Minas Morgul, di John Howe

Minas Morguldi John Howe

 

Sorgeva alta sulle nere ginocchia dell’Ephel Dúath, affacciata sulla propria valle, ed era un tempo la gemella occidentale di Minas Tirith: le sue mura di marmo riflettevano la luce della luna con tale purezza da farla sembrare essa stessa fatta di luce. Quando cadde in mano nemica, quello stesso chiarore si fece pallido e malato, un bagliore che non illuminava più nulla, simile, dicono le cronache, al pallido lucore del volto d’un cadavere.

 

I giorni della luce

La Torre della Luna, di Ted Nasmith
La Torre della Lunadi Ted Nasmith

Dopo la caduta di Númenor, Isildur edificò Minas Ithil presso il confine montuoso di Mordor, per governare da lì il feudo di Ithilien, mentre suo fratello Anárion costruiva Minas Anor per governare l’Anórien. A Minas Ithil fu affidata la Pietra che poi prese il suo nome, uno dei Palantíri salvati dalla Caduta.

 

Quando Sauron, anche’gli sfuggito alla distruzione di Númenor, tornò a colpire gli esuli, le sue forze presero Minas Ithil d’assalto, e la città cadde in mano nemica mentre le difese veniva riposizionate a Osgiliath e Minas Tirith. Solo con la sconfitta di Sauron per mano dell’Ultima Alleanza, nel 3429 S.E., la città fu recuperata e restaurata come torre di guardia.

 

Per quasi due millenni la torre d’argento risplendette sulla propria valle, rappresentando il primo baluardo verso Mordor, e la principale sede della sorveglianza della Terra Oscura. Dalla città dipendeva l’avamposto che poi sarà chiamato Cirith Ungol, ma che a quei tempi era detto Cirith Dúath.

 

La caduta

Minas Morgul, di Alan Lee
Minas Morguldi Alan Lee

Sconfitto nel nord, il Re Stregone di Angmar tornò a Mordor nel 1980 T.E. e vi richiamò gli altri Nazgûl, in preparazione del ritorno del proprio Signore. Posero l’assedio a Minas Ithil nel 2000 della Terza Era., e due anni dopo la presero: presa la città, sottrassero anche la Pietra di Ithil, che Sauron avrebbe più tardi usato per corrompere Saruman e spingere alla disperazione Denethor II.

 

Occupata da creature immonde, la città si trasformò in un luogo di orrore, e da allora fu chiamata Minas Morgul, la Torre della Stregoneria Nera. Molti Gondoriani fuggirono dall’Ithilien. Da lì, per due volte, il Signore dei Nazgûl sfidò il proprio antico nemico Eärnur, re di Gondor. La seconda volta nessuno potè trattenerlo: il re depose la corona sulla tomba del padre e cavalcò verso Morgul con i propri cavalieri e non fece mai ritorno. E lì, tra le mura della Torre della Stregoneria, fu posta fine alla linea dei Re di Gondor, eredi di Anárion. E mille anni dovettero passare affinché l’antica linea di Isildur tornasse a reclamare il trono.

 

Durante la Pace Vigile, i signori di Morgul allevarono in segreto gli Uruk-hai, che nel 2475 T.E. dilagarono e invasero l’Ithilien.

 

La Guerra dell’Anello

Minas Morgul, di Donato Giancola
Minas Morguldi Donato Giancola

All’inizio dell’assedio di Gondor un’armata partita da Minas Morgul mosse verso Minas Tirith, e fu proprio il suo passaggio, osservato da lontano da Frodo, Sam e Gollum, a segnare l’inizio della loro discesa verso Cirith Ungol.

Dopo una breve resistenza a Osgiliath, l’armata di Morgul raggiunse il Pelennor e pose l’assedio a Minas Tirith. Ma nonostante le sue dimensioni e la crudeltà dei propri capitani, essa fu annientata, insieme all’intera guarnigione della città, nella Battaglia dei Campi del Pelennor.

 

Dopo la battaglia, l’Esercito dell’Ovest abbatté il ponte che conduceva alla Valle di Morgul e diede alle fiamme i suoi campi, senza incontrare alcuna resistenza: l’intera guarnigione della città era già stata annientata.

 

Dopo la guerra

A guerra finita, Re Elessar nominò Faramir Principe d’Ithilien, consigliandogli di stabilire la propria dimora a Emyn Arnen, poiché Minas Ithil nella Valle di Morgul sarebbe stata interamente distrutta, e nessun uomo avrebbe potuto abitarvi per molti lunghi anni a venire, anche una volta purificata. Non si sa se la città fu mai ricostruita.

 

 

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