Scaraventai giù il mio nemico

«Ivi, in cima a Celebdil, vi era una solitaria finestra nella neve, e al di là di essa uno stretto spazio, che pareva un vertiginoso nido d’uccello rapace sovrastante le nebbie del mondo. Il sole vi scintillava con violenza, ma in basso ogni cosa era avvolta dalle nubi. Lui con un balzo fu all’aperto, e nel momento in cui lo raggiunsi avvampò in nuove fiamme. Nessuno ci vide, altrimenti, nei secoli a venire, forse si canterebbero canzoni sulla Lotta del Picco». Improvvisamente Gandalf rise. «Ma che cosa potrebbero dire le canzoni? Coloro che dal basso miravano la lontana vetta pensarono che il monte fosse incoronato di tempesta. Udirono tuoni, e videro lampi e fulmini scagliarsi su Celebdil e ricadere in una pioggia di lingue di fuoco. Non basta forse questo? Un grande fumo s’innalzò intorno a noi, vapori e foschie si sprigionarono. Il ghiaccio cadde come pioggia. Scaraventai giù il mio nemico, e lui precipitando dall’alto infranse il fianco della montagna nel punto in cui cadde. Allora fui avvolto dall’oscurità, errai fuori dal pensiero e dal tempo, e vagabondai lontano per sentieri che non menzionerò.


– Ancalagon, Where once was Light now Darkness falls

Brano tratto da: Il Signore degli Anelli, “Il Cavaliere Bianco”

Illustrazione: fotogrammi della trilogia di Peter Jackson “Il Signore degli Anelli”

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