«Ma più bella di tutte le meraviglie di Gondolin era Idril, figlia di Turgon, colei che era chiamata Celebrindal, Piedargento, i cui capelli erano come l’oro di Laurelin prima della venuta di Melkor.»
JRR Tolkien, Il Silmarillion, “Dei Noldor nel Beleriand”
Vi sono figure che il Legendarium ricorda per la bellezza che portavano, e altre tramandate per la saggezza con cui seppero guardare a un pericolo che nessun altro sapeva vedere. Idril Celebrindal fu entrambe le cose insieme: la più bella tra le donne di Gondolin, e insieme l’unica capace di intuire, con largo anticipo, il tradimento che avrebbe condannato la città. Fu lei, infatti, a permettere la salvezza di ciò che restava del suo popolo quando il destino della Città Celata trovò infine compimento.

Idril era l’unica figlia di Turgon, re dei Noldor, e di Elenwë dei Vanyar. Attraverso la madre portava in sé un’eredità rara tra i Noldor tornati nella Terra di Mezzo, il sangue della stirpe elfica che quasi per intero era rimasta ad Aman. Prese parte molto giovane alla Fuga dei Noldor, e dovette affrontare, bambina, l’attraversamento dell’Helcaraxë con la schiera di Fingolfin. Fu in quel Ghiaccio Stridente che Idril ed Elenwë caddero, travolte dal gelido vento del Nord e spinte nelle acque profonde. Turgon rischiò la propria vita per salvarle entrambe, ma riuscì a trarre in salvo solo la figlia, perché Elenwë fu sepolta sotto il ghiaccio che franava, e nessuno fu più in grado di vederla.
Idril crebbe così senza madre, ma con un padre che portava su di sé, per il resto della propria vita, il peso di quella scelta impossibile. Fu, insieme a Orodreth e a Celebrimbor, una delle tre figure Noldor della terza generazione a condividere l’esilio nella Terra di Mezzo.

Qui visse a Vinyamar all’ombra del Monte Taras con il padre e il proprio popolo, diviso in 12 case. Fu tra il 64 e il 116 della Prima Era che Idril si trasferì infine nella Città Nascosta di Gondolin, fondata di nascos to da Turgon dopo aver udito il richiamo di Ulmo e il suo invito ad edificare città ascosta. Fu lì che il fabbro Enerdhil forgiò la celebre gemma Elessar, e la donò a Idril, che la portò sul petto pe r il resto della propria vita a Gondolin: un oggetto che sarebbe riemerso, molti secoli più tardi, in circostanze ben diverse.
Fu sempre a Gondolin che Maeglin, figlio di Aredhel sorella di Turgon, si invaghì di lei ancora prima di raggiungere la città. Al primo sguardo, Idril gli apparve “come il sole da cui tutta la sala del Re traeva la propria luce”. Ma fu proprio Idril l’unica capace di leggere dentro la mente di Maeglin, di intuirne i pensieri nascosti. E conoscendo il suo desiderio, lo amò ancora meno, poiché erano parenti troppo stretti perché quell’unione fosse concepibile.

Quando Tuor, figlio di Huor, fu accolto a Gondolin, grazie al favore di Ulmo, Idril sedeva alla sinistra del padre. E mentre l’Uomo viveva alla corte del Re, il cuore di Idril si volse a Tuor, e quello di Tuor a lei. Turgon, che aveva imparato ad amare Tuor come un figlio, proprio come già aveva amato suo padre Huor e ricordando le ultime parole che questi gli aveva rivolto prima di morire (“da te e da me sorgerà una nuova stessa”), concesse alla figlia di sposarlo.
Fu la seconda unione tra Elfi e Uomini nella storia di Arda, dopo quella di Beren e Lúthien. Da questo matrimonio nacque Eärendil, detto il Marinaio — e Idril gli diede il nome materno di Ardamírë, un nome che ne preannunciava già il destino.
Negli anni che seguirono, Morgoth intensificò gli sforzi per scoprire l’ubicazione di Gondolin. A questo proposito, le cronache dicono che “Idril Celebrindal era saggia e lungimirante, e il suo cuore le dava presagi, e un timore oscuro le si insinuava nello spirito come una nube“. Fu proprio questa inquietudine, non condivisa da nessun altro a corte, a spingerla ad agire.
Idril fece predisporre in segreto una via di fuga dalla città, e si adoperò perché quel lavoro restasse nascosto anche a Maeglin. Fu una decisione presa in solitudine, contro ogni apparente necessità, in un momento in cui Gondolin sembrava ancora inespugnabile. Ma quando la Caduta di Gondolin ebbe infine inizio, dopo che Maeglin aveva tradito la città rivelandone la posizione a Morgoth, fu quella stessa via segreta a permettere a Idril e Tuor di guidare in salvo i superstiti, sottraendoli alla distruzione totale che travolse la città.

Dopo la caduta di Gondolin, Idril e Tuor divennero guida degli esuli alle Foci del Sirion, dove accolsero anche Elwing, figlia di Dior e nipote di Beren e Lúthien — un incontro che avrebbe intrecciato ulteriormente i destini delle due grandi stirpi mezzelfiche.
Quando Tuor raggiunse la vecchiaia, salpò verso Occidente sulla propria nave, la Eärrámë, e Idril lo seguì. Prima di partire, consegnò l’Elessar al figlio Eärendil, dicendogli: “L’Elessar lascio a te, poiché vi sono ferite gravi nella Terra di Mezzo che forse tu potrai guarire.” Elfi e Dúnedain credono che Idril e Tuor giunsero infine a Valinor, e che Tuor fu annoverato tra la stirpe degli Elfi, così che entrambi vivano ancora oggi nel Regno Beato.
Idril è una figura che il Legendarium costruisce attorno a un dono raro: la capacità di vedere ciò che gli altri, per amore della propria sicurezza o della propria gloria, preferiscono non vedere. Turgon costruì Gondolin credendola inespugnabile; Idril, pur amando quella città quanto suo padre, non si lasciò mai cullare da quella certezza.
La sua eredità non si misura solo nella bellezza che le cronache le attribuiscono, né nella gemma che portò sul petto per una vita intera, ma nella scelta di agire in silenzio, senza attendere conferme, quando il suo istinto le disse che il pericolo era reale. Fu quella scelta, più di ogni altra, a permettere che una parte del popolo di Gondolin sopravvivesse — e che la linea di Eärendil, da cui sarebbero discesi i Re di Númenor e infine gli stessi Re di Gondor, potesse continuare.




