Númenóreano Nero, di John Howe

 

Quando si parla dell’eredità di Númenor nella Terra di Mezzo, si tendono a evocare i grandi Regni di Gondor e di Arnor, e in generale l’eredità che i Fedeli hanno lasciato nella Terra di Mezzo.

Ma c’è un’altra metà di Númenor, di cui raramente si parla. Non quella che conservò la memoria di Valinor, ma quella che scelse di restare fedele a se stessa fino in fondo — alla propria sete di durare, di comandare, di non piegarsi mai a nulla che non fosse la propria volontà. Non furono mai un popolo con un nome proprio, un re, una bandiera. Furono un’ombra che si allungò dai porti del sud della Terra di Mezzo fino alle soglie del Cancello Nero, e che i Dúnedain, gli eredi di Elendil, impararono a riconoscere con un solo, semplice nome: i Númenóreani Neri.

 

Chi sono i Númenóreani Neri?

Questa frattura ebbe inizio su Elenna, molto prima della Caduta. E le prime tracce si trovano già ai tempi di Tar-Ciryatan e soprattutto di suo figlio Tar-Atanamir, il re che respinse sdegnosamente i messaggeri dei Valar quando essi giunsero a Númenor per spiegare agli Uomini l’ineluttabilità del dono di Ilúvatar. E il Re dimostrò il suo geloso attaccamento alla vita aggrappandosi ad essa per cinquant’anni oltre il termine a lui concesso.

 

Númenóreani Neri, di Brian Durfee
Númenóreani Neridi Brian Durfee

Fu in quel tempo che Númenor si divise in due popoli sotto un’unica corona: gli Elendili, i Fedeli, che continuarono a parlare le lingue elfiche e a guardare all’Ovest come a una casa mai dimenticata; e gli Uomini del Re, che abbandonaro gli idiomi Eldarin per l’Adunaico, e cominciarono a utilizzare nomi di foggia númenóreana. E ai loro occhi, gli Eldar non apparivano più come messaggeri, ma come spie dei Valar.

 

Fu in questo clima, in cui la paura della morte era trasformata in dottrina e l’invidia per l’immortalità degli Elfi in rancore, che gli Uomini del Re guardarono per la prima volta a sud. Tra il 2.000 e il 3.000 della Seconda Era fondarono signorie lungo le coste della Terra di Mezzo: a Umbar, nell’Harad, in molti altri approdi delle terre di qua.

E vi giunsero come coloni, mercanti e uomini di potere, convinti che la grandezza di Númenor risiedesse solo nella forza delle sue flotte. Ma fu in quegli stessi decenni, secondo le cronache più tarde, che il seme di Sauron cominciò ad attecchire tra loro. E questo perché invidia, rancore e insofferenza verso le altre stirpi sono sentimenti che con maggiore felicità portano alla corruzione dell’animo. E ciò avvenne ben prima che l’Oscuro Signore venisse condotto prigioniero ad Armenelos.

 

Non tutti gli Uomini del Re, con l’andare dei secoli, restarono uomini. Tra i Nove Spettri dell’Anello, le cronache più antiche ricordano che tre furono “grandi signori di stirpe númenóreana” — nobili delle case dei coloni del sud, sedotti dagli Anelli offerti da Sauron ancor prima della fine della Seconda Era, secoli prima che Númenor stessa affondasse. Sono la prova più estrema di cosa potesse diventare quel ramo del popolo di Elros: non più eredi di un’isola perduta, ma ombre al servizio di chi li aveva corrotti. Tra questi Spettri,  un’incerta tradizione pone proprio due nomi che ritroveremo più avanti nella storia, Herumor e Fuinur, sebbene nessuna fonte lo affermi con certezza: e per quale ragione d’altronde, le cronache scritte a Gondor, Arnor e dagli Eldar dovrebbero conoscere i destini di questi Uomini corrotti?

 

Un’inimicizia di sangue, non di confine

Perché tanto odio, tra genti nate dallo stesso seme? Non fu mai una questione di frontiere. Fu una frattura legata all’eredità della stessa isola sommersa, tra due parti che si guardavano a vicenda come un tradimento vivente. Per i Dúnedain di Elendil, i Númenóreani Neri erano la prova che la Caduta non aveva insegnato nulla a chi l’aveva provocata. Per i Númenóreani Neri, i Dúnedain erano l’ala debole, quella che aveva rinunciato alla vera eredità di Númenor, la supremazia su tutti gli Uomini e il dominio sulle stirpi inferiori, in cambio dell’amicizia di Elfi e Valar. Sauron non dovette far altro che nutrire questa inimicizia già scritta nel sangue, usando Umbar come lama rivolta contro Gondor e Arnor per tutti i secoli a venire.

Con la sconfitta di Sauron nella guerra dell’Ultima Alleanza, le cronache raccontano che la stirpe dei Númenóreani Neri “si assottigliò rapidamente”.

Ma è un’ambiguità che vale la pena discutere: assottigliata nel numero, perché soggetta a ripetute sconfitte? O piuttosto dispersa tra le genti della Terra di Mezzo con cui progressivamente si mescolò? Oppure ridotta nella facoltà, nella longevità, in quella grandezza che anche i Dúnedain di Gondor persero lentamente nei secoli, senza però mai perderla del tutto, come testimoniano Re, Sovrintendenti e Capitani di Arnor? Nessuna delle due letture esclude l’altra.

Ciò che è certo è che Umbar non tornò mai davvero ai Dúnedain: i discendenti dei Númenóreani Neri ne conservarono il controllo, e con esso l’odio ereditario per Gondor, per generazioni — fino ai Corsari che ancora affronteranno Eärnil I e Ciryandil, e poi Aragorn stesso, millenni più tardi.

