Fëanor, di Soni Alcorn Hender

Tirion, 1.169 A.A. – Ered Wethrin, 1.497 A.A.

 

Ché Fëanor era il più possente, in ogni organo del corpo e della mente, per valore come per resistenza, bellezza, intendimento, abilità, forza e acutezza, di tutti i Figli di Ilúvatar, e in lui ardeva una fiamma lucente.
JRR Tolkien, Il Silmarillion, “Il Sole, la Luna e l’Occultamento di Valinor”

 

Elfo dal supremo ingegno e di pari orgoglio, figlio prediletto di Finwë, artiere, fabbro e creatore d’oggetti d’inimitabile foggia e potere, gioiello e dannazione dei Noldor, ribelle, leader e sobillatore, comandante e guerriero, spirito di fuoco e lingua di fiamma, capace di confrontarsi coi Valar stessi e di dichiararsi nemico del più potente tra loro, assassino, Re, eroe.

Ciascuna di queste definizioni non rende che un piccolo aspetto della personalità di Fëanor figlio di Finwë. Il più grande, il più amato e il più temuto dei discendenti di Tata, che condusse i Noldor alla loro più alta gloria, e li trascinò nella più nera dannazione.

 

Nato nell’Anno degli Alberi 1169, Fëanor era figlio di Finwë, primo Re dei Noldor, e della sua prima sposa, Míriel Þerindë. La gestazione del bambino fu straordinariamente lunga, e la sua nascita prosciugò talmente l’energia vitale di Míriel che, esausta, dopo il parto ella si ritirò a Lórien, dove abbandonò volontariamente il proprio corpo e morì. E questa morte costituisce il primo straordinario evento legato alla vita di Fëanor, poiché sua madre fu il primo, e per lungo tempo l’unico, Eldar a morire nel Reame Beato. E non già per incidente o morte violenta, ma per la consunzione di aver dato vita a un indomabile spirito.

Dopo il giudizio dei Valar, che valutarono questa inattesa evoluzione del destino, Finwë fu autorizzato a risposarsi: e dalla sua seconda unione con Indis nacquero Fingolfin e Finarfin, fratellastri di Fëanor, e le figlie Findis e Írimë.

 

Fin dalla giovinezza Fëanor rivelò intelligenza e capacità eccezionali: non fu solo fabbro sopraffino – addestrato in questo dal suocero Mahtan, padre della moglie Nerdanel – ma anche linguista e maestro del sapere. Nel 1250 concepì le Tengwar, raffinando l’antico alfabeto di Rúmil. E forse in questo torno di tempo, o probabilmente ancor prima, creò i palantíri, la naltalma (anche se forse si trattò di un aggiornamento di una tecnologia esistente) e le celebri lampade fëanoriane. Ed è forse proprio durante la lavorazione di questi oggetti, che facevano della luce il centro del proprio potere, lo portò a interessarsi a come le gemme ne operassero la rifrazione, influenzando e venendo influenzate dalle proprietà naturali di questi materiali

 

Ebbe da Nerdanel sette figli: Maedhros, Maglor, Celegorm, Caranthir, Curufin, Amrod e Amras, che sempre seguirono il padre nelle sue imprese, ciascuno in base alle spigolature dell’ingegno del Padre di cui erano principali eredi. E così Curufin ne ereditò le capacità manuali, Maglor l’acume poetico, Maedhros le capacità di comando e di guida militare, Caranthir l’orgoglio, e così via.

 

Nel 1400, il più potente dei Valar, Melkor, riuscì a far credere di essersi pentito. Ricevuto il perdono, tornò a Valinor e cominciò a corrompere i Noldor, mirando soprattutto a Fëanor, che intuiva essere l’Eldar dallo spirito più forte e inquieto, e per questo più adatto ai propri scopi. Questi, tuttavia, diffidava profondamente di Melkor — proprio come il Valar oscuro aveva previsto, consapevole di poter sfruttare questa diffidenza.

