Non a caso cadono le foglie di Lorien…
E non a caso Dama Galadriel ha dispensato i suoi doni.
“Galadriel guardò a lungo i suoi ospiti, ed infine rivolse loro di nuovo la parola.
«Abbiamo bevuto la coppa d’addio», disse, «e le ombre calano tra di noi. Ma prima che partiate, vi sono nella mia barca dei doni che il Signore e la Dama dei Galadhrim vi offrono in memoria di Lothlórien». Li chiamò allora uno per uno.
A Legolas offrì un arco come quello dei Galadhrim, più lungo e più robusto degli archi del Bosco Atro, la cui corda era fatta di capelli elfici. Era accompagnato da una faretra di frecce.”
Grazie al dono fatto a Legolas, la compagnia scamperà a un grande pericolo, pur non rendendosene conto in quel momento.
Dopo l’inondazione al Guado del Bruinen, furono trovati i corpi di 8 dei 9 cavalli dei Nazgûl , leggiamo in A reader’s Companion, che senza dubbio fu inviato aiuto agli altri Spettri dell’Anello mentre tornavano indietro, e fu loro imposto di rimanere di nuovo nascosti.
Successivamente, Sauron (probabilmente affiancato dal Signore di Angmar) pensò alle cavalcature alate; tuttavia le tenne nascoste.
Verso il febbraio del 3018, mentre la Compagnia dell’Anello sta navigando l’Anduin, i Nazgûl tornano ad agire e questa volta in modo più pericoloso, dal cielo.
Uno di loro perlustra il fiume dall’alto alla ricerca della Compagnia.
Sauron aveva proibito agli Spettri di mostrarsi a ovest del Grande Fiume. Il Nazgûl doveva quindi volare rasente la sponda orientale (quella dal lato di Mordor) per spiare di nascosto senza allarmare i loro nemici. Quella notte, sente la presenza della Compagnia sulla sponda opposta, ma gli occhi acuti di Legolas percepiscono qualcosa e l’Elfo scocca una freccia colpendo la bestia alata.
Anche se in quel momento i compagni non sanno quale pericolo hanno corso, il colpo di Legolas è stato determinante per la la loro salvezza, visto ciò che sarebbe avvenuto da lì a poco: nei giorni successivi, infatti, in seguito alla morte di Boromir e alla cattura di Merry e Pipino, lo Spettro avrebbe facilmente avvistato Aragorn, Legolas e Gimli che correvano all’inseguimento degli Orchi, o avrebbe guidato gli Orchi in salvo prima che i Rohirrim li sterminassero, senza contare che avrebbe quasi certamente avuto l’occasione di individuare e catturare Sam e Frodo.

Ecco il brano
Legolas posò il suo remo e prese in mano l’arco regalatogli a Lórien; con un balzo fu sulla sponda e fece qualche passo su per il pendio. Tese la corda dell’arco e vi appoggiò la freccia, voltandosi a scrutare al di là nell’oscurità. Dall’altra parte delle acque giungevano grida stridule, ma non si vedeva nulla.
Frodo levò lo sguardo sull’Elfo che lo sovrastava, alto, con gli occhi fissi nel buio, alla ricerca di un bersaglio da colpire. Scura era la sua testa, e cinta da una corona di stelle bianche ed aguzze che luccicavano nei neri stagni del cielo dietro di lui. Ma ora da sud le grandi nubi incominciarono ad avanzare, proiettando le loro ombre scure nelle pianure stellate, navigando sempre più su nel cielo. La Compagnia fu colta da un improvviso terrore.
«Elbereth Gilthoniel!», esclamò sospirando Legolas e guardando verso l’alto.
In quel momento una forma oscura, come una nube eppure non una nube, poiché navigava molto rapidamente, apparve dal nero del Sud, dirigendosi con velocità verso la Compagnia, oscurando ogni luce man mano che si avvicinava. Videro presto che si trattava di un essere dalle ampie ali, più nero degli abissi della notte. Voci selvagge e feroci si levarono dall’altra sponda in segno di saluto. Frodo sentì un brivido glaciale attraversargli la schiena, come il ricordo della vecchia ferita, alla spalla, e stringergli il cuore in una morsa. Si accoccolò come per nascondersi.
D’un tratto il maestoso arco di Legolas si tese e fischiò. Un suono stridulo accompagnò la partenza della freccia scoccata dalla corda elfica. Frodo levò lo sguardo al cielo. La forma alata volteggiava quasi sul suo capo; si udì un roco gracchiare, ed essa precipitò dal cielo, piombando nelle tenebre della riva orientale. Il cielo si fece nuovamente limpido. Si sentì un tumulto di voci lontane che imprecavano e si lamentavano nell’oscurità, poi più nulla. Da est quella notte non giunse più alcun grido, né alcuna freccia.
«Lodati siano l’arco di Galadriel, e la mano e la vista di Legolas!», disse Gimli, rosicchiando un biscotto di lembas. «Che meraviglioso tiro nel buio, amico mio!».
«Ma chissà quale fu il bersaglio!», disse Legolas.
«Io non lo so», disse Gimli. «Ma sono felice che l’ombra non si sia avvicinata ancor di più. Non mi piaceva per nulla. Troppo mi ricordava l’ombra di Moria…, l’ombra del Balrog», soggiunse bisbigliando.
«Non era un Balrog»,, disse Frodo, rabbrividendo ancora per la gelida corrente che era penetrata in lui. «Era qualcosa di più dell’Anello freddo. Credo si trattasse di…». S’interruppe e rimase silenzioso.
«Cosa credi?», chiese Boromir ansioso, chinandosi fuori dalla sua barca, come per dare un’occhiata al volto di Frodo.
«Credo… No, non ho intenzione di dirlo», rispose Frodo.
«Qualunque cosa fosse, il suo crollo ha sconvolto i nemici».