 

Le due stirpi dei Dúnedain

Come anticipato, trattandosi di una stirpe nemica e lontana da quella di coloro che hanno vergato le cronache che leggiamo, sono pochissimi i nomi dei membri di questo popolo ad essere tramandati, e nessuno con la medesima certezza.

 

Herumor, di Isabella Pavani
Herumordi Isabella Pavani

Herumor e Fuinur sono i due nomi più solidamente attestati: capi ribelli che presero il controllo di ampi territori dell’Harad ancora prima che Ar-Pharazôn salisse al trono di Númenor, abbracciando il culto di Morgoth e i primi contatti con gli emissari di Sauron. Su di loro si è costruita, nei secoli successivi, la leggenda che li vuole tra i tre Spettri di stirpe númenóreana.  Ma è, appunto, una leggenda, dovuta probabilmente alla triste nomea che costoro si lasciarono dietro: nessuna fonte lo conferma, solo la suggestione che una fine così assoluta si addica a un’ambizione altrettanto assoluta.

 

 

I dieci gatti della Regina Berùthiel, di Steamey
I dieci gatti della Regina Berùthieldi Steamey

Berúthiel. la Regina Nera di Gondor, è forse la figura più singolare, perché la sua storia non si consuma in Harad o a Umbar, ma sul trono stesso di Minas Tirith: figlia di una grande famiglia númenóreana nera dell’entroterra a sud di Umbar, sposò Tarannon Falastur, dodicesimo Re di Gondor, forse per suggellare un’alleanza dinastica con quelle stesse genti che Gondor avrebbe voluto attirare a sé. Il matrimonio si rivelò un disastro, e Berúthiel — la “Regina Furiosa”, come suona il suo stesso nome in Sindarin — fu infine esiliata ed espunta dal Libro dei Re. È un caso più unico che raro: una Númenóreana Nera per sangue e cultura che si ritrova, per un momento, dentro la genealogia stessa dei Re che la sua gente disprezzava.

 

 

La Bocca di Sauron, di John Howe
La Bocca di Saurondi John Howe

La Bocca di Sauron è, tra tutti, il caso più tardo e meglio documentato — ma anche il più rivelatore di come questa stessa identità si sia formata nella penna di Tolkien. Nelle prime stesure del capitolo “Il Cancello Nero si apre”, il Luogotenente di Barad-dûr non è altro che “un uomo vivente, catturato da giovane”; in una revisione successiva diventa “un rinnegato, figlio di una casa di uomini saggi e nobili di Gondor”. Solo nel testo pubblicato assume la forma che conosciamo: “veniva dalla stirpe di coloro che sono chiamati i Númenóreani Neri”. Una precisazione tarda, quasi un ripensamento — ma che completa perfettamente il quadro: l’ultimo, il più cinico e il più servile dei Númenóreani Neri di cui abbiamo notizia, colui che ha rinnegato perfino il proprio nome.

 

 

 

Il Re Stregone, di Stevan Loncarevic
Il Re Stregonedi Stevan Loncarevic

Il Re Stregone di Angmar compare spesso in queste liste, ma va trattato con la cautela dovuta a un’ipotesi, non a un dato: nessun testo di Tolkien lo dichiara mai apertamente di stirpe númenóreana nera. È una suggestione ricorrente tra i lettori – forse perché la sua fine, il suo odio per i Dúnedain e la sua natura di Spettro lo rendono un candidato quasi troppo perfetto – ma la verità sulla sua origine resta, appunto, un’ombra tra le ombre.

 

 

L’eredità dei Númenóreani

È forse Faramir, nel capitolo “La finestra che si affaccia a occidente”, a offrire la riflessione più giusta su tutta questa materia. Parlando a Frodo e Sam della decadenza di Gondor, ricorda come molti Númenóreani sparsi lungo le coste della Terra di Mezzo, nei secoli, “caddero in mali e follie”, innamorandosi delle arti oscure e mescolandosi ai popoli che avrebbero dovuto guidare. Non è un giudizio tranchant, né un atto d’accusa: è la constatazione malinconica di un uomo che sa quanto sottile sia il confine tra la grandezza di Númenor e la sua caduta. Un confine che la sua stessa famiglia, la Casa di Húrin dei Sovrintendenti di Gondor, ha attraversato più volte, in altre forme.

Si potrebbe pensare che la storia dei Númenóreani Neri finisca con Sauron, o con l’ultimo Corsaro di Umbar sconfitto da Aragorn. Ma non è questo il destino del Male in Arda Corrotta, e soprattutto tra gli Uomini che così facilmente lo abbracciano.

Nei frammenti più tardi delle cronache (The New Shadow), si racconta di un’ombra che si riaffaccia su Gondor nel pieno della pace del Quarto Regno. E curiosamente, è il nome stesso di Herumor a tornare a circolare, decenni dopo la morte del Re, come un richiamo sussurrato tra gli scontenti di una nuova generazione: pochi, all’inizio, ma “il loro numero cresce”. Non un esercito, non un’invasione: un’insinuante minaccia della quale però, non conosciamo nulla.

 

Ma questa storia ci lascia una traccia che ci permette di comprendere la realtà Númenóreani Neri. Non una stirpe individuabile e circoscritta, da sconfiggere una volta per tutte, ma una tentazione sempre disponibile, che riemerge ogni volta che il ricordo della Caduta si allontana abbastanza da sembrare non più un monito.

Sono la parte degli Uomini che hanno rinunciato alla speranza, e scelto di guardare altro. Una scelta da rinnovare, pare, in ogni epoca.

 

 

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