Finrod, di Elena Kukanova

Eldamar, 1.300 A.A. – Tor-in-Gaurhoth, 465 P.E. (poi rinato in Valinor)

 

Il più amato, il più ammirato e il più rimpianto tra i discendenti di Finwë cantati dalle grandi saghe della Prima Era, valente in battaglia ma più propenso al dialogo e al perdono, accogliente con gli amici e inflessibile con i nemici, forte e sapiente, Amico degli Uomini e dei Nani, Signore del più grande Regno del Beleriand in cui segretezza e fedeltà valevano più della forza delle armi.

Finrod Felagund non è solo uno dei più importanti Noldor della Prima Era, ma rappresenta un esempio e un punto di riferimento la cui memoria proseguirà nei secoli, poiché fu grazie a lui e al suo sacrificio che, molti anni dopo, si generò la stirpe dei Re di Númenor e dei grandi Re degli Uomini.

 

Di lui si racconta che era del tutto simile al padre Finarfin “nel suo volto delicato e nella dorata chioma, e ancor di più nel suo nobile e generoso cuore, sebbene possedesse il grande coraggio dei Noldor, e nella sua giovinezza il loro fervore e la loro irrequietezza; e sviluppò, eredità di sua madre, membro dei Teleri, un amore per il mare, e sogni di terre lontane che non aveva mai visto
JRR Tolkien, I Popoli della Terra di Mezzo, The Shibboleth of Fëanor”.

 

 

Finrod, di Elena Kukanova
Finroddi Elena Kukanova

Nato in Eldamar nell’Anno degli Alberi 1300, nello stesso tempo di Turgon suo cugino, Finrod crebbe sotto la luce degli alberi di Valinor, tra Tirion la bella e Alqualondë il Porto dei Cigni, e a lui si volse l’amore di Amarië dei Vanyar, per quanto mai si sposarono finché egli visse a Valinor. E ciò nonostante nella loro famiglia, si riunivano le tre stirpi degli Elfi di Oltremare: i Chiari, i Sapienti, i Marinai. Era egli il fratello maggiore di Angrod, Aegnor e Galadriel.

 

Quando i Noldor si levarono in rivolta a seguito del furto dei Silmaril, dell’assassinio di Finwë e dell’avvelenamento degli Alberi, Finrod, pur non condividendo l’ira di Fëanor, seguì i fratelli oltre il mare: non volle separarsi dagli amici né lasciare il suo popolo sotto l’autorità di colui che non stimava, e vieppiù quando il padre Finarfin, con il cuore esulcerato per l’eccidio ai Porti, decise di tornare indietro e implorare il perdono dei Valar.

Alla testa del convoglio, insieme allo zio Fingolfin, guardava con malinconia Tirion che sfumava nell’orizzonte, fino a che fu possibile vederla. Con sé portava molti tesori preziosi di Valinor, primo fra tutti l’anello della sua stirpe.

 

Quando i Noldor iniziarono a dare forma ai loro regni nella Terra di Mezzo, a seguito della Dagor Aglareb che impose l’Assedio di Angband, Finrod edificò sull’isola di Tol Sirion la torre di Minas Tirith, imponente fortezza che, dall’alto della Valle del grande fiume, dominava il suo corso a sud e le verdi praterie di Ard-Galen a Nord.

Un giorno, mentre discendeva a sud lungo le rive del Sirion in compagnia di cugino Turgon, entrambi caddero in un sonno profondo, ispirato dai potere di Ulmo che a quei tempi erano molto forti nel fiume: e i sogni gravidi di presagi oscuri avvertivano dell’imminente rovina, invitandoli a erigere un rifugio, prima che Morgoth irrompesse dalle porte di Angband a spezzare l’assedio e le schiere del Nord.

 

Nargothrond, di Jonathan Guzi
Nargothronddi Jonathan Guzi

Proprio in quel tempo, Finrod e sua sorella Galadriel furono ospiti del re Elu Thingol nel Doriath, fratello del padre della propria madre Eärwen, figlia per l’appunto di Olwë. Erano dunque legati da un profondo legame di parentela, al di là delle distanze e delle scelte passate.

