Due Valaraukar, di Pete Amachree

Due Valaraukardi Pete Amachree

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Alla fine della Terza Era resta un solo Balrog, e la Compagnia dell’Anello lo incontra a Moria, nella sala del Ponte di Khazad-dûm. Legolas grida: «Un Balrog! È venuto un Balrog!». Gimli lascia cadere l’ascia e si copre il viso: lo chiama il Flagello di Durin. Gandalf dice soltanto: «Adesso capisco».

Quello che Gandalf capisce ha una storia più lunga di Moria. I Balrog appartengono alla Prima Era, ai giorni in cui Melkor governava dalle sue fortezze del Nord, e questa scheda ne riassume la stirpe: l’origine, il numero, le battaglie, il sopravvissuto. Del Balrog di Moria parla la scheda su Il Flagello di Durin.

 

Chi sono i Balrog

Le cronache degli Eldar contano i Balrog tra i Maiar, gli spiriti minori che entrarono in Arda al seguito dei Valar. Melkor ne sedusse molti «con menzogne e perfidi doni», e tra questi asserviti i più spaventosi furono i Valaraukar, «i flagelli infuocati che nella Terra-di-mezzo erano chiamati Balrog, demoni di terrore». Il racconto della cattività di Melkor li descrive: avevano il cuore di fuoco, ma erano ammantati di negrore, e il terrore li precedeva; reggevano fruste fiammeggianti.

Il nome ha due forme. Valarauko è quenya e vuol dire «demone di potere»; Balrog è la forma sindarin, dalla stessa radice, con rog per «demone». Una delle lettere in cui Tolkien li presenta li chiama «spiriti primordiali di fuoco distruttore, servitori principali del Potere Oscuro della Prima Era».

Una tradizione più tarda dice dove abitassero dopo la guerra dei Valar contro Melkor: Utumno, quasi distrutta, rimase abitata dai Balrog, e questi ricevettero l’ordine segreto, mentre Melkor fingeva sottomissione, di riprendere e ampliare Angband in previsione di una sua fuga.

 

Quanti erano

Le versioni dei racconti non concordano. Nella prima stesura della caduta di Gondolin i Balrog sono dozzine, probabilmente centinaia: cinque cadono sotto l’ascia di Tuor, tre sotto la spada di Ecthelion, almeno quaranta per mano dei guerrieri del re. Il Silmarillion pubblicato conserva un’eco di quell’esercito, e alla Battaglia della Fiamma Improvvisa porta «molti Balrog» dietro a Glaurung. Non crediamo però che questa fosse l’idea finale dell’autore. In una nota tarda, che Christopher Tolkien riporta nel commento alla Caduta di Gondolin, il padre scrive che ne esistettero invece pochissimi, «al massimo sette». Una decisione che ci sembra in linea con la forza dimostrata dal Flagello di Durin nel combattimento contro Gandalf, Maia di non secondaria potenza, il cui scontro porta di fatto alla caduta di entrambi.

Per la nota tarda e la sua formulazione si veda anche l’approfondimento sui Valaraukar tratto da “A Reader’s Companion” di Hammond e Scull.

 

Le ali e le voci dei Balrog

Nel racconto di Moria il testo dà due indicazioni. La prima: quando il Balrog si arresta davanti a Gandalf, «intorno a esso l’ombra allungò due grandi ali». La seconda: poco dopo, si erge a un’altezza immensa «estendendo le ali da una parete all’altra».

Nell’originale inglese la prima frase è però una similitudine: “the shadow about it reached out like two vast wings“, come a dire che l’ombra attorno al Balrog si distese come due vaste ali. La traduzione di Vicky Alliata omette il «come» e rende la frase più netta. La seconda frase, in entrambe le lingue, non ha similitudine. Tolkien non scioglie la questione altrove nei testi qui consultati, e le lettere non dicono nulla sulle ali: vederle come parte del corpo o leggerle come ombra sembrano due posizioni perfettamente legittime.

