Contea, 6 aprile 2.980 T.E. – Salpato a Ovest dopo il 61 T.E.
“Credevo che i meravigliosi protagonisti delle leggende partissero in cerca di esse, perché le desideravano, essendo cose entusiasmanti che interrompevano la monotonia della vita, uno svago, un divertimento. Ma non accadeva così nei racconti veramente importanti, in quelli che rimangono nella mente. Improvvisamente la gente si trovava coinvolta, e quello, come dite voi, era il loro sentiero. Penso che anche essi come noi ebbero molte occasioni di tornare indietro, ma non lo fecero. E se lo avessero fatto noi non lo sapremmo, perché sarebbero stati obliati. Noi sappiamo di coloro che proseguirono, e non tutti verso una felice fine, badate bene; o comunque non verso quella che i protagonisti di una storia chiamano una felice fine.”
JRR Tolkien, Il Signore degli Anelli, “Le Scale di Cirith Ungol”.
Poche sono le figure capaci di incidere in maniera profonda e decisiva nelle vicende della propria stirpe, e ancora meno quando si parla degli Hobbit. Eppure Samvise Gamgee, il Giardiniere, il Sindaco, il Portatore, ha avuto un impatto sulla storia degli Hobbit, e per estensione anche sulla nostra, con pochi pari nella storia di Arda.
Ciò che rende ancora più straordinaria la sua figura è il fatto che il destino di Sam sembrava essere tracciato su un percorso più banale e più semplice. Sam nacque il 6 aprile 2980 TE nella Contea, figlio più giovane di Hamfast il “Gaffiere” Gamgee e Bell Buonabimba; ebbe due fratelli e tre sorelle: Hamson, Alfredo, Daisy, May e Begonia.

Vivevano in una casa in Via Saccoforino nella Contea, vicino a Casa Baggins. Giardiniere di professione e di parola semplice, Sam aiutava il Gaffiere a curare il giardino della villa. Durante la giovinezza, il nonno e lo zio Andy gli insegnarono l’arte di fare le corde.
Lavorando a Casa Baggins conobbe Bilbo, che gli insegnò a leggere e alimentò in lui l’amore per gli Elfi, la poesia e la convinzione che il mondo nasconda meraviglie più grandi di quanto la maggior parte degli Hobbit immagini. Una caratteristica che lo distinse fin da subito, con disappunto del Gaffiere: alla ricerca di Elfi e altre meraviglie, Sam era solito vagabondare fuori Hobbiville e conosceva bene le campagne per una ventina di miglia tutt’intorno al villaggio. Ma oltre questo confine, si apriva l’ignoto.
Hobbiville non disponeva di una locanda, e quindi tutti si ritrovavano a Lungacque. Una sera, al Drago Verde, discusse con Ted Sabbioso d’insolite voci: l’avvistamento di un “Uomo-albero” da parte del cugino Hal, e di drappelli di Elfi in partenza dalla Terra di Mezzo. Ted liquidò tutto come sciocchezze: al contrario di Sam, era uomo pratico e avido, assai poco disposto a credere che il mondo potesse riservare qualcosa di più della quotidianità. Quella sera, tornando a Hobbiville, Sam vide arrivare Gandalf in visita a Frodo dopo molti anni, e decise di saperne di più.
Sam fu tra i “Congiurati” radunati da Meriadoc Brandybuck per vegliare su Frodo e sull’Anello ereditato da Bilbo, di cui tutti sapevano, sebbene nessuno o quasi ne parlasse apertamente. Essendo il più vicino a Frodo, divenne il loro “investigatore capo”, incaricato di origliare le conversazioni tra Frodo e Gandalf.

