Vëantur, di MellorianJ

Númenor, 451 S.E. – ? – dopo il 727 S.E. 

Vi sono figure che non vengono menzionate dalle antiche cronache per le proprie gesta eclatanti, ma per essere stati coloro che hanno tracciato una via che poi sarà percorsa da molti. Anche se questa via dovesse essere fatta solo d’acqua, di vento e di spuma.

Vëantur, Capitano delle Navi di Númenor sotto Tar-Elendil, quarto sovrano di Elenna, non conquistò regni né combatté guerre memorabili. Fece qualcosa di molto più umano. Osservò l’orizzonte orientale, l’unico concesso ai mortali, e decise di spingersi più lontano di dove potesse arrivare il suo sguardo. E così, fu il primo a riportare una nave di Númenor sulle coste della Terra di Mezzo, dopo secoli in cui il mare tra le due terre era rimasto silenzioso.

Per seicento anni dopo la fondazione di Númenor, nessuna nave dell’Isola della Stella aveva fatto ritorno alle coste orientali da cui i loro antenati erano salpati. Il mare, per i Númenóreani della prima età, era ancora una soglia sacra più che una via di viaggio — un dono dei Valar da abitare, non necessariamente da attraversare in senso inverso.

Rómenna, di Fellowship of Fans
Rómennadi Fellowship of Fans

Fu Vëantur a rompere questo lungo silenzio. Nell’anno 600 della Seconda Era, al comando della nave Entulessë, il cui nome significa, non a caso, “Ritorno”, veleggiò verso Est spinto dai venti di primavera, fino a raggiungere i Porti Grigi. Fu il primo Númenóreano a rivedere le coste della Terra di Mezzo dopo la fondazione del regno. A Mithlond strinse amicizia con Círdan il Carpentiere e con il Re elfico Gil-galad; e dodici Uomini dell’Eriador, venuti a vedere con i propri occhi quei naviganti “tornati dalla morte negli abissi del mare“, lo accolsero come un prodigio vivente.

Non era un’esagerazione priva di fondamento. Per gli Uomini della Terra di Mezzo, che non avevano mai visto Númenor, quei marinai dovevano apparire quasi come spettri di un mondo perduto, memorie del tempo dei loro avi sopravvissute a un oceano che nessuno poteva attraversare.

 

Un matrimonio reale a Númenor, di Matěj Čadil
Un matrimonio reale a Númenordi Matěj Čadil

Vëantur ebbe una figlia, Almarian, che sposò Meneldur, destinato a diventare il quinto Re di Númenor. Da questa unione nacque Aldarion — e fu proprio nella casa del nonno, affacciata sul lato meridionale dell’estuario di Rómenna, che il futuro Re Marinaio mosse i primi passi verso la sua vocazione. Vëantur amava profondamente il nipote, e lo accoglieva spesso presso di sé, insegnandogli a remare, poi a veleggiare, infine a comandare una nave propria.

Fu un’educazione che avrebbe segnato per sempre la storia di Númenor. Quando Aldarion compì venticinque anni, nel 725 della Seconda Era, fu lo stesso Vëantur (anziano, ma ancora capitano nell’animo) a invitarlo a salpare insieme verso la Terra di Mezzo, per incontrare di persona Círdan e Gil-galad. Ottenuto il permesso del padre Meneldur, i due si imbarcarono sulla grande nave Númerrámar, le “Ali d’Occidente”, per un viaggio che sarebbe durato due anni interi.

Tar-Aldarion, di Artienne
Tar-Aldariondi Artienne

Fu in quella traversata che nacquero i legami di amicizia tra Aldarion e gli Elfi di Lindon — legami che avrebbero forgiato l’intera visione politica e culturale del futuro Re. E fu, soprattutto, in quella traversata che la febbre del mare, già trasmessa per sangue attraverso Almarian, si consolidò in Aldarion come vocazione totale, irreversibile.

Da quel seme piantato da Vëantur sarebbe germogliata una delle grandi tradizioni di Númenor: Aldarion avrebbe fondato la Gilda dei Venturieri, riunendo tutti i marinai più arditi dell’isola, e avrebbe fatto della navigazione verso oriente non più un’eccezione straordinaria, ma un’impresa costante e strutturata.

Aldarion e Erendis, di Steamey
Aldarion e Erendisdi Steamey

Ma quella stessa passione per il mare, ereditata dal nonno, sarebbe diventata anche la causa della rottura forse più dolorosa nella storia matrimoniale di Númenor, almeno fino a che l’Oscurità non cadde sulla dinastia reale: il matrimonio tra Aldarion ed Erendis, la Dama dalla Fronte di Stella, si sarebbe consumato proprio nell’assenza prolungata del Re, sempre più attratto dal richiamo dell’oceano che dalla vita domestica.

Si narra che Erendis vedesse in Uinen, la Signora dei Mari, una rivale più temibile di qualunque donna in carne e ossa, così come Aldarion, per lei, incarnava lo spirito errante di Oromë, il Cacciatore che nessuna casa può trattenere.

C’è qualcosa di significativo nel fatto che il dono di Vëantur al nipote, la scoperta del mare come orizzonte di libertà e scoperta, portasse in sé, fin dall’inizio, anche il seme di una tensione latente: quella tra terra e mare, travi e chiglie, radici e onde.

Ma la vicenda di Vëantur ha anche un significato che va oltre la sua discendenza diretta. Fu lui, in un certo senso, il padre spirituale di tutti i grandi naviganti che Númenor avrebbe generato nei secoli successivi: non solo Aldarion, ma anche coloro che, generazioni più tardi, avrebbero usato proprio quella tradizione marinara per sfuggire alla Caduta dell’isola. I Fedeli, i Signori di Andúnië, Elendil stesso e i suoi figli: tutti eredi di quella prima traversata che ruppe il silenzio del mare nell’anno 600 della Seconda Era.

Vëantur non fu un Re, non fu un eroe di battaglie, non lasciò dietro di sé imprese cantate come quelle dei suoi discendenti. Fu colui che per primo osò varcare di nuovo la distanza tra due mondi che si erano allontanati, e che in questo gesto apparentemente semplice, aprì la strada a tutto ciò che sarebbe venuto dopo: l’amicizia tra Númenor e gli Elfi di Lindon, la Gilda dei Venturieri, e infine — molti secoli più tardi, in circostanze ben più drammatiche — la salvezza stessa di ciò che restava della stirpe di Elros, portata in salvo sulle acque che Vëantur aveva per primo osato ripercorrere.

Il nome che portava, “Signore del Mare” o forse “Signore Vigoroso”, sembra quasi un presagio di tutto questo: un uomo la cui identità intera si definì nel rapporto con l’oceano, e la cui eredità sarebbe sopravvissuta, attraverso il sangue e attraverso l’esempio, fino agli ultimi giorni di Númenor.

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