Númenor, 3.219 S.E. – Mordor, 3.440 S.E.

Se una nave avesse disceso l’Anduin nella tarda Terza Era, approssimandosi a Nen Hithoel e alle cascate di Rauros, si sarebbe trovata al cospetto dei maestosi colossi degli Argonath, le due grandi figure erette da Rómendacil II a segnare il confine settentrionale del Regno di Gondor, in memoria dei suoi fondatori. E siamo portati a credere che i viaggiatori su quella nave avrebbero più a lungo indugiato su una delle due, quella raffigurante Isildur figlio di Elendil, la cui vicenda, pur lontana nel tempo, era ancora nota a molti. E guardando all’altro monumento, forse si sarebbero limitati a dire: ecco Anárion, fratello minore di Isildur, caduto nella guerra contro Sauron.
Ma così facendo avrebbero omesso di rendere il giusto tributo a colui che Gondor, oltre ad averla fondata, l’aveva difesa.
Insieme al fratello, egli fu infatti fondatore di Gondor, ma fu soprattutto colui che ne rese possibile la sopravvivenza nei suoi anni più fragili, quando il nuovo regno dei Dúnedain del Sud non era ancora una potenza consolidata, ma una frontiera esposta all’urto di Mordor. Se Isildur ne custodì la memoria e l’eredità di Númenor, Anárion fu colui che ne difese le mura e il popolo, guadagnando il tempo necessario alla creazione dell’Ultima Alleanza tra Elfi e Uomini.

Tra i grandi Dúnedain che scamparono alla rovina di Númenor, Anárion occupa un posto che merita di essere approfondito.
Fu figlio di Elendil e fratello di Isildur, e con loro appartenne al partito dei Fedeli, quella minoranza númenóreana che, pur stretta dalla persecuzione di Ar-Pharazôn e dall’influsso di Sauron, continuava a serbare memoria dell’antica alleanza con gli Eldar e a onorare i Valar e le tradizioni dei padri.
Quando il re, sobillato da Sauron e accecato dalla superbia, mosse guerra contro Aman nel tentativo di strappare ai Valar l’immortalità, Númenor fu trascinata nella rovina.

Elendil e i suoi organizzarono la fuga, e nove navi lasciarono l’isola: quattro sotto Elendil, tre sotto Isildur e due sotto Anárion. L’Akallabêth travolse la terra dei Dúnedain, e il mare si richiuse sopra la gloria e il peccato di Númenor, generando una grande onda che disperse la flotta dei superstiti.
Elendil approdò nel Nord, presso le coste del Lindon, dove avrebbe fondato Arnor. Isildur e Anárion invece giunsero a Sud, alle foci dell’Anduin, ove molte erano ancora le colonie di Númenor.
I due fratelli, scampati alla grande rovina, posero allora le fondamenta del regno che sarebbe diventato Gondor.
Nel 3320 della Seconda Era Isildur e Anárion stabilirono la loro capitale a Osgiliath, la cittadella costruita sul Grande Fiume, dove i due troni sedevano affiancati nella grande sala reale, a rappresentare la comune sovranità dei figli di Elendil. Ma già da questa fase si delineò una distinzione significativa nelle loro sedi e, in certo modo, nelle loro funzioni. Isildur fondò Minas Ithil ai piedi degli Ephel Dúath, sul confine orientale più vicino a Mordor, a presidiare il luogo ove sapevano che Sauron sarebbe tornato.
Anárion invece stabilì la propria dimora a Minas Anor, ai piedi del Mindolluin, sul versante occidentale del nuovo regno, mentre Gondor si radicava rapidamente nei territori circostanti, rafforzando il legame con Pelargir a Sud.
In questo ordinamento si può già intravedere qualcosa della sua statura storica. Fu soprattutto Anárion a imprimere stabilità al nuovo reame, a reggerne la crescita, a partecipare in prima persona alla sua organizzazione e difesa.
Quest’opera di consolidamento sarebbe stata presto messa alla prova. Perché quando Sauron tornò a rivelarsi e ricominciò a ricostruire la propria forza, Gondor divenne il primo grande baluardo sulla linea del suo ritorno. Nel 3429 della Seconda Era l’Oscuro Signore mosse guerra al nuovo reame dei Dúnedain e sferrò un attacco che travolse completamente le difese di Minas Ithil. Isildur fu costretto ad abbandonare la città, e con la propria famiglia fuggì verso Nord per chiedere aiuto a Elendil, affidando al fratello una missione: le difese dovevano reggere fino al loro ritorno.
E così in effetti fu.
Perché negli anni che seguirono, mentre Isildur cercava nel Nord la saldatura con Arnor e con le forze che avrebbero dato origine all’Ultima Alleanza, fu Anárion a sostenere da solo il peso immediato della guerra nel Sud. Ancora grande era allora la forza degli Uomini dell’Ovest, e molto erano cresciuti anche gli Uomini della Terra di Mezzo che avevano stretto alleanza con loro.
Anárion e il suo popolo difesero Osgiliath, impedendo che Gondor venisse invasa e garantendo a Elendil e Gil-galad un terreno di battaglia più favorevole. E tale fu il loro impatto che, si racconta, le forze di Sauron dovettero ripiegare verso le montagne, e lungo tempo passò prima che potesse schierare una forza sufficiente a contrastare le armate del Nord.
Se vi fu il tempo necessario perché Elendil, Isildur e Gil-galad formassero l’Ultima Alleanza e marciassero a Sud, lo si dovette in larga parte alla capacità di Anárion di reggere l’urto.

