Siamo abituati a ricordar Denethor per il suo rapporto con Boromir e Faramir, o per la sua fine tragica durante l’assedio di Minas Tirith. Ma Denethor II, ultimo Sovrintendente regnante di Gondor, è molto di più: uno degli ultimi grandi Dúnedain del Sud, un uomo di straordinaria intelligenza, volontà e orgoglio, capace di resistere per anni al confronto mentale con Sauron attraverso il palantír.
Una fatica che, con il trascorrere del tempo e l’aumento di dolori e preoccupazioni, fece breccia nella sua incrollabile resistenza. Come Húrin davanti a Morgoth, anche Denethor resistette a lungo.
Eppure, alla fine, quella stessa resistenza divenne la via della sua rovina. Nel nuovo video di Tre cose, raccontiamo Denethor come dev’essere tramandato: un grande signore consumato dalla disperazione.
Il testo completo di seguito e qui la scheda completa su Denethor, ultimo sovrintendente di Gondor:
Come possono forza e orgoglio, armi necessarie alla lotta contro un Nemico apparentemente invincibile, diventare fonti della più nera disperazione?
La vita di Denethor, ultimo Sovrintendente regnante di Gondor, può aiutarci a rispondere a questa domanda, e a capire il suo destino.
La prima cosa che forse non sai su di lui è che Denethor era uno degli ultimi grandi Dúnedain del Sud. Quando Pipino lo incontra nella Sala della Torre, ne resta quasi intimorito: più di Gandalf, egli appare regale, antico. Un uomo di straordinaria intelligenza, volontà e longevità.
La seconda cosa riguarda una delle fonti della sua conoscenza. Per lunghi anni Denethor aveva segretamente utilizzato il palantír di Anor per scrutare i movimenti del Nemico. E in tutto questo tempo, Sauron non riuscì mai a dominarlo attraverso la Pietra di Ithil, come fece con Saruman.
Denethor resistette, perché forti erano il suo spirito e la sua integrità. Ma nel continuo confronto con una volontà immensamente più grande della sua, venne lentamente consumato.
La tragedia di Denethor era però iniziata molto tempo prima. Ancor giovane, aveva visto comparire a Gondor Thorongil, il capitano misterioso che serviva suo padre Echtelion, amato dal popolo e che poi scoprirà essere l’Erede di Isildur.
Pochi anni dopo, perse l’amata Finduilas, e si convinse che il destino del mondo sarebbe stato deciso in quel tempo, cercando nel palantír risposte e conoscenza, che Sauron dispensò con astuzia.
Perché il Signore Oscuro non gli mostrava menzogne, ma le verità più difficili da affrontare: la forza sterminata di Mordor, i suoi molti alleati, perfino, si dice, la cattura di Frodo a Cirith Ungol. E lasciava presagire, anche in caso di disperata vittoria, l’ombra del Ritorno del Re, che lo avrebbe lasciato, come disse a Gandalf sul rogo, con una “vita diminuita, e l’onore distrutto”.
Per questo Denethor è una figura cruciale per comprendere il destino degli Edain nella Terra di Mezzo. Come Húrin, che resistette a Morgoth per poi divenirne involontariamente strumento, anche Denethor combatté a lungo contro l’Ombra, fino a esserne travolto.
Perché la forza necessaria a sostenere il mondo, se resta sola troppo a lungo, può diventare orgoglio.
E l’orgoglio che non riesce più a vedere una via di salvezza, scivola con troppa facilità nella disperazione.
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