Gondor, 1.125 T.E. – Gondor, 1366 T.E.
In breve Il Re di Gondor che vinse la guerra a Oriente e, con un'alleanza pensata per salvare il Regno, ne piantò la più grande frattura dinastica.
Minalcar, che la storia di Gondor ricorderà come Rómendacil II, fu reggente per due Re che non vollero mai governare, vinse la più importante guerra orientale del suo tempo, e strinse un’alleanza che avrebbe tenuto in piedi i confini del regno per generazioni, legando gli Uomini del Nord al destino dei Dúnedain. E nel 1366 della Terza Era, dopo sessantadue anni di regno effettivo e centoventisei di governo reale, fu ricordato come uno dei sovrani più saggi e lungimiranti mai saliti sul trono di Gondor. Eppure, sessantasei anni dopo la sua morte, quella stessa alleanza avrebbe acceso la Lotta delle Stirpi, la più sanguinosa guerra civile che Gondor abbia mai conosciuto.
Il grande Reggente
Minalcar era figlio di Calmacil, fratello minore di Narmacil I. Quando Narmacil salì al trono, mostrò uno spirito indolente, poco interessato alle questioni di governo e alla difesa di Gondor. Così fu Minalcar, suo nipote, ad assumere la reggenza. Mantenne quel ruolo anche sotto il breve regno del padre Calmacil, che a sua volta lasciò ogni incombenza nelle mani del figlio. Per decenni, dunque, Minalcar governò Gondor senza portarne la corona.
La sua preoccupazione principale, da reggente, fu lo stato del confine settentrionale e orientale del regno. Oltre l’Anduin, nelle ampie terre del Rhovanion, gli Uomini del Nord si erano moltiplicati nel corso dei secoli precedenti. I Re di Gondor li avevano sempre favoriti, ma quando, al tempo di Narmacil I, gli Orientali ripresero i loro attacchi, emerse che non tutti gli Uomini del Nord erano rimasti fedeli a Gondor.

Per assicurare la regione, Minalcar guidò una grande forza armata che nel 1248 della Terza Era sconfisse un vasto esercito orientale tra il Rhovanion e il Mare di Rhûn, distruggendo persino i loro accampamenti al di là delle sue sponde. Fu una campagna lunga e risolutiva, condotta tra il 1244 e il 1248, che estese il dominio di Gondor fino alle rive stesse del Mare di Rhûn. Da questa vittoria Minalcar prese il nome di Rómendacil, “Vincitore d’Oriente”: un titolo che tenne informalmente finché non salì al trono, e con cui fu infine incoronato.
Dopo il trionfo, Rómendacil fortificò la sponda occidentale dell’Anduin fino al fiume Limlight, e fece innalzare le Colonne dell’Argonath sopra Nen Hithoel — due giganteschi monumenti ai Re Elendil e Isildur che avrebbero vegliato per secoli sulle acque del grande fiume.
L’alleanza con gli Uomini del Nord
Cercando di rafforzare le forze di Gondor, Rómendacil arruolò nel suo esercito molti Uomini del Nord, concedendo loro alti titoli e ranghi. A uno dei loro capi, Vidugavia, che si proclamava Re del Rhovanion e che era il più potente tra i principi di quelle terre, Rómendacil riservò un favore particolare. Nel 1250 inviò presso di lui, come ambasciatore di Gondor, il proprio figlio Valacar, perché apprendesse la lingua e i costumi degli Uomini del Nord.

Fu una decisione lungimirante nell’immediato: l’alleanza con Vidugavia aveva reso possibile la vittoria contro gli Orientali, e consolidarla significava proteggere per sempre il confine orientale del regno. Ma durante la sua permanenza presso la corte di Vidugavia, Valacar si innamorò di Vidumavi, unica figlia ed erede del Re del Rhovanion, e la sposò.
Il matrimonio, molto felice, rappresentò però un evento controverso fin da subito. Molti tra i Dúnedain di Gondor, gelosi della purezza del proprio sangue númenóreano, videro con sospetto l’unione tra il futuro Re e una donna degli Uomini di Mezzo — una stirpe che, per quanto alleata, restava ai loro occhi di rango inferiore, e dalla vita assai più breve. Rómendacil, pur consapevole di questi malumori, non impedì le nozze. Nel 1260 richiamò Valacar e la sua famiglia settentrionale a Gondor, perché il figlio partecipasse ai doveri del regno.
L’eredità che esplose dopo la sua morte
Rómendacil morì nel 1366, dopo sessantadue anni di regno vero e proprio, preceduti da decenni di reggenza effettiva: centoventisei anni in cui Gondor, in un modo o nell’altro, fu governata dalla sua mano. Gli succedette il figlio Valacar.
Il seme piantato con quel matrimonio d’alleanza impiegò tre generazioni a germogliare. Quando Valacar invecchiò, le province costiere di Gondor, le più legate al sangue númenóreano puro e alla potenza navale del regno, insorsero contro un Re che consideravano ormai compromesso da sangue straniero. Alla morte di Valacar nel 1432, l’irrequietezza esplose nella Guerra delle Stirpi: il figlio di Valacar ed Eldacar, erede legittimo ma nato Vinitharya secondo il nome della stirpe materna, dovette difendere il trono contro Castamir l’Usurpatore, che intendeva presentarsi come il custode della purezza númenóreana di Gondor.
La guerra durò sedici anni e dissanguò il regno. Gondor perse Umbar, che divenne per secoli il covo dei Corsari e il rifugio dei discendenti di Castamir. Il dominio sugli Haradrim si allentò, riaprendo la guerra ai confini meridionali. Molti tra i nobili Dúnedain caddero nel conflitto, indebolendo in modo permanente l’aristocrazia del regno — una perdita che, insieme a quelle della Grande Pestilenza e della guerra contro i Carrieri, avrebbe contribuito decenni più tardi all’abbandono delle fortezze attorno a Mordor.

Rómendacil II resta nella memoria di Gondor come uno dei suoi sovrani più saggi: vinse una guerra decisiva, costruì monumenti che sarebbero durati per l’intera Terza Era, e strinse un’alleanza che tenne il confine orientale al sicuro per generazioni. Eppure proprio quella stessa alleanza, pensata per rafforzare il regno, divenne la crepa che lo avrebbe diviso contro se stesso.
Non fu un errore di calcolo nel senso ordinario: Rómendacil non poteva prevedere che l’amore tra suo figlio e Vidumavi sarebbe nato da un’ambasciata pensata solo per cementare un’alleanza militare. Ma la sua storia mostra con chiarezza un tema che attraversa tutta la parabola di Gondor: la purezza di sangue, invocata come garanzia di stabilità dai Dúnedain, si rivelò invece la faglia lungo cui il regno si spezzò — non per debolezza di chi mescolò le stirpi, ma per l’orgoglio di chi non seppe accettarlo.