Quando infine giunsero da Nord Elendil, Isildur, gli eserciti di Arnor e le schiere di Gil-galad, l’opera di Anárion non era compiuta, ma Gondor era ancora in piedi. Le forze del Sud poterono così unirsi a quelle del Nord e degli Eldar, e marciare contro Sauron nella grande campagna che culminò nella Battaglia di Dagorlad e nell’assedio di Barad-dûr.
Anárion prese parte a questa guerra da protagonista. Guidò l’esercito di Gondor nella pianura tra Cirith Gorgor e le Paludi Morte e combatté accanto agli eserciti dell’Alleanza nell’ultimo grande capitolo della Seconda Era.
Ma il suo valore non gli permise di vedere la fine della guerra. Nel 3440, durante l’assedio di Barad-dûr, trovò la morte colpito da un proiettile scagliato dall’alto, o da una pietra precipitata dalle difese della Torre Oscura, secondo la diversa forma in cui la tradizione ha tramandato l’evento. Morì dunque sotto le mura stesse del nemico, al culmine della guerra contro Sauron, al comando dei propri uomini.
La sua morte segnò un momento cruciale non solo sul piano umano, ma anche su quello politico. Con Anárion cadeva uno dei due fondatori di Gondor, e Isildur rimase così unico erede maschile del padre e unico sovrano superstite della casa regnante, fino alla successiva tragedia dei Campi Iridati.
Ma l’eredità di Anárion non si esaurì con la sua caduta. Dopo la morte di Elendil e la sconfitta di Sauron, Isildur assunse il dominio del Reame riunito, ma non per molto. Quando partì verso Nord per cingere l’Elendilmir ad Arnor, affidò Gondor al nipote Meneldil, figlio del fratello, che si dice fosse ben lieto di vedere partire lo zio e i suoi figli.
E come altrove è narrato, pochi mesi dopo anche Isildur cadde ai Campi Iridati, e il figlio di Anárion divenne il primo re indipendente di Gondor, dando inizio al progressivo allontanamento tra i due regni dei Dúnedain.
Da Meneldil discesero tutti i sovrani della Linea di Anárion, che avrebbe retto il Regno del Sud fino a Eärnur, ultimo re della stirpe. E anche dopo l’estinzione della linea regale, quando i Sovrintendenti cominciarono a governare “in nome della Casa di Anárion”, era ancora a lui che guardavano come capostipite.
E forse, guardando nuovamente gli Argonath, quel viaggiatore si sarebbe rivolto diversamente all’effigie di Anárion.
Il re che difese Gondor, e i cui eredi ne conservarono le redini, con i Re e poi con i Sovrintendenti, fino all’arrivo dell’erede del fratello, che strinse con Faramir, Principe dell’Ithilien della Casa di Anárion, la nuova alleanza che riunì le due stirpi.