 

Forse guidato da una visione profetica, Fëanor cominciò a meditare su come riprodurre la luce dei Due Alberi. Si narra che l’ispirazione possa essere venuta osservando la chioma di Galadriel, che fondeva l’oro e l’argento. Gliene chiese una ciocca per ben tre volte, ma ella sempre lo rifiutò.

 

Fëanor e i Silmaril, di dakkun39
Fëanor e i Silmarildi dakkun39

Fu allora che, nel 1449 degli Anni degli Alberi, cominciò a concepire, e poi a realizzare, la sua opera più alta e complessa, che divenne i tre Silmaril. In meno di un anno, riuscì a imprigionare la luce dei Due Alberi in tre gemme incorruttibili. Si dice che avesse utilizzato un composto di propria invenzione, la silima, malleabile come vetro eppure capace d’infinite rifrazioni, come se la luce venissi da esso imprigionata e rigenerata, anziché semplicemente rifratta.

E dei Silmaril fu così geloso che non li mostrava più a nessuno se non alla sua famiglia. Li portava sul capo come emblemi di gloria. E questa volontà di esclusivo possesso, benché generata dalle sue stesse mani, istillò nella sua famiglia e tra i Noldor il primo seme del desiderio che li condusse alla ribellione.

 

Melkor bramava i Silmaril e odiava Fëanor, ma i Valar erano ancora ignari delle sue vere intenzioni. Si racconta infatti che Manwë stesso, non essendo capace di concepire il male, non fosse in grado di vederlo negli altri. E così si convinse del pentimento del Fratello al di là di ogni ragionevole dubbio.

Ma nel frattempo Melkor agiva: egli istillò il sospetto di Fëanor verso il fratellastro Fingolfin, insinuando che volesse usurpargli il trono e rubargli i gioielli. Ben presto, i Noldor iniziarono a forgiare armi, cosa fino ad allora inedita a Valinor.

 

La spada fu sguainata, di Jenny Dolfen
La spada fu sguainatadi Jenny Dolfen

E fu con una di queste armi che nel 1490 Fëanor minacciò la vita di Fingolfin davanti a tutti gli Eldar riuniti, e perfino di fronte ai Valar. Per questo fu esiliato a Formenos, la magione di famiglia, che si trovava a Ovest, lontano da Tirion e da Valmar. Qui si recò con gran parte del suo tesoro, inclusi i Silmaril. E Finwë, per amore paterno, lo seguì.

 

Quando infine i Valar cominciarono a rendersi conto delle agitazioni dei Noldor, non ci misero molto a risalire a chi potesse averli sobillati a tal punto. E così Melkor fu smascherato, e i Valar ne ordinarono la cattura per metterlo a giudizio. Ma Egli aveva intuito cosa stava avvenendo rendendosi irreperibile. E poi ricomparve proprio a Formenos. Tentò di sedurre Fëanor con nuove menzogne, ma andò troppo oltre.

 

Fëanor intuì che il suo vero obiettivo erano i Silmaril e lo scacciò. Poco dopo, Melkor fuggì a Sud, nelle terre di Avathar, ove portò a compimento il proprio piano di vendetta, stringendo alleanza con una mostruosa creatura d’ombra, che venne poi chiamata Ungoliant, che attese nel buio il richiamo del Vala.

 

Nel 1495, i Valar tentarono una riconciliazione tra Fëanor e Fingolfin. Fingolfin gli offrì la mano in segno di pace, che Fëanor accettò con riluttanza, accettandone però le scuse e suggellando la loro parentela.

Ma la ruota de destino, nel frattempo, girava sempre più rapidamente. Perché in quel tempo Melkor e Ungoliant giunsero Formenos, e qui uccisero Finwë e sottrassero i Silmaril, per poi cavalcare fino al colle di Ezellohar nascosti da una nera nube. Qui il Ragno avvelenò gli Alberi, suggendone fino all’ultimo la linfa vitale, e gettando Valinor nell’oscurità. E poi, protetti dall’oscurità di Ungoliant, che nel frattempo era cresciuta a dismisura, tornarono a Est, a riprendere possesso delle fortezze abbandonate tre ere prima.