Mentre lavorava in giardino, Sam ascoltò la discussione in cui Gandalf rivelò che l’Anello di Bilbo era l’Unico, forgiato da Sauron in persona nel Monte Fato, cinquemila anni prima.
Quando Sam sentì che Frodo avrebbe dovuto lasciare la Contea, si tradì con un colpo di tosse. Scoperto, e terrorizzato, fu scelto da Gandalf per accompagnare Frodo nella prima tappa del suo viaggio, che avrebbe dovuto condurlo a Brea.
Pur avendo l’ordine di mantenere il segreto, Sam non poté fare a meno di coinvolgere gli amici più stretti di Frodo: i cugini Merry e Peregrino Tuc e l’amico Fredegario ‘Grassotto’ Bolgeri.
I tre convinsero Frodo a portare anche loro, coprendo la loro fuga grazie a Grassotto, che sarebbe rimasto a Crifosso, ove Frodo si era trasferito dopo aver venduto Casa Baggins – e proprio ai Sackville-Baggins! – per far credere che non si fosse mosso da lì.
Partirono all’alba passando per una porta segreta e si addentrarono nella Vecchia Foresta, ove fecero la conoscenza dei pericoli che riservava il Mondo al di là della Contea. Due volte furono in grande pericolo: quando furono presi dal Vecchio Uomo Salice, e quando furono rinchiusi nei Tumulilande. In entrambi i casi i quattro Hobbit furono salvati da Tom Bombadil che li aiutò a raggiungere Brea, ove presero alloggio alloggio al Puledro Impennato.
Qui furono avvicinati da un Uomo misterioso, che si presentò come Aragorn il Ramingo.
Sam fu probabilmente il più diffidente nei suoi confronti, ma bastò l’aiuto ricevuto per evitare i Cavalieri Neri a garantirgli la sua fiducia. Nella notte, le spie dei Cavalieri Neri fecero fuggire i pony; ma con l’aiuto di Omorzo Cactaceo, gli Hobbit acquistarono il malandato pony di Billy Felci. Quando, lasciando Brea, Billy li canzonò, Sam, stufo e furioso, gli tirò una mela centrandolo in fronte. Durante il viaggio si affezionò all’animale, che battezzò Bill.
Attraversate paludi e boscaglie, giunsero a Colle Vento, dove i Nazgûl li attendevano. E nello scontro successivo, ferirono Frodo con una Lama di Morgul, che lo precipitò in un nero deliquio. La preoccupazione di Sam fu temperata solo dall’arrivo di Glorfindel, che li condusse verso Imladris in una corsa contro il tempo e contro i cavalli Neri: quando Frodo, dopo mille pericoli, fu infine salvato e giunse a Gran Burrone, Sam vegliò tre giorni al suo capezzale (insieme a Bilbo), allontanandosi solo su ordine di Gandalf.

Alcuni giorni dopo, un grande consiglio fu tenuto a Imladris, che divenne famoso come il Consiglio di Elrond. Sam, pur non essendo invitato, origliò in silenzio fino a quando fu deciso che Frodo sarebbe stato Portatore dell’Anello; allora saltò fuori: “Andrà da solo? Almeno io devo accompagnarlo”, disse. Ed Elrond lo confermò, poiché era impossibile separarli.
Com’è noto, la Compagnia fu composta da Gandalf, da Frodo, Sam, Merry e Pino, e dagli emissari dei popoli liberi: Aragorn e Boromir per gli Uomini, Legolas per gli Elfi e Gimli per i Nani.
Sam volle portare con sé Bill anche oltre Gran Burrone, temendo che deperisse senza di loro.
Respinta dal Caradhras e attaccati da un branco di mannari, la Compagnia prese la via di Moria. Sam ne rimase affranto, non solo per il pericolo di attraversare le miniere, ma soprattutto perché ciò significava lasciare Bill. Dopo averlo rimandato verso Gran Burrone, la Compagnia si accampò presso le Porte di Durin. Proprio mentre stavano per entrare, l’Osservatore nell’Acqua tentò di ghermire Frodo: Sam lo salvò, colpendo più volte i tentacoli con la spada.
Il lungo viaggio nell’Oscurità si concluse con il celebre scontro tra Gandalf e il Flagello di Durin. E Gandalf cadde nell’abisso insieme al suo nemico. Condotti da Aragorn, i membri della Compagnia giunsero a Lothlórien, dove trascorsero diversi giorni ospiti di Galadriel e Celeborn.
Gli Elfi dissero ridendo che Sam respirava così forte che avrebbero potuto colpirlo al buio. Fu l’unico dei quattro Hobbit a dormire senza problemi su un talan, la piattaforma arborea degli Elfi. Durante la loro permanenza, Sam si unì al ricordo di Gandalf con una strofa dedicata ai suoi fuochi d’artificio.

