Valinor, 1.230 A.A. – Vivente in Valinor
Vi è una figura, tra i grandi Eldar delle Antiche Cronache, che è ricordata non per le imprese che li portarono lontano, ma per aver scelto di fermarsi.
E a ben vedere, l’intera vita di Finarfin, ultimo figlio di Finwë e Indis, ci pone di fronte a un interrogativo: cosa pesa di più sull’animo di un grande Eldar? Rifiutare le leggi che definiscono il loro stare al mondo, e il rispetto delle alte leggi dei Valar, o le decisioni dei membri della propria stirpe, per quanto folli o estreme esse possano apparire?

La domanda è lecita. Perché uno solo tra i figli di Finwë ha marciato sotto gli stendardi dei Valar e combattuto nella Guerra d’Ira, e uno solo di loro ha infine riportato la vittoria nella guerra che Fëanor dichiarò a Morgoth quel giorno sulla collina di Ezellohar, e fu proprio Finarfin di Tirion. Nella Seconda Era, fu dalla sua Casa che generò Ereinion Gil-Galad, Ultimo Alto Re dei Noldor in esilio. E nella Terza, fu sua figlia a conservare la memoria degli Eldar, conforto e sprone per i Figli di Ilúvatar nella lotta contro Sauron.
Ma questo destino, forse, era già scritto nei capitoli precedenti della sua vita.
Finarfin nacque nella luce degli Anni degli Alberi, in un tempo in cui i Noldor vivevano ancora nella loro più alta fioritura. Fu in quel tempo, infatti, che essi raggiusero l’apice del proprio sapere e delle proprie capacità manuali. Come detto, Finarfin fu il terzo dei figli di Finwë. E a differenza del fratello Fingolfin, in lui si rifletteva l’eredità dei Vanyar, il popolo della madre Indis: capelli d’oro, animo mite, devozione per i Valar.
Non era privo di forza o di nobiltà, perché tale era tutta la stirpe di Finwë, ma la sua grandezza si esprimeva in una forma diversa. Non nell’impeto, ma nell’equilibrio.
Fin dalla giovinezza rimase lontano dalle tensioni che attraversavano la sua casa. La rivalità tra Fëanor e Fingolfin non lo coinvolse mai davvero, e Finarfin cercò piuttosto altrove la propria misura, spingendosi verso il mare, e i Teleri che dimoravano ad Alqualondë.
Imparò la loro lingua, che già durante il Grande Viaggio era mutata, ne condivise l’indole, e infine sposò Eärwen, figlia di Olwë, Re di Alqualondë, realizzando anche dinasticamente l’unione tra i grandi popoli degli Eldar: e i loro figli furono così nipoti di una Vanya e di un Noldo, e figli di un Noldo e una fanciulla Teler. Ed essi furono destinati a segnare la storia della Terra di Mezzo: Finrod, Angrod, Aegnor e Galadriel.
Ma nonostante la sua pacatezza, anche la sua vita fu travolta dagli eventi che seguirono l’Oscuramento di Valinor.
Quando Melkor distrusse i Due Alberi, uccise Finwë e rubò i Silmaril, il dolore e la collera si diffusero tra i Noldor come un incendio. Fëanor levò la sua voce, e molti furono trascinati dal suo ardore.
Finarfin tentò di opporsi. Invitò alla prudenza, alla riflessione, alla fedeltà verso i Valar. Ma la sua voce fu sommersa, anche da quella del fratello maggiore Fingolfin, che considerava proprio dovere la vendetta per la morte del Padre, e il controllo sulle escandescenze di Fëanor. Così la maggioranza scelse di partire.
Con riluttanza, anche Finarfin li seguì. La fedeltà alla sua stirpe, al suo sangue, ai suoi figli che non volevano separarsi dagli altri Noldor ebbe la meglio.
Ma lungo quella via egli vide proprio i membri della propria stirpe alzare la spada contro il popolo di sua moglie, massacrando i Marinai per sottrarre loro le navi dei Cigni, quando il porto di Alqualondë si tinse di sangue. E per quanto lui e i suoi figli si batterono con onore dalla parte dei Teleri, cercando di fermare la follia istigata dai fëanoriani, pure non potè impedire che il primo eccidio si compisse.

E non passò molto tempo, nella tormentata via che presero verso Nord, prima che sulle coste di Araman si levasse la voce di Mandos, pronunciando la loro condanna: il Destino dei Noldor. Posti di fronte all’ultima scelta, la maggior parte di loro scelse di proseguire, imboccando una via fatta di gloria e onore, ma lastricata di sangue e dolore. E pochi, tra coloro che partirono, videro la fine della Prima Era.

Finarfin, invece, scelse di tornare indietro. Troppi erano per lui tre tradimenti: verso le alleanze, verso gli affetti, e infine anche verso il volere dei Valar. Così si accommiatò dai figli, e con una piccola schiera si fermò a osservare la marcia dei Noldor guidati dal fratello Fingolfin, prima di riprendere la strada verso Sud.
E dopo aver chiesto il perdono dei Valar, essi gli affidarono la guida dei Noldor rimasti. E da allora Finarfin regnò su Tirion. E ce lo immaginiamo in attesa, con lo sguardo volto verso Est, nella speranza che una notizia giungesse dalla Terra di Mezzo, o che i Valar considerassero espiate le colpe dei propri fratelli.
E un giorno, quasi seicento anni del Sole dopo la partenza dei Noldor, un viaggiatore infine giunse. Ed era egli il figlio di Idril, figlia di Turgon suo nipote, che parlò di fronte al consesso dei Valar come ambasciatore degli Elfi e degli Uomini che Finarfin non aveva ancora conosciuto.

E così, alla fine della Prima Era, i Valar accolsero la loro supplica, e scatenarono contro Morgoth quella che fu poi nota come Guerra d’Ira. E anche Finarfin prese parte alla spedizione dei Valar, guidando i Noldor di Aman nella battaglia che pose fine all’Oscurità del Nord.
E così Finarfin non fu estraneo alla lotta, ma vi giunse per una via diversa, in accordo con il volere delle Potenze che mai avevano cessato, perfino di fronte all’Eccidio e alla Fuga, di rivolgere i propri pensieri ai Noldor in esilio. In questo, Finarfin è colui che ha compreso.

In una famiglia segnata dall’orgoglio, dall’onore e della sete di gloria, Finarfin rappresenta un’altra forma di grandezza: quella di chi sa riconoscere un limite e scegliere di non oltrepassarlo.
E oggi, egli cammina sotto gli alberi di Eldamar con il figlio Finrod il Beneamato. Dalle cui sponde, forse, un giorno osservò il ritorno di sua figlia Galadriel, che ricompariva a Ovest al termine della Terza Era.
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