 

Quando i Valar e gli Eldar giunsero di fronte agli alberi, Yavanna dichiarò che solo la luce contenuta nei Silmaril poteva guarirli. Così Manwë chiese a Fëanor di cederli. Ed egli rifiutò con veemenza, sostenendo che imporre tale sacrificio sarebbe stato un atto di tirannia, non dissimile da quello di Melkor. E si dice che, nonostante le sue menzogne fossero ormai state smascherate, pure un germoglio delle sue parole era rimasto nella mente di Fëanor, che temeva che, se non Melkor, qualcun altro avrebbe preteso i suoi gioielli.

E proprio in quel momento giunse la notizia che Melkor aveva assaltato Formenos, uccidendo Finwë e rubando i Silmaril.

 

Quanto avvenne dopo rappresenta un momento cruciale della storia dei Noldor, portatore di conseguenze per lunghe ere a vanire. Poiché Fëanor dichiarò che quanto avvenuto era sì responsabilità di Melkor, che per la prima volta egli chiamò Morgoth, Nero Nemico, ma che anche i Valar portavano su di sé la colpa, essendo della stessa schiatta di Melkor. E che se i Valar non avevano le capacità, o l’intenzione, di rivalersi sul proprio pari, ecco che i Noldor lo avrebbero fatto.

E in quel momento proclamò insieme ai propri figli un terribile giuramento, in cui essi promisero di perseguitare chiunque – Elfo, Vala, Maia o Uomo non ancora venuto – osasse prendere per sé i Silmaril. Ed egli pose in agitazione i Noldor, invocando che chiunque avesse a cuore la propria stirpe si unisse a lui per reclamare vendetta verso Morgoth.

 

Il Giuramento di Fëanor, di Ted Nasmith
Il Giuramento di Fëanordi Ted Nasmith

Quindi Fëanor pronunciò un terribile giuramento. I suoi sette figli balzarono pronti al suo fianco, e insieme fecero identica promessa, e rosse come sangue balenarono le loro spade sguainate al lume delle torce. Un giuramento, fecero, che nessuno oserebbe infrangere, e nessuno dovrebbe fare, e fu per il nome di Ilúvatar, invocando su se stessi il Buio Eterno se non l’avessero mantenuto; e Manwë chiamarono a testimone, e Varda, e il sacro monte di Taniquetil, giurando di perseguire con vendette e odio, sino ai termini del Mondo, Vala, Demone, Elfo e Uomo ancora non nato, e ogni creatura, grande o piccola, buona o cattiva, che il tempo avrebbe gettato nella successione dei giorni, la quale osasse prendere, tenere o conservare un Silmaril di loro proprietà.
JRR Tolkien, Il Silmarillion, “La Fuga dei Noldor”

 

E in molti risposero, la maggior parte degli Eldar di Tirion, e con essi Fingolfin e Finarfin, i fratellastri di Fëanor, che avevano il cuore esulcerato per la morte del Padre. Ma molte cose avvennero durante e dopo la partenza dei Noldor, ancora oggi ricordate con dolore dagli Eldar rimasti.

Poiché, volendo raggiungere la terra di Mezzo, Fëanor chiese ai Teleri le loro navi. Ma essi non osavano ribellarsi ai Valar, né ritenevano che la decisione dei Noldor corrispondesse a saggezza. E così rifiutarono. Ma nella sua follia, Fëanor non accettò il loro rifiuto, e ordinò ai suoi di prenderle con la forza. Nel combattimento che seguì, i Noldor ebbero la meglio, facendo strage dei marinai. E questa tragedia, divenuta nota come l’eccidio di Alqualondë, rappresentò la prima occasione nella quale Eldar uccisero altri Eldar, compiendo un peccato inaudito che costò a tutti gli Esuli l’impossibilità di ritornare a Valinor.