A Cerin Amroth si stupì della luce del giorno in un reame elfico: “pensavo che gli Elfi fossero tutti per la luna e le stelle; e questo invece è più elfico di qualunque cosa abbia sentito raccontare”.
Quella notte, insieme a Frodo guardò nello Specchio di Galadriel. E a differenza del suo Padrone, vide alberi abbattuti e il Mulino sostituito da un grande edificio di mattoni rossi, e la Contea in fiamme. Questa immagine lo tentò a tornare a casa, ma Sam seguì il consiglio di Galadriel a non lasciare che lo Specchio decidesse per lui. Al congedo, Galadriel gli donò una scatola di terra del suo frutteto.
Fu a Nen Hithoel che la compagnia si sciolse. Quando Frodo rifiutò di seguire Boromir a Minas Tirith, suscitandone la rabbia, maturò la convinzione di doversi recare a Mordor da solo: troppo forte era la presa dell’Anello, e imprevedibili le conseguenze in caso in cui altri membri della Compagnia ne venissero avvinti. Cercò quindi di allontanarsi in segreto in barca; Sam lo raggiunse a nuoto pur non sapendo nuotare. E i due Hobbit presero insieme la strada verso Est.
Presto, si accorsero di non essere soli, e smascherarono Gollum, che li aveva seguito fin da Moria. Se Frodo, condividendone gli effetti dell’Anello, era maggiormente portato alla comprensione nei confronti di Gollum, Sam rimase diffidente e lo trattò con asprezza, contribuendo (in parte e senza volerlo) a spingerlo al tradimento nella tana di Shelob.
Insieme, i tre attraversarono gli Emyn Muil e la Paludi Morte, tentarono di entrare a Mordor dal Nero Cancello e si spinsero poi a Sud.
Nell’Ithilien riuscì a coronare uno dei propri sogni, vedendo dal vivo un Olifante. Qui si arrischiò ad accendere un fuoco per cuocere conigli in umido, il cui fumo attirò Faramir e i suoi ranger. Portati a Henneth Annûn, Sam rivelò lo scopo della loro missione e la natura dell’Anello. Ma Faramir non la ostacolò, e forse per la prima volta da quando avevano salutato Aragorn, Sam vide in quest’Uomo qualcuno di cui fosse possibile fidarsi.

Entrati nella Valle di Morgul, assistettero alla partenza degli eserciti guidati dal Re Stregone, e intrapresero la perigliosa salita verso Cirith Ungol.
Nella Tana di Shelob, Gollum li tradì, sperando di poter recuperare l’Anello una volta che Lei li avrebbe uccisi. E qui si verificò una delle più grandi imprese condotte da un Hobbit: perché per salvare Frodo, Sam combattè contro il grande Ragno, ferendone la carne più a fondo di quanto nessun altro, Elfo, Uomo o Orco avesse fatto dai tempi antichi.

