Doriath (?), ? P.E. – Salpato a Ovest nella Q.E.
“In una grande sala dai pilastri scolpiti nella viva roccia il re degli Elfi sedeva su un trono di legno intagliato. Sulla testa aveva una corona di bacche e di foglie rosse, poiché l’autunno era di nuovo alle porte. In primavera portava una corona di fiori di bosco. In mano aveva uno scettro di quercia intagliata.”
JRR Tolkien, Lo Hobbit, “La botte piena, la guardia ubriaca”
Dei grandi popoli elfici che popolarono la Terra di Mezzo nel corso della Prima Era, che fossero essi tornati dall’Ovest a seguito della Ribellione dei Noldor, o rimasti a vivere di qua del Mare all’epoca del Grande Viaggio, pochi rimasero a vivere ad Est nelle ere successive, edificando piccoli Regni il cui destino – per la crudeltà dei Nemici, la riduzione della popolazione o i rovesci della Sorte – era quello di confinarsi, rimpicciolirsi e via via sparire tra le pieghe della storia, soppiantanti o oscurati dai Regni Umani che nel frattempo stavano sorgendo.
Lindon, Eregion, Lórien e Bosco Atro, insieme a Imladris fondata da Elrond Mezzelfo, furono in quell’epoca i rifugi degli Eldar. Ma se il Lindon ed Eregion caddero a seguito delle guerre contro Sauron (il primo dopo la morte di Gil-Galad, il secondo dopo quella di Celebrimbor), gli altri tre regni, con natura e destini diversi, perdurarono fino alla fine della Terza Era, grazie alla guida fornita dai grandi Eldar Noldor e Sindar giunti al termine della Guerra d’Ira, dopo aver rifiutato il perdono dei Valar e l’invito a recarsi in occidente.

Proprio il Reame Bosco posto a Nord di Bosco Atro è lo scenario della nostra storia odierna. Qui, durante i Grandi Anni che portarono il mondo al volgere della Quarta Era, regnava Thranduil figlio di Oropher, Signore di un popolo antico e fiero, e uno degli ultimi grandi sovrani elfi della Terza Era.
Portava sulle spalle la memoria di epoche lontane, dalle radici profonde nella stirpe dei Sindar di Doriath, eppure il suo destino fu legato al cuore verde della Terra di Mezzo, ove assistette all’irrefrenabile transizione da Boscoverde il Grande a Bosco Atro, via via che il Male che si era annidato a Dol Guldur si diffondeva per la foresta. Nel suo animo dimoravano sia la saggezza dei lunghi secoli sia un’ombra profonda, poiché aveva visto l’orrore di Mordor e mai poté dimenticarlo.
Non conosciamo molto della gioventù di Thranduil, o di ciò che avvenne prima della Seconda Era. Ma le cronache conservate a Imladris e a Erebor ne parlano come di un Elfo che amava il bosco e i suoi cicli, tanto da scegliere di cingere poi il capo non con corone e diademi, ma con una ghirlanda di fiori, bacche o foglie secondo le stagioni. Cacciava e banchettava tra gli alberi insieme al suo popolo, vivendo in armonia con la natura. Portava il vessillo verde, simbolo del suo regno. Pur generoso con i suoi, era diffidente verso gli stranieri e poco incline a occuparsi delle vicende del mondo oltre i confini della sua foresta, salvo quando vi fosse un nemico comune o rapporti di scambio con Uomini e altri Elfi.
In lui si celava anche una debolezza: l’amore per i tesori, in particolare per l’argento e le gemme bianche. Nonostante il suo tesoro fosse già ricco, desiderava ampliarlo, quasi a colmare un vuoto lontano. Non ci è detto esplicitamente, ma leggendo la sua biografia la mente non può che andare ai grandi fasti di Menegroth, ove all’epoca di Re Thingol le ricchezze e gli ori ne riempivano le sale sotterranee. Quel luogo in cui egli – con ogni probabilità – ebbe la possibilità di specchiare il proprio sguardo su un Silmaril strappato dalla corona di Morgoth. E dove assistette con disperazione all’eccidio compiuto dai Nani per la Nauglamír, e poi dai Figli di Fëanor per il Silmaril stesso.
E forse proprio queste privazioni sono la scaturigine della gelosia che, a quanto ci viene raccontato, egli provava per i cimeli e le opere del proprio popolo, in particolare quando essi erano in mano ad altri popoli.
Tuttavia, era abbastanza saggio da non sacrificare la vita del suo popolo per l’oro: “A lungo attenderò, prima di cominciare questa guerra per l’oro”, disse un tempo, sperando piuttosto in riconciliazione.

