Il Re Stregone, di Alan Lee

Il Re Stregone di Angmar

Númenor (?) ? S.E. – Campi del Pelennor, 15 marzo 3.019 T.E.

 

“Eppure il più terribile di tutti i capitani al servizio del Signore di  Barad-dûr è ormai padrone della cinta esterna delle tue mura”, disse Gandalf. “Re di Angmar nei tempi che furono, Negromante, Spettro dell’Anello, Signore dei Nazgûl, arma di terrore nelle mani di Sauron, ombra di disperazione”.
JRR Tolkien, Il Signore degli Anelli, “L’Assedio di Gondor”

 

 

Se si dovesse indicare il più grande Nemico degli Uomini descritto dal Libro Rosso dei Confini occidentali, non vi è dubbio che chiunque, nella Quarta Era o ai giorni nostri, indicherebbe Sauron l’Oscuro Signore. Ma è singolare che l’ultima volta in cui Sauron è sceso in battaglia, accettando lo scontro diretto con i proprio avversari, è stato al termine della Battaglia di Dagorlad, quando fu sconfitto sul campo da Elendil e Gil-Galad. Durante la Terza Era, e soprattutto la Guerra dell’Anello, egli rappresentava sì una presenza minacciosa e una crudele guida per gli eserciti nemici, ma privo di un diretto intervento in quanto avveniva.

Questo ruolo, per i grandi anni al termine della Terza Era, è stato ricoperto da un’altra creatura del male: Schiavo dell’Anello e comandante di eserciti, ombra di malizia e stregoneria, un tempo Uomo vivente, poi divenuto il principale avversario della propria specie, emerso proprio nel torno di tempo cui si approssimava l’ora del dominio degli Uomini sulla Terra di Mezzo.

 

E forse è proprio questa la ragione principale del suo ruolo nella Guerra dell’Anello: Egli solo, e non già Sauron o Saruman, rappresenta la degradazione a cui gli esseri umani possono essere condotti da un oscuro potere più possente di loro, in cui si assommano i pericoli dell’ambizione, dell’invidia, della competizione e del potere: che se da un lato sono motori di sentimenti e aspettative umane, dall’altro, se esercitati senza contegno e morale, ne corrompono indole e atti, rivoltandoli contro i propri simili.

E così il parallelo che più ci convince, tra eroi e nemici delle grandi saghe, è quello tra il Re Stregone e Aragorn figlio di Arathorn, che poi divenne Re come Elessar II. E questo perché essi rappresentano i due estremi a cui l’essere umano può essere spinto quando si confronta con Poteri e destini ad essi superiori: l’estrema gloria e la più profonda dannazione. Uniti, per certi versi, dalla medesima sfida, che vide l’uno vincente e l’altro perdente. E legati anche dalla comune discendenza dai Grandi tra gli Uomini, coloro che al termine della Prima Era contribuirono alla vittoria dei Popoli Liberi contro il giogo di Morgoth.

 

Si racconta infatti che il Re Stregone di Angmar fosse originariamente un principe di Númenor, tra i valorosi comandanti che guidarono le conquiste dei Dúnedain nella Terra di Mezzo durante i secoli tra il 600 e la metà della Seconda Era. E qui molto crebbe, come comandante e come Signore, ed è possibile presumere che ogni nuova conquista, ai suoi occhi, ne stimolasse una successiva, poiché la Terra di Mezzo offriva vasti territori scarsamente popolati da Uomini Mediani, sottomessi e facilmente governabili.

 

Sauron e i Nazgûl, di Kenneth Sofia
Sauron e i Nazgûldi Kenneth Sofia

 

Non è noto né come ciò avvenne, né le dinamiche seguenti a questo evento. Ma in un periodo successivo al 1600 della Seconda Era, quando Sauron si era infine rivelato muovendo guerra agli Elfi con l’obiettivo di recuperare i Tre, nove anelli furono distribuiti tra grandi signori degli Uomini: comandanti, re, stregoni. E com’è noto, ciascuno di essi, presto o tardi a seconda della propria indole e di quanto essi fossero portati per le azioni malvagie del loro creatore, fu consumato dal proprio Anello, che rispondeva all’Uno.