Nel frattempo, Frodo giaceva immobile, come morto. Così, consapevole della missione che ancora doveva essere svolta, Sam raccolse l’Anello: tentato dalla vendetta, scelse invece di completare la missione. Eppure nel frattempo l’Unico aveva iniziato a tentarlo: come raccontò a Frodo, Sam vide nella propria mente la sua immagine come un grande guerriero, capace spada in pugno di sottomettere da solo le schiere di Mordor.
Quando gli Orchi presero il corpo di Frodo, Sam li sentì dire che era ancora vivo e li seguì nella Torre di Cirith Ungol. Trovò che Uruk e Orchi di Morgul si erano massacrati tra loro per la cotta di mithril di Frodo, il che rese più agevole il salvataggio e la fuga.
Sam e Frodo proseguirono verso il Monte Fato, travestiti da Orchi. La via era un mare di rocce taglienti e cenere. E lentamente cominciarono a salire la grande montagna.
Quando Frodo crollò, Sam lo portò in spalla sul pendio. Ma qui, infine furono nuovamente raggiunti da Gollum. Sam lo tenne a bada, mentre Frodo correva nel Sammath Naur.
Dentro il Vulcano, Sam gridò a Frodo di distruggere l’Anello; ma Frodo, vinto dal potere dell’Unico, lo reclamò e scomparve. Gollum assalì Sam, che svenne; rinvenuto, vide Gollum lottare con un avversario invisibile, fino a che non staccò a morsi il dito di Frodo con l’Anello, riportandolo alla vista. Ma nella gioia per aver riconquistato il proprio Tesoro, inciampò e precipitò nella lava, distruggendo se stesso e l’Anello.
Mentre l’Orodruin eruttava, i due Hobbit furono salvati da Gwaihir, Signore delle Aquile, con Landroval e Meneldor, e portati in salvo.
Rimessisi a Minas Tirith, Sam e Frodo assistettero, con gli altri della Compagnia dell’Anello, all’incoronazione di Re Elessar. Tornati nella Contea, la trovarono devastata proprio come Sam aveva visto nello Specchio di Galadriel: Saruman, sotto il nome di Sharkey, aveva esteso il proprio dominio alla Contea, facendo venire Uomini malvagi dal Sud, i Ruffiani, e sfruttando la complicità alcuni Hobbit rinnegati. Il paesaggio ne fu devastato: gli alberi giacevano sradicati, e il nero fumo delle fornaci riempiva l’aria.
Con Frodo, Pipino e Merry, Sam guidò la resistenza e combatté nella Battaglia di Lungacque, scacciando gli scherani di Saruman. Dopo la morte di Saruman per mano dell’infido Grima Vermilinguo, Sam si adoperò per rifar rifiorire la Contea: grazie ai doni di Dama Galadriel, la terra fu bonificata e tornò in breve bella e fertile. Il Grande Albero della Festa era stato tagliato: Sam vi piantò una noce d’argento, che divenne il Mallorn d’Oro, unico nella Contea.

Dopo la fine della Terza Era, Sam sposò Rosie Cotton. Ebbero tredici figli: Elanor la Bella, Frodo, Rosa, Merry, Pipino, Cioccadoro, Hamfast, Daisy, Primrose, Bilbo, Ruby, Robin e Tolman.
Quando Frodo Baggins annunciò la partenza per le Terre Immortali, donò a Sam il Libro Rosso dei Confini Occidentali e la proprietà di Casa Baggins, dove la sua famiglia, che da allora fu detta dei Giardinieri, visse per molti anni.
Dopo le dimissioni di Will Piedebianco dalla carica di Sindaco di Pietraforata, nel 1427 Sam fu eletto Sindaco della Contea: un titolo che mantenne per sette mandati consecutivi di sette anni. Con Rosie compì anche un viaggio a Gondor, ospiti di Re Elessar per oltre un anno; in quell’occasione Regina Arwen nominò Rosie sua dama di compagnia.
I Giardinieri vissero a lungo felici. Ma quando Rosie morì, nel 61 della Quarta Era, Sam lasciò Casa Baggins e si recò ai Colli delle Torri. Fu visto l’ultima volta da Elanor, cui affidò il Libro Rosso; secondo il suo racconto, Sam raggiunse i Porti Grigi e salpò verso le Terre Imperiture per ricongiungersi con Frodo, ultimo dei Portatori dell’Anello.
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