 

Così infatti sentenziò Mandos, quando si parò innanzi alla schiera dei Noldor che marciava verso Nord. Ed egli profetizzò un destino di Morte e sofferenza per tutti coloro che avrebbero preso la via dell’Est, a cagione del sacrilegio compiuto. E alcuni risposero a questa profezia dando voce alla sofferenza che provavano nel proprio cuore. E tra di essi Finarfin, che con alcuni dei suoi abbandonò la schiera e scelse di tornare, implorando il perdono dei Valar, e che da allora regna a Tirion sui Noldor rimasti.

Ma Fëanor dal canto suo se ne fece beffe, ribadendo la propria volontà di libertà e vendetta. E non passò molto tempo ch’egli sentì l’urgenza di recarsi a Est, a costo di abbadonare i propri consanguinei lungo la terribile via per Helcaraxë, poiché le navi non bastavano per tutti.

Egli e i suoi figli le presero con l’inganno, attraversarono il mare e sbarcarono a Losgar. Qui Maedhros chiese al padre se potessero ora tornare a Ovest per raccogliere il resto della schiera, e in particolare Fingon figlio di Fingolfin, verso cui provava una stretta amicizia. Ma Fëanor, che ormai non distingueva più amici e nemici, ordinò di bruciarle, così che nessuno potesse tornare indietro.

Com’è noto, Fingolfin condusse comunque il proprio popolo attraverso i ghiacci del Nord, e nonostante la fatica, la disperazione e la perdita di alcuni di loro, essi giunsero alcuni mesi dopo nella Terra di Mezzo, per apprendere delle conseguenze delle azioni di Fëanor.

 

Infatti Morgoth non era rimasto sordo a quanto avveniva sulle coste. All’arrivo dei Noldor in Mithrim, Morgoth inviò le sue armate da Angband. Ma tale era la potenza dei Noldor ancora ammantati della luce degli Alberi, ch’essi mandarono in rotta il suo esercito, costringendolo a una tragica ritirata lungo Ard-Galen. E Fëanor, accecato dall’ira, li inseguì fino alle porte stesse di Angband, reclamando vendetta da Morgoth. Ma qui, circondato da pochi uomini, cadde in un’imboscata dei Balrog e fu mortalmente ferito da Gothmog, loro signore.

 

L'ultimo duello di Fëanor, di Pete Amachree
L’ultimo duello di Fëanordi Pete Amachree

 

Portato via dai suoi figli, spirò sui pendii degli Ered Wethrin, lanciando una triplice maledizione a Morgoth. E i suo spirito ardente consumò il suo corpo, riducendolo in cenere: nessuno, prima né dopo, è morto così.

 

La Morte di Fëanor, di Jenny Dolfen
La Morte di Fëanordi Jenny Dolfen

Così morì Fëanor figlio di Finwë, impareggiabile per orgoglio, ingegnò e follia, la cui eredità per lungo tempo accompagnò il destino dei Noldor nei secoli a venire. E ciò sia per l’importanza delle opere con cui egli aveva adornato il mondo, dalle lettere alle lampade, sia per le conseguenze delle sue scelte: poiché il Giuramento ch’egli aveva pronunciato porterà i sui figli a compiere due altre stragi nei confronti di Eldar e poi di Uomini: nel Doriath e ai Porti del Sirion. E, in generale, rappresentò sempre un elemento di sfiducia tra i membri dei Popoli Liberi, a causa di una colpa che solo molti secoli di guerra e sofferenze contribuirono a lenire, e solo nella Terza Era, con la sconfitta di Sauron, si risolsero definitivamente.

 

 

 

Navigazione

Continua a leggere la categoria Personaggi

One thought on “Fëanor

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back To Top