Thráin figlio di Thrór, di Fabio Leone

Thráin figlio di Thrórdi Fabio Leone

Erebor, 2.644 T.E. – Dol Guldur, 2.850 T.E.

 

Il principe di Erebor

In breve Thráin nacque principe di una montagna e morì prigioniero in un pozzo. In mezzo ci furono un drago, un padre massacrato, una guerra e un viaggio finito nel buio. Era il padre di Thorin Scudodiquercia e il penultimo portatore dell’Anello dei Nani. Quando fu preso, nascondeva due oggetti che avrebbero portato la sua stirpe a Erebor.

Thráin nacque a Erebor nel 2644 della Terza Era, figlio di Thrór, Re sotto la Montagna. Crebbe negli anni migliori del regno: Thrór aveva rifondato Erebor nel 2590, e l’Arkengemma, la gemma raccolta dal suo avo Thráin I, splendeva ancora nelle sale. I figli di Thráin nacquero in quella ricchezza: Thorin nel 2746, Frerin nel 2751, Dís nel 2760.

Nel 2770 Smaug scese sulla Montagna. Thrór e Thráin riuscirono a fuggire dalla porta segreta, la stessa che la mappa avrebbe poi indicato. Thorin si trovava fuori e si salvò. Per vent’anni la famiglia vagò senza una casa, fino ai confini del Dunland. Thrór, «vecchio, povero e disperato», come lo descrive l’Appendice A, diventò un re che non regnava più su nessuno.

 

Il re senza padre

Nel 2790 Thrór diede a Thráin l’ultimo dei Sette Anelli dei Nani, con parole amare: avrebbe potuto essere la base di una nuova fortuna, ma ci voleva oro per generare oro. Poi partì per Moria accompagnato da un solo compagno, Nár. Voleva rivedere la patria dei suoi avi. Alla Porta Orientale incontrò Azog, l’Orco che governava Moria. Azog lo uccise e marchiò il proprio nome sulla fronte del Re, per umiliare ciò che restava del Popolo di Durin.

Thráin, divenuto sovrano del Popolo di Durin, restò sette giorni in silenzio. Poi si alzò e disse che non si poteva sopportare un simile oltraggio. Così, i Nani di tutte le sette stirpi si radunarono, dando inizio alla Guerra dei Nani e degli Orchi.

Azanulbizar

La guerra durò sei anni. I Nani saccheggiarono una dopo l’altra le roccaforti degli Orchi sulle Montagne Nebbiose, e nel 2799 si ritrovarono davanti alla Porta Orientale di Moria, nella piana di Azanulbizar. Fu una delle battaglie più sanguinose della Terza Era. Thráin guidò il primo assalto, che fu respinto. Caddero Frerin, suo figlio minore, e Fundin padre di Balin e Dwalin. Thorin si guadagnò il soprannome di Scudodiquercia. Azog uccise Náin e fu a sua volta ucciso da Dáin Piediferro.

Thráin perse un occhio e restò ferito a una gamba. Voleva entrare a Moria, ma Dáin, che aveva intravisto oltre la soglia il Flagello di Durin, lo dissuase. I Nani bruciarono i loro morti. Avevano vendicato Thrór, ma non avevano riconquistato la loro casa.

 

Gli Ered Luin

Dal 2802 Thráin e Thorin si stabilirono nella parte meridionale degli Ered Luin, oltre la Contea. Per quasi quarant’anni la vita fu modesta: si forgiava soprattutto ferro, perché l’Anello, come aveva detto Thrór, aveva bisogno di oro per generare oro, e di oro non ce n’era. L’Appendice A annota che Thráin diventò inquieto e scontento, con la brama d’oro sempre in mente, «forse in parte per la malizia dell’Anello».

Un dettaglio, nella versione più antica di «La ricerca di Erebor», fa riflettere: Thorin non possedeva alcun Anello, e per questo forse sembrava contento di restare nell’Eriador. Nel padre l’inquietudine cresceva, nel figlio no.

 

Il viaggio del 2841

Il 21 aprile 2841 Thráin partì con Balin, Dwalin e pochi altri. Non disse a Thorin dove andava: voleva tornare a Erebor. La compagnia fu seguita lungo tutto il cammino da lupi, Orchi e uccelli malvagi, mandati da qualcuno che sapeva dell’Anello.