Fu lì che Finrod, affascinato dai grandi saloni di Menegroth, apprese dal sovrano delle grandi caverne sotterranee scavate dal fiume Narog e dei cunicoli che si inerpicavano sotto l’alta falcata delle sue rive occidentali, che un tempo erano abitate dai Nanerottoli – esuli scacciati dalle dimore dei nani sulle Montagne Azzurre – la cui popolazione era oggi profondamente ridotta, essendo essi gente malfidata e meschina, nemica di tutti fuorché loro stessi.

 

Guidato da quelle parole, egli scese nelle Caverne del Narog, scoprendo tra le pietre antiche sale profonde e forni di forgia, fondando quel baluardo che prese il nome di Nargothrond. Aiutato dai Nani di Nogrod e Belegost, i cui artigiani forgiarono per lui la celebre Nauglamír, Finrod ripagò quel dono con alcune delle gemme che aveva portato con sé da Valinor, che i Nani utilizzarono per altri favolosi monili. Grazie al suo ingegno e alla magnificenza delle sue dimore, si meritò dagli stessi Nani l’appellativo di Felagund, “Costruttore di Caverne”.

Il dominio di Nargothrond si stendeva fino al mare, lasciando intatte le spiagge delle Falas. Amico fedele di Círdan il Carpentiere, Finrod eresse sulla scogliera la torre di Barad Nimras, baluardo contro i venti impetuosi del mare occidentale.

 

Felagund tra gli Edain, di Ted Nasmith
Felagund tra gli Edaindi Ted Nasmith

Trascorsi oltre trecento anni dal loro arrivo in Beleriand, Finrod si spinse a est del Sirion in una caccia insieme a Maglor e Maedhros, figli di Fëanor, con i quali manteneva una stretta amicizia, nonostante i loro trascorsi. Ciò sarà altresì dimostrato alcuni decenni dopo, quando egli ospitò nel suo Regno Curufin e Celegorm, scacciati dalle proprie terre a seguito della Dagor Bragollach.

Durante questa caccia, stanco dell’inseguimento, proseguì da solo verso le cime degli Ered Luin, finché, tra le valli di Thargelion, fu il primo tra i Noldor a incontrare gli Uomini, seguaci di Bëor il Vecchio. Avvicinandosi al loro accampamento notturno, raccolse la rozza arpa di Bëor e, pizzicando le corde, intonò un canto mai udito dal cuore degli uomini: al risveglio, ciascuno credette di trovarsi in un sogno di meraviglia. Permase a lungo tra loro, apprendeva la loro lingua e insegnava loro il Sindarin, intercedendo persino per i Laiquendi d’Ossiriand e ottenendo da Thingol il permesso di guidare gli Uomini alla nuova dimora di Estolad, che da quel tempo sarà nota come “l’accampamento”. Fu in quel torno di tempo che gli Uomini iniziarono a chiamare Finrod Nóm, sapienza: poiché come Oromë nel crepuscolo del Mondo aveva trovato e educato i primi Eldar, così Finrod fece lo stesso per i primi Edain, accompagnandoli alla scoperta del pericoloso e splendente Beleriand.

 

Finrod e Andreth, di Elena Kukanova
Finrod e Andrethdi Elena Kukanova

Della straordinaria amicizia tra Finrod e gli Uomini resta traccia nel dialogo con Andreth, dama della Casa di Bëor, tramandato poi come Athrabeth Finrod ah Andreth, testimonianza di un cuore d’elfo che si apriva al destino degli uomini. Molto viene detto in questo dialogo, che non è possibile riportare in questa sede: di come Andreth conoscesse il passato degli Uomini, che in tempi oscuri di tenebra e solitudine si lasciarono corrompere dalle promesse di Melkor, e che proprio questo peccato originale fosse alla base della loro caducità, così che il Dono di Ilúvatar agli Uomini, visto da questa prospettiva, non fosse altro che una punizione per il loro tradimento. Ma Finrod era di diverso avviso, e spiegava che mai Ilúvatar avrebbe comminato una punizione a coloro che semplicemente, senza guida, avevano seguito il proprio libero arbitrio per paura o per minaccia. Al contrario, proprio il fatto che Andreth parlava quella sera con lui, e che gli Uomini di Bëor avessero scelto l’Occidente, gli Eldar e i Valar, richiamati da null’altro che leggende e racconti, dimostrava che in fondo al proprio cuore avevano già rigettato il Nemico. E che dunque la Morte non era una punizione, ma il segno della predilezione di Eru verso i Secondinati, che ha voluto guidare a un destino che solo lui conosceva.

