Aegnor, di Elena Kukanova

Tirion, prima del 1362 A.A. – Dorthonion, 455 P.E.

 

La storia di Aegnor, la fiamma intensa, signore del Dorthonion, amico degli Uomini, è la storia di un amore incompiuto. Non perché manchi la passione, ma perché anch’essa, in un Eldar di Valinor quale lui era, veniva temperata da saggezza, lucidità, e rispetto.

Terzo figlio di Finarfin, Aegnor è ricordato come uno dei guerrieri più valorosi dei Noldor in esilio, un signore dagli occhi di fuoco, sentinella nel Nord del Beleriand contro l’ombra di Morgoth.

E, al contempo, come colui che una sera d’estate, sulla riva di lago, osservò il volto di una donna mortale riflesso nell’acqua, e compreso che lo avrebbe ricordato per sempre.

 

E questa ambivalente esistenza, forse, era già scritta nel suo nome. Il nome datogli dalla madre in Quenya è Aikanáro, “Tremenda Fiamma”. Un nome che si rivelò profetico, di quelli che le madri eldarin davano talvolta con preveggenza, e che si compì nella ferocia con cui combatté ai confini settentrionali di Beleriand. Un natura sottolineata anche dal suo nome paterno Ambaráto, “Alto Campione”. Aegnor scelse di tradurre in Sindarin il nome-materno, non quello paterno: scelse cioè di farsi chiamare con il nome che parlava della sua passione, più che del suo lignaggio.

In Sindarin il nome diventa Aegnor, “Fiamma Acuta”: non più solo spaventosa, ma tagliente, precisa, dolorosa. Una fiamma che ferisce chi tocca e chi è toccato.

Aegnor nacque a Tirion, nel Meriggio di Valinor, in un tempo che ai suoi occhi sarebbe poi apparso come un sogno lontanissimo. Quando Fëanor parlò ai Noldor per chiamarli all’esilio, Aegnor, come il fratello Angrod, fu mosso dalle sue parole, pur senza rinnegare il padre Finarfin. E così, insieme a Finrod e Galadriel, seguirono la schiera di Fingolfin nella Marcia attraverso l’Helcaraxë, il Ghiaccio Stridente.

 

Consiglio a Mithrim, di Elena Kukanova
Consiglio a Mithrimdi Elena Kukanova

Giunto nel Beleriand, Aegnor ricevette insieme ad Angrod il governo delle alture settentrionali di Dorthonion, vassalli di Finrod loro fratello. Era una posizione di osservazione e guarnigione: dalle loro terre si vedevano in lontananza le cime di Thangorodrim, le tre torri nere che Morgoth aveva eretto sopra Angband. Per molti anni, durante l’Assedio seguito alla Dagor Aglareb, mantennero quella linea di difesa.

 

Ma Aegnor, come Finrod, non si illudeva. Sapeva che l’Assedio non avrebbe retto per sempre. Quando Fingolfin meditò un assalto preventivo contro Morgoth, Aegnor e Angrod furono tra i pochi capitani Noldor a sostenerlo: vivendo a portata d’occhio del nemico, vivevano quotidianamente ciò che gli altri, lontani e sicuri, non riuscivano a vedere. Il loro consiglio andò così inascoltato.

 

Aegnor e Andreth, di Elena Kukanova
Aegnor e Andrethdi Elena Kukanova

In quegli anni di vigilanza, mentre gli Edain giunti da Est stringevano alleanza con gli Elfi e venivano accolti come amici nelle terre dei Noldor, Aegnor incontrò Andreth, sapiente della Casa di Bëor, donna di grande intelligenza e di parola ferma. Era la casa di Bëor particolarmente legata a quella di Finarfin perché fu Finrod a incontrare i primi Secondinati giunti nel Beleriand. Era Andreth parte della quarta generazione che seguì l’arrivo nel Beleriand, ed era saggia ed esperta di tradizioni: una di quelle figure femminili dei popoli mortali capaci di custodire una sapienza diversa da quella degli Elfi. Più breve, ma forse proprio per questo più tagliente e più importante.

 

Grande fu l’amore che nacque tra di loro. Ma un amore inatteso, mai avvenuto e dal destino incerto. E così Aegnor, la grande fiamma, scelse di non ardere e di allontanarsi, rinunciando al sogno di fuggire con lei lontano da guerre e Signori Oscuri. Ma troppo grande era il rispetto per i propri parenti e compagni di esilio, per prendere una simile decisione.

 

La stella nei suoi capelli, di Elena Kukanova
La stella nei suoi capellidi Elena Kukanova

La rinuncia di Aegnor è uno dei passaggi più dolenti e stuggenti riportati nelle antiche cronache, e lungamente dibattuto nell’Athrabeth Finrod ah Andreth, il dialogo che Finrod conduce con la stessa Andreth dopo che il tempo del loro amore è ormai passato. Una conversazione straordinaria, dove la differenza ontologica tra Elfi e Uomini — la mortalità, la memoria, il destino oltre il mondo — viene affrontata in profondità.

