Il Mindolluin era la montagna più orientale degli Ered Nimrais, i Monti Bianchi: un’alta mole dalla cima nevosa, solcata da valloni alti che al mattino gettavano ombre di un viola profondo. Dal suo fianco orientale una stretta sporgenza lo univa al Colle di Guardia su cui sorge Minas Tirith, all’altezza della quinta cinta di mura: là, fra la città e la montagna, riposavano le tombe dei re e dei signori del passato.
Il sentiero dimenticato

Ai piedi meridionali del Mindolluin partiva un antico sentiero ripido, che pochi osavano ancora percorrere. Saliva fino a un luogo elevato dove solo i Re erano soliti recarsi, un altipiano sotto le nevi che dominava il precipizio alle spalle della città: da lì le torri di Minas Tirith apparivano molto più in basso, come bianche matite sfiorate dal sole.
Poco dopo l’incoronazione di Aragorn, Gandalf lo condusse per quel sentiero.
Dall’altopiano si vedeva tutta la valle dell’Anduin simile a un giardino, e il Mare in lontananza. Aragorn, guardando le terre del proprio regno, osservò che l’Albero nel Cortile della Fontana era ancora nudo e avvizzito: Gandalf gli disse di voltarsi.

Sul pendio sterile di fronte al precipizio cresceva un solo germoglio, della stirpe di Nimloth. Aragorn lo estirpò, lo portò alla Cittadella e lo piantò presso la fontana, in segno di rinascita, e di presagio del prossimo arrivo di Arwen a Gondor come sua regina.
Il nome Mindolluin è sindarin e viene interpretato come “Testa Azzurra che Svetta”; in una bozza era Tor-dilluin, in noldorin.