 

Il Re Stregonedi Melissa Hitchcock

E il Re Stregone fu tra di loro quello che più a lungo resistette all’influsso dell’Anello, portando all’estremo il proprio potere attraverso il suo utilizzo, e guadagnandosi grandi territori nel Nord e nell’Est della Terra di Mezzo, ove Orchi e Troll si stavano moltiplicando. Ma anch’egli, infine, si trasformò in un Nazgûl, spettro eterno legato al volere del loro padrone. A differenza degli altri otto, tuttavia, egli fu l’unico a mantenere un volere proprio, non completamente sussunto in quello del proprio padrone, e ciò gli permise di legare a sé molti altri Uomini, anch’essi attratti dal male, che egli premiò con oscuri poteri.

 

Com’è altrove raccontato, a quel tempo gli Spettri servirono fedelmente il proprio padrone nella lunga guerriglia che si sviluppo tra la fine della Guerra contro gli Elfi e la fine della Seconda Era. Dopo la cattura di Sauron e la sua prigionia ad opera di Ar-Pharazôn, i Nazgûl si mantennero in un stato di quiescenza per circa uno o due secoli in attesa del ritorno del loro signore.

 

Infatti, dopo la Caduta di Númenor e il ritorno di Sauron a Mordor, essi ripresero il proprio posto accanto all’Oscuro Signore assistendolo nella ricostruzione delle sue armate e del suo potere. Nel 3441 SE Sauron guidò le armate di Mordor durante la Guerra dell’Ultima Alleanza e il Re Stregone fu al suo fianco come suo comandante in seconda. E qui, al termine dell’Assedio di Barad-dûr, quando Isildur recise il dito che portava l’anello dalla mano di Sauron sconfitto, qualcosa avvenne, che dimostrò come gli Spettri fossero effettivamente legati al loro Signore al di là della propria volontà: perché quando l’Anello si separò dal dito di Sauron, il Re stregone scomparve dalla Terra di Mezzo assieme agli altri Nazgûl, e per quasi mille anni, mentre l’Anello rimaneva nascosto sul fondo dell’Anduin, non si ebbe più notizia degli Spettri dell’Anello.

 

È significativo notare, tuttavia, come l’Anello fosse solo un tramite, e non la ragione vera della schiavitù che li legava a Sauron. Poiché essi rimasero a lui fedeli anche quando l’Anello si trovava altrove, o in mano ad altre creature dal minor potere. E già intorno al 1050 della Terza Era, quando Sauron da qualche tempo si era destato, e aveva cominciato a infestare la vecchia fortezza di Dol Guldur, i Nazgûl erano al suo fianco.

 

E fu in quel torno di tempo che il Re Stregone ricevette da Sauron l’ordine di occuparsi del Regno del Nord, ove gli eredi di Isildur stavano crescendo nell’alleanza con Elrond Mezzelfo e gli eredi degli Eldar, mentre Lui stesso si sarebbe occupato del più ricco e potente Regno del Sud.

 

Il Re Stregone a Carn Dûm, di Stephen Walsh
Il Re Stregone a Carn Dûmdi Stephen Walsh

E così, al volgere del primo millennio della Seconda era, sul versante settentrionale delle Montagne Nebbiose, nelle cui profonde cavità le creature del Male avevano predurato, egli fondò il regno maledetto di Angmar, con capitale Carn Dûm, ove radunò uomini corrotti, Orchi e goblin, influendo direttamente sulla disgregazione dei regni degli Arnoriani (Cardolan, Rhudaur e Arthedain) per sferrare rapide offensive. In un primo tempo i germi delle sue menzogne portarono alla frammentazione del reame tra rami cadetti, poiché ciascuno di essi ambiva a esercitare il proprio potere a prescindere dalle regole di primogenitura che sempre avevano guidato la successione tra gli Edain. E, una volta separati, il Re Stregone cominciò a sottometterli uno per uno: nel 1409 cadde prima Rhudaur, ove già da qualche tempo regnava una stirpe sospetta di legami con i poteri oscuri. Poi venne il turno del Cardolan, quando tutte le terre a Sud della Grande Via vennero abbandonate. E infine fu assediata Amon Sûl, la grande Torre, ove l’Arthedain teneva un’ampia linea del fronte con le sue sole forze. E fu coosì che il Palantír ivi custodito fu salvato, ma la torre andò distrutta.