Alla fine della Seconda Era, Thranduil seguì suo padre Oropher nella guerra contro Sauron.
Ma Oropher cadde a Dagorlad, e due terzi del loro popolo andarono perduti. Sopravvissuto, Thranduil guidò i superstiti al ritorno nel Bosco Verde, e ne divenne re.
Dopo la sconfitta di Sauron per mano di Isildur, nell’Assedio di Barad-dûr, Thranduil fu uno dei pochi, insieme a Elrond, a capire che l’Oscuro Signore non era stato ucciso e che sarebbe un giorno ritornato.
“Ma in cuore a Thranduil era un’ombra ancor più fitta. Aveva visto l’orrore di Mordor e non riusciva a dimenticarlo; e, se mai volgeva lo sguardo a sud, nel suo ricordo la luce del sole si oscurava e, sebbene lo sapesse ormai distrutto e deserto, […] la paura che aveva in cuore gli diceva che quell’orrore non era stato vinto per sempre, ma che sarebbe risorto.”
JRR Tolkien, Racconti Incompiuti, parte II, Appendice B, “I Sovrani Sindarin e gli Elfi Silvani”.
Infatti, il Negromante si palesò alcuni secoli addentro alla Terza Era, e il Bosco Verde si fece oscuro, diventando Bosco Atro. Thranduil condusse i suoi a nord e scavò sale sotterranee, modellate in memoria della perduta Menegroth, ove condussero una vita rispettosa dei rapporti con la Natura, commerciando con la vicina Erebor e le città umane di Dale e di Esgaroth.
Nel 2941, durante una celebrazione nei boschi, egli e i suoi uomini catturarono Thorin e i suoi compagni, che non furono in grado – o non vollero – spiegare la loro missione. Solo Bilbo Baggins sfuggì, grazie all’Anello, e sfruttandone l’invisibilità riuscì a liberarli. Altrove è narrato ciò che avvenne in seguito: il risveglio del Drago e il suo attacco a Pontelagolungo, e la sua morte per mano di Bard l’Arciere.

Dopo la caduta di Smaug, Thranduil marciò verso Erebor e prese parte agli eventi che portarono alla Battaglia dei Cinque Eserciti. Fu alleato di Bard e concesse aiuti agli Uomini di Pontelagolungo. Sul campo di battaglia i suoi Elfi furono i primi a caricare gli Orchi di Bolg, verso i quali, si racconta, il popolo di Bosco Atro provava un odio feroce. Ma fu solo grazie all’arrivo delle Aquile e di Beorn che la vittoria fu infine conquistata. Dopo la morte di Thorin, depose Orcrist sulla sua tomba – l’aveva conservata sin dalla cattura dei Nani durante l’impresa – e ricevette in dono gli smeraldi di Girion da suo nipote Bard, ora Re di Dale. In questo tributo verso l’erede della Stirpe di Durin si cela, forse, il seme di un antico rispetto tra le due stirpi, che troverà conferma nella grande amicizia che suo figlio Legolas stringerà con Gimli figlio di Glóin. In quell’occasione Thranduil proclamò Bilbo “Amico degli Elfi”.
Diversi anni dopo, già al volgere del Terzo Millennio dell’Era, Thranduil ebbe il compito di custodire Gollum come prigioniero. Ma come Legolas raccontò al Consiglio di Elrond, difficile è comprendere i trucchetti di una mente infida, se non si è abituati a pensare in quel modo. E così Gollum ingannò i suoi carcerieri, e riuscì a fuggire. Fu proprio su figlio Legolas a portare la notizia a Imladris, ove si unì alla Compagnia dell’Anello, a impreziosire un gruppo che già si avvaleva di molti membri di sangue reale.

Ma la guerra che infuriava a Rohan e Gondor non stava risparmiando il Nord: nel 3019, il suo regno fu attaccato da Dol Guldur. Il bosco arse, ma Thranduil guidò i suoi alla vittoria, scacciando i ragni in oscuri posti senza luce e purificando nuovamente la foresta. E dopo aver respinto gli attacchi del Nemico, insieme a Celeborn e Galadriel, prese parte alla distruzione definitiva della fortezza nemica. Nel Capodanno Elfico di quell’anno, Thranduil e Celeborn ribattezzarono il Bosco come Eryn Lasgalen, “Foresta delle Foglie Verdi”, dividendone le terre: la parte inferiore fu unita a Lórien, divenendone la regione Orientale, mentre la parte settentrionale divenne parte del Reame Boscoso, mentre le valli tra il bosco e il fiume furono lasciate in eredità agli Uomini del Nord e ai Beorniani.
Le cronache tacciono sul suo destino ultimo. Non sappiamo se si unì a suo figlio in Ithilien o se un giorno salpò per il mare verso Occidente. Ma la sua figura resta scolpita nelle grandi storie della Terra di Mezzo, punto di contatto tra gli antichi regni degli Elfi e i loro discendenti nella Terza Re: un re antico e orgoglioso, saggio ma severo, custode di un popolo e di una foresta che aveva visto il Male e mai cessò di temere, e combattere, il suo ritorno.





One thought on “Thranduil”