizzato. Scelse consapevolmente la morte come retroguardia, perché un altro potesse vivere e custodire una speranza che era anche sua, per quanto non avrebbe potuto goderne.

 

Ma è questo il destino degli Uomini mortali, come qualcuno ripeté molti secoli dopo, in una Terra di Mezzo profondamente cambiata: il nostro compito è mantenere i terreni fertili per coloro che verranno dopo, così che possa goderne nei giorni di felicità, molto tempo dopo la fine della nostra Storia.

Huor non vide la stella sorgere. Ma essa sorse grazie a lui.

 

 

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