 

Per decenni il Re Stregone continuò a tormentare gli eredi di Arnor: Amon Sûl cadde definitivamente in mano all’Ombra, e solo i colli settentrionali fornivano una valida difesa per le forze di Arthedain. Infine, anche Fornost fu espugnata nel 1974 della Terza Era, e il suo ultimo sovrano, Arvedui, perì in un naufragio mentre fuggiva verso nord. Solo l’intervento congiunto di Gondor, dei Noldor di Gran Burrone e da un’alleanza tra Elfi dei Porti e Uomini del Lindon, guidati dal giovane Capitano Aranarth e da Círdan, arrestò infine l’avanzata del nemico nei pressi di Fornost.

Fu in quest’epoca che si svolse una vicenda divenuta poi celebre perché portatrice di grandi conseguenze per tutta la Terra di Mezzo. Ed è la triste storia di Eärnur, Ultimo Re di Gondor. Si racconta infatti che fu lui a guidare l’esercito di Gondor al soccorso di Arthedain. Qui si unì alle truppe di Glorfindel, ma non giunse in tempo per evitare la disfatta dell’esercito del Nord e la morte di Arvedui.

Ma tale era la sua maestria nelle armi e la sua collera nella battaglia, che le schiere del Re Stregone furono ricacciate sempre più a Nord, fino all’antica capitale di Fornost, dove una grande battaglia si consumò.

Vedendo le sue schiere in difficoltà, il Re Stregone stesso si unì al combattimento, ricoprendo le terre di Arthedain con un nero velo di terrore, davanti al quale gli uomini si fermavano e i cavalli fuggivano.

 

Eärnur, Glorfindel e il Re Stregone, illustrazione del gioco La Battaglia per la Terra di Mezzo 2: l’Ascesa del Re Stregone

Ma egli si diresse verso Eärnur, e lo sfidò a duello caricandolo frontalmente. Il cavallo dell’Erede di Gondor non resse alla paura e si mise in fuga, e ci volle qualche tempo prima che potesse governare nuovamente la propria cavalcatura. E la risata del Re Stregone accompagnò quella che sembrava una ritirata.

In quel momento anche le truppe di Gran Burrone, guidate da Glorfindel, entrarono nella battaglia, e l’esercito di Angmar fu messo completamente in rotta. Ormai alle strette, il Re Stregone stesso fuggì a Nord, verso gli Erenbrulli. Eärnur avrebbe voluto inseguirlo, ma fu fermato dalle parole di Glorfindel: “Non inseguirlo! Non ritornerà alle sue terre nel Nord. Molto lontano è il suo destino, ed egli non morirà per mano di un uomo”.

 

Parole profetiche che trovarono compimento molti secoli dopo, molto più a Sud dei campi di Arthedain. Eppure, quanto avvenuto piantò un nero seme di risentimento nel cuore di Eärnur, che non impiegò molto tempo a mettere radici.

Come previsto da Glorfindel, il Re Stregone non tornò ad Angmar ma si diresse a Sud, ricongiungendosi con gli altri Nazgûl a Mordor, da cui, nell’anno 2000 della Terza Era, fuoriuscirono per mettere sotto assedio la già largamente spopolata città di Minas Ithil, che presero in poco tempo. Da allora divenne un luogo di dolore e malefici, e venne chiamata dagli uomini Minas Morgul.

 

43 anni dopo morì Eärnil di Gondor e Eärnur fu nominato Re. In occasione della sua incoronazione, un messaggio giunse dal Re Stregone a sfidarlo in singolar tenzone. Furono solo le parole di Mardil, il suo Sovrintendente, a trattenerlo dall’accettare la sfida.

Sette anni trascorsero, e il Nazgûl rinnovò la propria sfida. E stavolta nulla poté trattenere il Re, la cui tracotanza era cresciuta negli anni, e a cui ancora bruciava il ricordo del loro scontro di molti anni prima.

Prima di lasciare la città con pochi compagni, Eärnur depose la corona dei Re sulla tomba di suo padre nelle Case dei Morti di Minas Tirith. E lì rimase a lungo, perché il Re giunse a Minas Morgul, entrò dai suoi cancelli, e non fu mai più rivisto da Uomo vivente. E il Re Stregone ebbe la propria vendetta sul più potente Uomo vivente.

 

I Nove, di Irene Bressel
I Novedi Irene Bressel

Passarono quattrocento anni, durante i quali egli ricostruì l’esercito di Mordor, sempre insidiando i confini orientali di Gondor, allora passato sotto il controllo dei Sovrintendenti. Lo testò per la prima volta nel 2475, quando un esercito di Morgul assaltò Osgiliath, che per un breve periodo fu conquistata prima che Boromir, il Sovrintendente Regnante, non guidò una poderosa campagna che spinse nuovamente gli eserciti di Mordor a Est, riconquistando anche importanti roccaforti nell’Ithilien. Lo stesso Boromir, valente comandante, patì una ferita da parte di una lama Morgul durante la battaglia, che lo tormentò per gli anni seguenti, uccidendolo a soli 79 anni.