 

Per approfondimenti sull’Athrabeth vi invitiamo a leggere l’approfondimento dedicato.

 

L'Anello di Barahir, di AllyEdFrown
L’Anello di Barahirdi AllyEdFrown

Molto tempo dopo, quando infine scoppiò la Dagor Bragollach e Morgoth spezzò l’assedio, Finrod combatteva nelle paludi di Serech, circondato dalle schiere orchesche. E sarebbe certamente stato catturato o ucciso, non fosse stato per il sacrificio degli Uomini di Barahir, anch’egli discendente di Bëor il Vecchio, che gli salvò la vita e ne permise la ritirata, coprendo la retroguardia fino all’ultimo uomo. E Finrod, grato, prestò a lui e ai suoi discendenti un giuramento eterno di fedeltà, consacrato dal dono del suo anello, nel quale un serpente divorava l’altro, il cui capo era circondato di fiori. E da quel giorno quel gioiello divenne noto come l’Anello di Barahir, tra gli artefatti più longevi della storia della Terra di Mezzo, e tra i pochi monili di Valinor posseduto dagli Uomini nel corso della Terza Era.

 

Quando, dieci anni dopo, il figlio di Barahir, Beren, si presentò a Nargothrond in cerca di soccorso, Finrod decise di seguirlo nella Cerca del Silmaril per tenere fede al proprio giuramento.

 

Finrod ricorda il proprio giuramento, di Anke Eißmann
Finrod ricorda il proprio giuramentodi Anke Eißmann

E questo perché, nel momento in cui seppe l’obiettivo della missione, comprese che il destino che egli aveva scelto lasciando Valinor si stava concretizzando, ed era ormai legato a quello dei Grandi Gioielli.

Celegorm e Curufin, allora dimoranti a Nargothrond, intravidero la possibilità di conquistarsi un nuovo regno a dispetto dell’accoglienza mostrata da Finrod. E così, con menzogne e velate minacce legate al Giuramento di Fëanor – secondo il quale si dichiararono nemici di chiunque osasse tenere per sé uno dei Silmaril, loro di diritto – persuasero la maggioranza dei guerrieri a restare; soltanto dieci fedeli, guidati da Edrahil, accettarono di partire con Finrod e Beren.

Sotto le Montagne Ombrose sopraggiunsero presso un accampamento di Orchi e li annientarono tutti, impadronendosi di armature e armi; quindi, grazie all’arte magica di Finrod, mutarono volto e sembianze in quelli delle creature di Morgoth. Così camuffati, avanzarono a lungo tra gli Ered Wethrin e le alture di Taur-nu-Fuin. Ma quel gruppo di orchi era sospetto, poiché si muoveva senza rispettare i segnali e i rapporti previsti. Così attirarono l’attenzione di Sauron, che pochi anni prima aveva conquistato la fortezza di Tol Sirion e l’aveva trasformata in un oscuro covo di dolore e sofferenza. Ed era ora nota come Tol-in-Gaurhoth, l’Isola dei Lupi Mannari.

E furono tratti innanzi al trono di Sauron. E non appena gli fu di fronte, Finrod si alzò in piedi e confrontò il Maia. Ed ebbe così luogo il duello tra Felagund e Sauron, cantato da molti.

