«E ultima di tutte, l’onda montante… accolse nel proprio grembo Tar-Míriel la Regina, più bella dell’argento, dell’avorio o delle perle.»
JRR Tolkien, Akallabêth

 

Vi sono destini che si consumano non per una colpa propria, ma per l’eredità di una legge violata. Tar-Míriel, unica figlia di Tar-Palantír, avrebbe dovuto essere la quarta Regina Regnante di Númenor, ma non lo fu mai. Il suo regno le fu tolto prima ancora di cominciare, e la sua fine arrivò nel modo più terribile che le cronache di Arda ricordino: sommersa da un’onda, mentre correva verso l’unico luogo che avrebbe forse potuto salvarla.

 

Ar-Zimraphrel, di Shyangell
Ar-Zimraphreldi Shyangell

Míriel nacque tardi nella vita di Tar-Palantír, unica figlia di un Re che aveva sposato in età già matura. Secondo la Legge di Successione stabilita da Tar-Aldarion secoli prima — la stessa legge che permetteva alle donne di ereditare lo Scettro in assenza di fratelli maschi — Míriel sarebbe divenuta Regina alla morte del padre, con il nome regale di Tar-Míriel.

Non andò così. Suo cugino Pharazôn, capo degli Uomini del Re, la fazione ribelle che si opponeva apertamente alla politica di riavvicinamento ai Valar perseguita da Tar-Palantír, la prese in moglie contro lea sua volontà, violando al tempo stesso la legge di successione e il divieto di matrimonio tra cugini di primo grado. Usurpò lo Scettro e assunse il titolo di Ar-Pharazôn il Dorato. Mutò anche il nome di Míriel, imponendole quello adûnaico di Ar-Zimraphel — un atto che cancellava, insieme al trono, anche l’identità con cui era stata cresciuta.

Non conosciamo molto della sua vita a Númenor, ma possiamo tristemente immaginarla: chiave per il mantenimento del potere da parte del marito ma al contempo simbolo di un’epoca che doveva essere cancellata, la Regina visse quasi solo ad Armenelos, tra le grandi sale del Palazzo dalle cui finestre vedeva la città e l’isola precipitare ancora di più nel culto della Guerra, della sopraffazione e della rivolta contro i Valar.

Ar-Pharazôn, gonfio di orgoglio, condusse una flotta immensa nella Terra di Mezzo per sfidare Sauron nel dominio di quelle terre. Sauron si inchinò e accettò di essere condotto prigioniero a Númenor, scegliendo una finta sottomissione. E da lì, sfruttando a fondo le proprie arti di convincimento e inganno, cominciò a corrompere il Re con una lentezza calcolata, fino a persuaderlo a cercare l’immortalità assalendo Valinor stessa.

 

La Regina Tar-Míriel e la grande Onda, di Ted Nasmith
La Regina Tar-Míriel e la grande Ondadi Ted Nasmith

Di fronte allo sbarco della Grande Flotta degli Uomini sulle coste d Aman, i Valar invocarono l’Uno. Ed Eru Ilúvatar intervenne, mutando la forma del mondo, e Númenor fu inghiottita dal mare.

Le cronache raccontano che Tar-Míriel, nell’ora della fine, tentò di raggiungere la vetta sacra del Meneltarma prima che l’inondazione travolgesse l’isola — l’unico luogo, forse, che poteva ancora offrire una qualche salvezza, o almeno la possibilità di morire in preghiera invece che nella fuga. Ma la grande onda la raggiunse sui fianchi ripidi della Montagna Sacra, spazzandola via prima che potesse giungere in cima.

 

Il nome che portava da principessa, Míriel, significa in Quenya “Figlia del Gioiello” — dall’elemento mírë, “gioiello”, e il suffisso -iel, “figlia di”, preceduto dal prefisso onorifico tar-, “alto, sublime”. È lo stesso nome portato secoli prima da Míriel Serindë, prima moglie di Finwë — una coincidenza onomastica che lega, attraverso il tempo e lo spazio, due donne segnate entrambe da un destino di sofferenza non cercata.

 

Il nome adûnaico impostole da Pharazôn, Ar-Zimraphel, sembra portare un significato affine: zimra potrebbe corrispondere a “gioiello”, -phel al medesimo suffisso femminile. Anche nel privarla della propria identità elfica, dunque, il nuovo nome non riuscì del tutto a cancellare il significato originario — come se qualcosa di Míriel fosse sopravvissuto persino nell’imposizione.

Tar-Míriel è una figura che il Legendarium racconta quasi interamente attraverso una sottrazione: le fu tolto il trono che le spettava per legge, le fu tolto il nome con cui era cresciuta, e infine le fu tolta la vita nell’istante in cui tentava l’ultimo gesto di devozione verso i Valar che suo marito aveva tradito.

C’è una crudeltà particolare nel modo in cui le cronache la ricordano: non per ciò che fece, ma per l’immagine della sua fine, còlta a metà di una salita che non riuscì a completare. Eppure proprio in quella salita interrotta si misura la distanza tra Míriel e il marito che l’aveva usurpata: lui cercò il potere sugli Immortali; lei, nell’ultimo istante, cercò soltanto di raggiungere la montagna sacra.

 

 

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