Nel 2951 della Terza Era Sauron si rivelò apertamente e inviò tre Nazgûl a riprendere il controllo di Dol Guldur, lasciando però il Re Stregone a guardia di Minas Morgul. Poco dopo, per caso, la creatura Gollum, che aveva lasciato dopo lunghi secoli i recessi delle Montagne Nebbiose in cui si era rifugiato per cercare il Ladro del suo Tesoro, cadde nelle mani di servitori di Sauron e, torturato, raccontò la storia dell’Unico Anello e di come fosse finito nel suo possesso. Da quei frammenti di verità, però, il Signore Oscuro concluse che gli Hobbit vivessero ancora sulle rive del Fiume Iridato, dove Gollum era nato, e quindi inviò i Nove in cerca dell’Anello in quelle regioni, invisibili e senza mantello, dopo aver assaltato Osgiliath.

 

Il suo luogotenente Khamûl riferì di non aver trovato alcuna “Contea” tra le vallate dell’Anduin. Il Re Stregone allora ordinò di scandagliare tutta la terra a nord e ad ovest finché non avesse rintracciato o Gollum o la Terra dei Mezzuomini. Ma questi piani subirono un improvviso rallentamento quando Sauron, attraverso il Palantir di Minas Ithil ora nelle sue mani, molto venne a sapere su ciò che avveniva a Gondor e a Isengard. Così inviò nuovamente i Nazgûl, stavolta mascherati come cavalieri neri, che rapidamente galopparono attraverso il Calenardhon giungendo a Isengard in poco tempo. Troppo, però, per impedire la fuga di Gandalf, ma non per ottenere informazioni da Saruman, che ora era apertamente alle strette, dal momento che Sauron cominciava a sospettare che egli volesse l’Anello per sé. Il Re Stregone, tuttavia, non osò attaccarlo. E mentre parlamentavano, Saruman li convinse che solo Gandalf sapeva la localizzazione della Contea. Così i Nove partirono nuovamente alla ricerca dello Stregone.

Ma il caso volle che, durante il tragitto, essi incontrarono incontrarono Grima Vermilinguo, che interrogato rivelò loro come Gandalf avesse attraversato Rohan dirigendosi verso ovest e come Saruman avesse mentito a tutti. Il Re Stregone risparmiò la vita a Vermilinguo, prevedendo che presto sarebbe tornato a tradire il suo padrone. Divise allora i Nazgûl in quattro coppie e, coi più rapidi, si diresse a Nord attraverso il Minhiriath. Lungo la strada catturarono alcune spie di Saruman e trovarono carte e mappe della Contea, che inviarono a Brea con l’altrettanto minaccioso avvertimento: “Ora siete di Mordor, non più di Isengard.”

 

Arrivati a Sarnoguado, i Raminghi riuscirono a imperdire loro di attraversare i guadi; ma la notte successiva i Nazgûl attaccarono di nuovo, e resì più forti dalle ombre si rivelarono vincitori. Alcuni superstiti fuggirono a nord per avvisare Aragorn, ma furono inseguiti e uccisi o dispersi nei boschi. Il Re Stregone inviò quindi Khamûl e altri tre nel cuore della Contea, mentre lui si muoveva con i restanti all’est. Ma ormai l’Anello non era più lì: era già stato ereditato da Frodo Baggins.

Così quando giunsero a Hobbiville trovarono Casa Baggins vuota, in quanto Frodo si era già trasferito nella sua casa di Crifosso; si gettarono dunque al suo inseguimento battendo tutte le strade da Hobbiville fino alla Terra di Buck e Khamûl fu sul punto di scoprire Frodo e i suoi compagni, ma l’arrivo di Gildor e della sua compagnia di Elfi gli impedì di raggiungere gli Hobbit.

 

Anche quando gli spettri giunsero a Crifosso arrivarono troppo tardi e trovarono solo Fredegario “Grassotto” Bolgeri che, dopo aver sbarrato la porta, sgattaiolò fuori dalla casa e suono l’allarme della Terra di Buck mettendo in allarme gli hobbit e costringendo i Nazgûl a fuggire.