Finrod intrecciò contro il Signore dell’Ombra canzoni di potere, e la sua forza fu grande; ma alla fine Sauron prevalse. Nel Lai di Leithian si narra:

 

 

“E Finrod crollò abbattuto, perdente”di Kurai Geijutsu

Intonò un canto di stregoneria:
forare, violare, fellonia,
E svelare, scoprire, tradire.
Ma Felagund, senza basire,
Rispose, questo cercando di dire:
Resistere contro il potere,
E fedeltà e segretezza tenere
Come torre, e liberi stare:
Di cangiare e forma mutare;
Lacci elusi, trappole infrante,
Carceri aperte, catene schiante
Avanti e indietro andavano i canti,
Girando, oscillando, via via più tonanti.
Saliva la voce, Felagund resisteva
E la magia e la potenza metteva
Di tutti gli Elfi in ciò che diceva.
Ed ecco dolci nel buio gli alati
Dal Nargothrond cantare beati
E più lontana la voce dell’onda
Di là, in Occidente, lungo la sponda,
La spiaggia di perle, degli Elfi la terra.
S’accrebbe il buio, infuriava la guerra
In Valinor. Rosso sangue scorreva
Accanto al Mare, e il Noldo uccideva
Il Marinaio, e rubava le navi,
Le navi bianche, leggere e soavi;
Dal porto salpava. E gemono i venti,
Urlano i lupi coi ladri fuggenti.
Mormora il ghiaccio del Mare alle foci.
Soffrono in Angband pene atroci
Gli schiavi. Tuono, fuoco ardente –
E Finrod crolla abbattuto, perdente.

JRR Tolkien, Il Silmarillion, “Beren e Lúthien

 

 

La morte di Finrod, di Anke Eißmann
La morte di Finroddi Anke Eißmann

Poi Sauron tolse loro il travestimento, ma benché svelate le fattezze, non poté coglierne i nomi né i propositi, benché vedesse in Finrod un nobile Noldo di schiatta reale. Così li rinchiuse, e uno dopo l’altro furono uccisi dai licantropi, finché rimasero soltanto Beren e Felagund, e nessuno dei compagni venne meno al giuramento. Quando il lupo mannaro, una notte, si avvicinò a Beren per finirlo, Felagund liberò ogni stilla del suo potere, spezzò le catene, e ingaggiò lotta corpo a corpo con la bestia, distruggendola con mani e denti. Ma egli stesso cadde gravemente ferito e spirò nell’oscurità di Tol-in-Gaurhoth, la grande torre che egli stesso aveva innalzato, con Beren che piangeva il suo sacrificio. Non trascorse molto tempo che Lúthien e Huan sarebbero giunti al cancello della Torre, reclamandone la proprietà.

Così morì re Finrod Felagund, riscattando il voto fatto a un Uomo mortale, e chiudendo in lacrime e gloria la propria esistenza nella Terra di Mezzo.

Seppellirono il corpo di Felagund sulla cima del colle dell’isola che era stata sua e che era tornata monda; e la verde tomba di Finrod, figlio di Finarfin, il più nobile di tutti i principi degli Elfi, restò inviolata finché la terra non fu cangiata e sconvolta, travolta da mari tempestosi.

 

Uno studioso riflette su un dipinto di Finrod al comando delle sue truppe, di Donato Giancola
Uno studioso riflette su un dipinto di Finrod al comando delle sue truppedi Donato Giancola

Ma non era la fine. Poiché fino a quando la Prima Era non si chiuse nel turbinio della Guerra dell’Ira, i Noldor esiliati erano gravati dal divieto di tornare in forma corporea nelle Terre Immortali; eppure, quale premio per la sua nobiltà e per quel cuore che mai aveva voluto abbandonare Valinor centinaia di anni prima – e che lo fece solo spinto dall’amore per coloro che amava – Finrod ottenne di essere liberato dalle Aule di Mandos e di rinascere in Valinor dopo brevissimo tempo, come i Giusti tra gli Eldar e come avvenne, di lì a pochi anni del Sole, per Glorfindel di Gondolin.

 

E così, com’è narrato nel Lai di Leithian, Finrod il Beneamato tornò a vivere ad Aman con i Noldor che mai avevano abbandonato Valinor, e coloro che accettarono il perdono dei Valar al termine della Prima Era. E con lui è Amarië la sua diletta, che forse un giorno egli ha infine sposato, sotto le fronde degli alberi di Lórien. E ancora oggi, egli cammina al fianco del padre Finarfin per i sentieri di Eldamar, nella luce di Valinor.

 

Finrod e Finarfin sotto gli alberi di Eldamar, AI
Finrod e Finarfin sotto gli alberi di Eldamar, AI

 

Navigazione

Continua a leggere la categoria Personaggi

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back To Top