Ancalagon

aiuto!

«Thorin! Balin, Oin! Gloin! Fili! Kili!» egli gridò più forte che poté – e la sua voce era solo un esile suono in quella tenebrosa vastità. «Si è spenta la luce! Che qualcuno venga qui ad aiutarmi!». Per il momento il coraggio gli era completamente venuto a mancare.…

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La torcia cadde a testa in giù e si spense!

Ora riprese ad avanzare. Scese dall’altra parte del grosso mucchio, e il bagliore della sua torcia svanì dalla vista dei Nani che lo guardavano. Presto però lo rividero lontano lontano. Bilbo stava attraversando la sala.
Avanzò finché non raggiunse le grandi porte all’estremità più lontana e lì un soffio d’aria lo rinfrescò, ma spense quasi la sua luce.…

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ne sarebbero nati guai

Improvvisamente il braccio di Bilbo si protese verso di essa attirato dal suo incanto. La sua piccola mano non riusciva a contenerla, perché era una gemma grossa e pesante; ma egli la raccolse, chiuse gli occhi e se la mise nella più profonda delle sue tasche.…

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il Cuore della Montagna

La ragione era l’Archepietra, il Cuore della Montagna. Così arguì Bilbo dalla descrizione di Thorin; e in verità non potevano esserci due gemme come quella, nemmeno in un tesoro così meraviglioso, nemmeno in tutto il mondo. Mentre si arrampicava, lo stesso bianco splendore aveva brillato davanti a lui e attirato i suoi passi in quella direzione.…

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non ne sapevano la ragione

Videro la piccola sagoma scura dello Hobbit muoversi sul pavimento tenendo levato il suo lumicino. Di tanto in tanto, mentre era ancora abbastanza vicino, essi coglievano un bagliore e un tintinnio quand’egli inciampava in qualche oggetto d’oro. La luce divenne più piccola a mano a mano che egli si allontanava errando per la vasta sala; poi cominciò ad alzarsi danzando nell’aria.…

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Hai dei modi garbati

«Be’, ladro! Ti fiuto e ti riconosco all’odore. Odo il tuo respiro. Vieni avanti! Serviti ancora, ce n’è in abbondanza e d’avanzo!».
Ma Bilbo non era proprio ignorante fino a questo punto in scienza draghesca, e se Smog sperava di farlo avvicinare così facilmente rimase deluso.…

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Così si sedettero accanto alla porta a osservare

Dopo un po’ un bagliore tremolante indicò loro che stavano ritornando, Oin con in mano una torcetta di pino accesa, e Gloin con un pacco di altre torce sotto il braccio. Bilbo trottò velocemente verso la porta e prese la torcia; ma ancora non riuscì a persuadere i Nani ad accendere le altre o a venire a raggiungerlo.…

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chi può farmi luce!

«Vorrei proprio sapere a che razza di gioco Smog sta giocando» egli disse. «Però direi senz’altro che è fuori casa, oggi (o stanotte, o quello che è). Se Oin e Gloin non hanno perso i loro acciarini, forse possiamo fare un po’ di luce e dare un’occhiata in giro prima che la fortuna cambi.…

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Va’ in malora, Smog, brutto mostro!

Non c’era un filo di luce – tranne, come gli sembrò quando alla fine alzò la testa, un pallido barlume bianco, sopra di lui e lontano nell’oscurità. Ma esso non era affatto una scintilla di fuoco di drago, sebbene il tanfo del mostro fosse pesante in quel luogo, e Bilbo si sentisse in bocca il sapore dei fumi dragheschi.…

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Lì giacque a pancia in giù

«Adesso, mi raccomando, state attenti!» sussurrò lo Hobbit «e sforzatevi più che potete di non far rumore! Può darsi che non ci sia nessuno Smog, ma può anche darsi che ci sia. Non corriamo rischi inutili!».
Scesero sempre più giù. I Nani, naturalmente, non potevano gareggiare con lo Hobbit nell’avanzare veramente di soppiatto, e fecero un sacco di sbuffi e stropiccii che l’eco ingrandiva in modo allarmante; ma anche se di tanto in tanto Bilbo si fermava pieno di paura ad ascoltare, non un suono si levò da sotto.…

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