 

Nonostante questi insuccessi il Re Stregone non rinunciò alla caccia e divise i Nazgûl affinché battessero tutte le strade alla ricerca di Frodo e dei suoi compagni. Tuttavia i quattro Hobbit, anche grazie all’aiuto di Tom Bombadil, riuscirono a raggiungere sani e salvi Brea, dove si incontrarono con Aragorn. La notte seguente gli Spettri attaccarono il Puledro Impennato, ma furono ingannati, e per qualche giorno persero le tracce della Compagnia.

Il Re Stregone concluse che l’Hobbit sarebbe corso a est verso Gran Burrone, e mandò quattro Nazgûl a presidiare le rovine di Colle Vento. Egli stesso percorse la Via Verde verso sud, ma senza esito: Gandalf li precedette e li affrontò sulla Torre, riuscendo a fuggire con l’arrivo dell’alba. Così Angmar Divise quindi nuovamente le sue schiere, lasciando Khamûl a sorvegliare il colle.

Fu proprio il giorno seguente, quando Aragorn condusse gli Hobbit a Colle Vento, che l’agguato degli Spettri si concretizzò: e Frodo, terrorizzato, indossò l’Anello e vide l’Oscuro Re. Una figura più alta degli altri, con una lunga chioma e una corona invisibile sul capo. Nel resistergli, invocò Elbereth, ma fu trafitto alla spalla dal Cavaliere Nero; la punta della lama si ruppe restando conficcata nella carne. Aragorn reagì incendiando rami di quercia e costringendo i Nazgûl alla ritirata, lasciando credere loro di aver compiuto il proprio scopo di uccidere il Portatore.

 

Fuga ai Guadi, di John Howe
Fuga ai Guadidi John Howe

Il Re Stregone riprese immediatamente l’inseguimento, Ma giunse Glorfindel, che cedette a Frodo il suo cavallo Asfaloth, che lo condusse fino al Guado di Bruinen.

Qui Frodo ordinò al cavallo di fermarsi, ed estrasse la propria spada tremante. Lì, al vedere la sua paura e il suo pallido coraggio, il Re Stregone rise: con un gesto della mano ruppe la spada, ma le acque invocate da Elrond si sollevarono dal fiume e travolsero i Nazgûl, spazzandoli verso Sud.

 

Ma le pedine erano ormai pronte per l’inizio della Guerra, poiché Sauron ora sapeva che i suoi nemici possedevano l’Unico, e intendeva schiacciare Gondor prima che potessero usarlo per proteggerla.

Così, ritornati a Mordor, gli Spettri e il loro capitano si prepararono all’invasione.

E la loro armata fu rafforzata da battaglioni di Haradrim che giunsero dal Sud, e Orchi e Uomini marciarono insieme per portare guerra al Regno di Gondor. Attaccarono Osgiliath utilizzando molte barche che avevano costruito in segreto, e la difesa guidata da Faramir fu sconfitta e costretta alla ritirata nel Rammas Echor. Ma anch’essi furono travolti dal numero dei nemici, e i Campi del Pelennor esposti al Nemico.

 

Il Re Stregone, di Eric Velhagen
Il Re Stregonedi Eric Velhagen

Il 10 marzo 3019, al segnale convenuto, un’armata innumerevole si riversò contro la città bianca. Al fronte di questa marea d’ossa avanzava il Re Stregone, incappucciato e coronato, testimone silenzioso dell’enorme potere che Sauron gli aveva concesso. Le truppe di Gondor caddero sotto il suo terrore, e ben presto i nemici di Gondor misero piede sulle mura di pietra. E Grond, la Testa di Lupo, violò il grande cancello.

 

Gandalf sfida il Re Stregone, di Angus McBride
Gandalf sfida il Re Stregonedi Angus McBride

Fu allora che Gandalf, a cavallo di Ombromanto, si parò davanti all’Oscuro Re impedendone l’ingresso. Il Nazgûl ridacchiò e, con gesto sprezzante, scagliò un tratto di fiamma lungo la lancia che batteva contro la Porta Bianca, rompendo le serrature con un lampo di fuoco.