Nel 2845, oltre l’Anduin, una notte di pioggia nera li colse ai margini di Bosco Atro. Si ripararono sotto gli alberi. Al mattino Thráin era scomparso. Balin e Dwalin lo cercarono a lungo, poi tornarono da Thorin con la notizia che il padre non c’era più.

Come si scoprì più tardi, Thráin era stato portato vivo a Dol Guldur, la fortezza del Negromante, sotto le cui spoglie si nascondeva Sauron in persona. Lo torturarono fino a prendergli l’Anello. Poi lo lasciarono nei pozzi.

 

Mappa e chiave

Nel 2850 Gandalf entrò di nascosto a Dol Guldur, per capire chi fosse il Negromante. E mentre esplorava le labirintiche sale, seppe che era Sauron. Nei pozzi trovò un Nano morente, che aveva perso la memoria quasi di tutto. Non sapeva più chi fosse, e delirava di un grande Anello, “l’ultimo dei Sette”. Gandalf non lo riconobbe. Il Nano gli diede una mappa e una chiave, dicendo che erano «per mio figlio». Poi morì.

Gandalf tenne con sé quei due oggetti per novantun anni. Li consegnò a Thorin nel 2941, quando capì di aver raccolto le ultime parole di Thráin.

Resta una domanda: perché Sauron prese l’Anello e lasciò mappa e chiave? Tolkien dà una sola risposta, nella forma di un’ipotesi che mette in bocca a Gandalf. Gandalf dice di credere che il Potere Oscuro non volesse da Thráin nient’altro che l’Anello, e che una volta ottenuto avesse smesso di tormentarlo. Parla di una «piccola svista, che però si rivelò fatale». Si chiede anche come Thráin avesse potuto tenere nascoste quelle cose attraverso tutti i suoi tormenti. Le due spiegazioni non si escludono. Su questa domanda il sito ha già una FAQ dedicata, che la legge come l’arroganza del male, capace di vedere solo ciò che gli interessa in quel momento.

C’è anche una ragione di storia dei testi. Nello Hobbit del 1937 Thráin non aveva alcun Anello, perché Tolkien lo inventò dopo. La «svista» di Gandalf serve anche a ricucire i due libri.

 

L’Anello dei Nani

L’Anello che Thráin portava era, secondo la tradizione dei Nani, il primo dei Sette a essere forgiato. I Nani lo credevano dato a Durin III, re di Khazad-dûm, dai fabbri elfici di Eregion e non da Sauron. I possessori lo tenevano nascosto e se ne separavano solo in punto di morte. Per questo molti, tra cui Balin, credevano che fosse andato perduto con Thrór a Moria.

Gli Anelli, dsi racconta, non resero i Nani schiavi né invisibili, e non allungarono loro la vita. Infiammarono soltanto la loro avidità. Quello di Thráin fu l’ultimo dei tre Anelli dei Nani che Sauron recuperò. Gandalf lo racconta al Consiglio di Elrond: gli fu tolto con la tortura nelle segrete di Dol Guldur, e arrivò troppo tardi. Suo figlio Thorin restaurò il Regno sotto la Montagna dopo la Cerca di Erebor, pagando la conquista con la vita.

 

Il nome

Þráinn è un nome norreno, preso dal catalogo dei Nani della Völuspá, la stessa lista da cui vengono Thrór, Thorin, Dáin e Durin. Il significato è discusso. Il filologo Jonathan Evans lo accosta a un sostantivo che vuol dire «persona ostinata». Tolkien Gateway lo rende con «testardo». C’è anche chi lo collega al norreno þrá, «desiderio struggente», ma è una suggestione e non un’etimologia accertata.

Thráin perse in pochi anni quasi tutto. Perse la casa, il padre e un figlio, un occhio, l’Anello e infine la memoria. Gli restò un gesto, quello di passare a un altro ciò che aveva custodito. La mappa e la chiave arrivarono a Thorin attraverso Gandalf, e per loro tramite la compagnia di Bilbo arrivò a Erebor. L’unica cosa che Thráin riuscì a salvare fu quella che il suo carceriere non seppe vedere.

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