 

Le ragioni della rinuncia, come Finrod spiega ad Andreth, sono molte e tutte vere insieme. Gli Eldar consideravano grave separarsi durante la gestazione di un figlio o nei primi anni dell’infanzia, e per questo evitavano di sposarsi in tempo di guerra: e quello in cui vivevano era tempo di guerra, d’un conflitto i cui esiti apparivano lontani e incerti. Un matrimonio tra Elfo e Uomo, poi, era cosa rara, e si riteneva fosse riservata a qualche alto disegno del Fato (come avvenne per Beren e Lúthien e Idril e Tuor) e in ogni caso destinato a finire — nel migliore dei casi — con la morte di lei mentre lui restava giovane. Aegnor avrebbe dovuto assistere all’invecchiamento di Andreth restando egli stesso immutato: e questa, agli occhi di un Eldar, era una crudeltà che non si poteva infliggere all’amata.

 

L'ultimo incontro di Andreth e Finrod , di Elena Kukanova
L’ultimo incontro di Andreth e Finroddi Elena Kukanova

Ma c’è una ragione ancora più sottile, e tipicamente elfica. La vita e l’amore degli Eldar vivono molto nella memoria. Per un Elfo è meglio una memoria bella e incompiuta che una memoria che si trascina fino a una fine dolorosa. Aegnor scelse dunque di ricordare Andreth nel sole del mattino, e in quell’ultima sera presso le acque del lago Aeluin, quando vide il suo volto riflesso nell’acqua con una stella impigliata nei capelli. Quella immagine sarebbe stata il suo tesoro per sempre.

 

Per amore suo, Aegnor non avrebbe mai sposato alcuna donna del proprio popolo. Sarebbe vissuto solo fino alla fine. E, racconta Finrod ad Andreth grazie alle capacità profetiche degli Eldar, oltre la morte sarebbe rimasto nelle Aule di Mandos fino al compimento di Arda, senza tornare mai in un mondo le cui regole l’avevano costretto a rinunciare al compimento della propria felicità.

 

Guarda il nostro format “Echi di Ainulindalë” dedicato all’Athrabeth:

 

 

Pochi anni trascorsero da quella conversazione, che Morgoth ruppe l’Assedio di Angband con la Dagor Bragollach, la Battaglia della Fiamma Improvvisa. Nel 455 della Prima Era i fuochi che eruppero da Thangorodrim incenerirono l’Ard-galen e travolsero le linee dei Noldor. Aegnor e Angrod, sentinelle del nord, furono tra i primi a essere investiti dall’onda nemica. Caddero entrambi in quella battaglia, difendendo le alture che avevano custodito per quasi quattrocento anni.

 

Dagor Bragollach, di Elena Kukanova
Dagor Bragollachdi Elena Kukanova

Aegnor morì come aveva vissuto: senza essersi sposato, senza aver generato figli, senza aver dichiarato fino in fondo le sue intenzioni ad Andreth. E lì, su quelle terre che bruciavano, anche la sua Fiamma Intensa si spense, dedicando l’ultimo coraggio a una disperata resistenza.

Andreth gli sopravvisse di poco, e morì anch’essa nei giorni amari che seguirono la Bragollach.

Ma il suo nome resta legato a quello di Aegnor in una delle più belle storie d’amore che ci sono giunte dai tempi antichi, capace di interrogarci sul destino degli Eldar, degli Edain, e sull’imperscrutabile volontà di Eru al di là delle Cerchie del Mondo.

 

Aegnor è una figura che insegna molto su Arda e sui Figli di Ilúvatar. Ci insegna che la rinuncia, in Arda, non è quasi mai un atto di vigliaccheria, o di freddezza. È invece spesso il momento in cui, con maggior pienezza, una persona riconosce il proprio ruolo nel mondo anziché forzarne le regole per soddisfare le proprie passioni e i propri desideri.

In quest’ottica, la rinuncia diventa una forma più alta dell’amore, quella che preferisce custodire l’altro in una memoria intatta piuttosto che condurlo a una fine dolorosa. È un’etica elfica, certo, e Andreth stessa la contesta nel suo dialogo con Finrod, perché agli Uomini sembra che gli Elfi non capiscano l’urgenza di chi sa di dover morire, e la fame di un cuore che sente già il tempo chiudersi avanti a sé.

 

Dorthonion. di Elena Kukanova
Dorthonion. di Elena Kukanova

 

Aegnor era un Eldar, e così scelse. Non una decisione fredda, ma ardente e bruciante come tutto in lui. Ed egli solo si consumò a questo calore. Senza mai dimenticare quella sera sul lago Aeluin, quando una stella sembrava essersi impigliata nei capelli di Andreth.

 

 

 

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