«Non puoi entrare qui» disse Gandalf, e l’enorme ombra si fermò. «Torna negli abissi preparati per te! Torna indietro! Affonda nel nulla che attende te e il tuo Padrone. Via!» Il Cavaliere nero fece scivolare il cappuccio e, meraviglia!, portava una corona regale; eppure sotto di essa vi era una testa invisibile, poiché fra la corona e l grandi e scure spalle ammantate brillavano rossi i fuochi. Da una bocca inesistente proruppe un riso micidiale. «Vecchio pazzo!» disse «Vecchio pazzo! Questa è la mia ora. Non riconosci la Morte quando la vedi? Muori adesso, e vane siano le tue maledizioni!» E con ciò levò alta la spada e delle fiamme percorsero la lama.

 

Ma l’arrivo dei Rohirrim ruppe l’incanto, annunciato dal lungo risuonare di corni dal nord, e la loro carica spezzò le linee nemiche, riducendo la forza del’invasione.

 

Théoden viene disarcionato, di JG Jones
Théoden viene disarcionatodi JG Jones

E così il Re Stregone si staccò dalle prime linee, montò sulla sua Bestia Alata e scese sul campo di Pelennor, dove il re Théoden guidava l’urto dei cavalieri di Rohan.

Il cavallo del sovrano fu colpito e travolto, e scagliato lontano dalla Bestia, spezzando il suo corpo. E il Nazgûl ne avrebbe fatto scempio, se il cavaliere che tutti conoscevano come Dernhelm non vi si fosse parato davanti, per difendere il proprio Signore.

 

«Vattene, maledetto Dwimmerlaik, signore delle Carogne! Lascia in pace i morti!» Una voce glaciale le rispose: «Non metterti tra il Nazgûl e la sua preda! Oppure non ti ucciderà quando verrà il tuo momento, ma ti porterà nelle case dei tormenti, dove la tua carne sarà divorata e la tua mente raggrinzita sarà lasciata nuda davanti all’Occhio Senza Palpebre!» Una spada risuonò mentre veniva sguainata. «Fai quello che vuoi, io te lo impedirò se potrò!» «Impedirmelo? Sei pazzo! Nessun uomo vivente può impedirli nulla!» […] «Ma io non sono un uomo vivente! Stai guardando una donna! Io sono Éowyn figlia di Eomund. Tu ti ergi fra me e il mio signore dello stesso mio sangue! Vattene, se non sei immortale! Viva o morente ti trafiggerò, se lo tocchi!
JRR Tolkien, Il Signore degli Anelli, “La Battaglia dei Campi del Pelennor”

 

 

Éowyn combatte, di Nick Robles
Éowyn combattedi Nick Robles

Ma non fu questa la ragione di ciò che avvenne dopo, perché non di genere né di destino era la natura del Potere del Signore dei Nazgûl, ed egli sarebbe stato invincibile a chiunque dei Secondinati. Se non fosse stato per l’intervento di Meriadoc Brandybuck.

 

E il Destino ebbe certamente un ruolo in ciò che avvenne, poiché proprio un Hobbit sarebbe stato causa della rovina di colui che, molti secoli prima, anche i suoi antenati appena giunti nella Contea avevano combattuto. Perché egli, strisciando alle spalle del Re Stregone mentre questi soppesava le parole di Éowyn, estrasse la spada dei Tumulilande raccolta nei tumuli dei Re uccisi durante le Guerre con Angmar, e lo colpì alle spalle, squarciando mantello e cotta di maglia, e tagliando il tendine del suo ginocchio.

Ma più a fondo, questo colpo aveva spezzato il maleficio che lo rendeva immortale, poiché questo era l’obbiettivo con cui era stata creata molti anni prima dai fabbri di Arnor.

 

E allora Éowyn si levò di fronte a lui, conficcando la spada tra la corona e il manto, e rimanendo ferita al solo contatto con l’orrida creatura. Eppure, meraviglia: la cotta e il mantello erano vuoti, e qualunque spirito le possedesse era scomparso: “un urlo si levò nell’aria vibrante, spegnendosi con una nota acuta, un lacerante lamento che scomparve con il vento, una voce senza corpo che si estinse e fu inghiottita e non si udì mai più in quell’era del mondo”.

 

Così perì il Re Stregone di Angmar, Capitano e Servo dell’Oscuro Signore, Uomo e poi Spettro al servizio dell’Unico, responsabile della caduta d’un Regno e della fine della Casata Reale dell’altro, flagello d’uomini e tiranno di belve e oscure creature, il solo a cui Sauron rivolgesse completa e imperitura fiducia, che dopo quasi cinquemila anni cessò di tormentare il triste mondo.

 

 

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