La bellezza del Signore degli Anelli sta anche nei profondi legami di affetto ed amicizia che legano i suoi personaggi, uomini, nani, elfi, hobbit, compagni che in tempi normali non avrebbero avuto modo di conoscersi e che il fato invece legherà indissolubilmente.

 

 

Pensiamo a Legolas e Gimli che salpano insieme per Valinor dopo la morte di Aragorn, a Sam che dopo la morte di Rosie lascia la Contea e raggiunge i Porti per ricongiungersi finalmente con l’amatissimo padrone. È difficile non commuoversi pensando al grande affetto che lega Merry a re Théoden, e successivamente ad Éomer, tanto che quest’ultimo quando sente avvicinarsi la fine dei suoi giorni, lo manda a chiamare per poterlo rivedere prima di morire; a Merry e Pipino che dopo la morte, a Gondor, vengono deposti a Rath Dinen, tra i grandi, dove successivamente verrà deposto Aragorn.

E c’è un altro legame tra due persone a cui la sconfitta di Sauron, per quanto necessaria e a lungo desiderata, porterà un dolore comune, quello della rinuncia alla vita come l’avevano vissuta fino ad allora: Arwen e Frodo.

Forse è questo che Arwen legge negli occhi di Frodo, nel loro incontro a Gran Burrone, quando Frodo sente che la luce di quello sguardo gli trapassa il cuore. La scelta di Arwen è quella di Lúthien, il dolce e l’amaro, la vita che entrambe scelgono porta alla separazione definitiva da ciò che hanno amato e condiviso fino a quel momento, tuttavia è l’unica che possono fare. Arwen cui il destino non permetterà di morire se non dopo aver perso tutto ciò che aveva avuto, intuisce che anche Frodo non sarà più lo stesso.

La Contea è salva grazie a lui, ma non è più per lui.

Sappiamo che Tolkien non considera quello di Frodo come un fallimento, come scrive, infatti

“il fatto che la sua volontà e la sua mente abbiano ceduto sotto la demoniaca pressione seguita al tormento non rappresenta un fallimento morale più di quanto lo sarebbe stato se avesse ceduto il suo corpo, per esempio strangolato da Gollum o colpito dal crollo di un masso.

Sembra che questo sia stato il giudizio di Gandalf e Aragorn e di tutti quelli che hanno conosciuto la storia completa del suo viaggio. Certamente Frodo non avrebbe taciuto nulla! Ma cosa Frodo stesso provasse riguardo a quanto era successo, è un discorso ben diverso. All’inizio non sembrava avere alcun senso di colpa, aveva recuperato sanità mentale e pace. Ma allora credeva che avrebbe dato la sua vita in sacrificio: si aspettava di morire molto presto. Questo tuttavia non successe, e si può osservare il turbamento crescere in lui. Arwen fu la prima a coglierne i segni, e gli diede il proprio gioiello per conforto, e pensò a un modo di guarirlo.

Arwen fu la prima a pensare di mandare Frodo all’Ovest, e rivolse una supplica a Gandalf (direttamente, o attraverso Galadriel, o entrambi), e usò la propria rinuncia ad andare a Ovest come argomentazione. La sua rinuncia e le sue sofferenze erano collegate a quelle di Frodo: entrambi erano parte di un piano per la rigenerazione dello stato dell’Uomo. Le sue preghiere quindi avrebbero potuto essere particolarmente efficaci, e il suo piano aveva un certo equilibrio di scambio. Senza dubbio fu Gandalf l’autorità che accettò la sua supplica. Le Appendici mostrano chiaramente che egli era un emissario dei Valar, virtualmente loro plenipotenziario nel portare a termine il piano contro Sauron. Egli era anche in speciale accordo con Cirdan il Carpentiere, che gli aveva ceduto il proprio anello e così si era messo sotto il suo comando. Dato che Gandalf stesso sarebbe partito con la Nave, non ci sarebbero stati per così dire problemi all’imbarco o all’arrivo.

“Ahimè! Vi sono ferite che non guariscono mai del tutto”, aveva detto Gandalf, non nella Terra di Mezzo. Frodo fu mandato, o gli fu concesso di passare al di là del Mare per guarire, se possibile, prima di morire. A un certo punto, sarebbe dovuto “passare a miglior vita”: nessun mortale poteva, o può, restare per sempre sulla terra, o nel Tempo. Così per un po’ andò al tempo stesso a un purgatorio e a una ricompensa: un periodo di riflessione e pace per raggiungere una vera comprensione della propria posizione fra piccolezza e grandezza, passato ancora nel Tempo fra le bellezze naturali di “Arda Incorrotta”, la Terra non macchiata dal male. Anche Bilbo partì. Senza dubbio come completamento del piano dovuto a Gandalf stesso. Gandalf era molto affezionato a Bilbo, dall’infanzia dello hobbit in poi. La sua compagnia era realmente necessaria per il benessere di Frodo; è difficile immaginare che uno hobbit, anche uno che abbia vissuto le esperienze di Frodo, potesse essere realmente felice, anche in un paradiso terrestre, senza la compagnia di un proprio simile, e Bilbo era la persona che Frodo amava maggiormente e che aveva bisogno e meritava questo favore anche per sé. Portava ancora il marchio dell’Anello che doveva essere finalmente cancellato.

Accade sovente così, quando le cose sono in pericolo qualcuno deve rinunciare affinché gli altri possano conservarle, ed è questo che rende le grandi storie ancora più belle.

-Stella del Vespro

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