Un altro elemento interessante riguarda la possibilità o meno di un Balrog di poter parlare. Una fattispecie che testimonia il grado di corruzione toccato da questi Maiar: nella lettera 210 inviata a Forrest J. Ackerman, Tolkien sottolinea che il Balrog “non parla e non emette alcun suono vocale”. Un commento da prendere cum grano salis: certamente i Balrog non parlano e non vocalizzano, ma sono in grado di emettere ruggiti e grida, dal momento che, cadendo dal ponte di Moria, il Flagello di Durin emise “un urlo terribile”.

 

I Balrog nella Prima Era

Il primo intervento dei Balrog nel racconto, a parte una breve menzione nel Valaquenta, è un intervento di soccorso. Dopo la distruzione dei Due Alberi, Ungoliant avvolge Melkor nella sua rete di corregge per strangolarlo, e il suo urlo, il più alto che si fosse mai udito nel Nord, scende fino alle profondità di Angband. Là i Balrog «ancora stavano all’agguato, in attesa del ritorno del loro Signore». Salgono a Lammoth «come una tempesta di fuoco» e con i loro staffili di fiamma spezzano i lacci di Ungoliant.

Sul suolo del Beleriand, ai confini di Dor Daedeloth, Fëanor si spinge ben oltre la propria avanguardia e viene accerchiato. Da Angband sono spiccati Balrog in aiuto ai servi di Morgoth, e Gothmog, Signore dei Balrog, atterra Fëanor, già avvolto dalle fiamme e coperto di ferite. Accorrono i figli, i Balrog rientrano in Angband, e Fëanor muore poco dopo. Il Silmarillion aggiunge che Gothmog sarà ucciso a Gondolin da Ecthelion.

Ci sono Balrog anche nell’ambasciata che Morgoth manda al convegno con Maedhros: Maedhros cade in un’imboscata e viene portato vivo in Angband. Alla Dagor Bragollach vengono sulle orme di Glaurung, dopo le fiumane di fuoco. Né Orchi né Balrog riescono a sopraffare i Monti Ombrosi, e lo Hithlum resiste.

Nella Nirnaeth Arnoediad Gothmog è il supremo comandante di Angband: infila un cuneo tra gli eserciti degli Elfi e respinge Turgon verso la Palude di Serech, poi si volge contro Fingon. Quando il Re Supremo dei Noldor resta solo, un altro Balrog lo prende alle spalle con un laccio di fuoco, Gothmog lo abbatte con la sua ascia nera, e dall’elmo spaccato di Fingon sprizza una fiamma bianca.

Alla caduta di Gondolin Morgoth scatena contro la città Balrog, Orchi, lupi e draghi. Nella piazza del re, Ecthelion e Gothmog si uccidono l’un l’altro. Sul passo di Cirith Thoronath, dove i fuggiaschi vengono assaliti, Glorfindel combatte un Balrog su un pinnacolo di roccia, e i due precipitano insieme nell’abisso. E molti canti furono composti per celebrare questo duello.

Alla fine della Prima Era, nella Guerra d’Ira, i Balrog vengono annientati, «salvo quei pochi tra loro che fuggirono e andarono a nascondersi in grotte inaccessibili alle radici della terra». Segno che, forse, oltre al Flagello di Durin, vi possano essere altri Maiar corrotti ad attendere nell’oscurità del mondo.

 

Il Flagello di Durin

Uno dei fuggiaschi è quello di Moria. Secondo l’Appendice A del Signore degli Anelli, rimase nascosto nelle viscere della terra «sin dalla venuta dell’Esercito dell’Ovest», sotto il Barazinbar, finché i Nani di Durin VI, scavando in cerca di mithril, lo risvegliarono. Nel 1980 della Terza Era uccise Durin VI, l’anno dopo Náin I, e i Nani abbandonarono Moria.

Il 15 gennaio 3019 la Compagnia attraversa il Ponte di Khazad-dûm. Sul ponte Gandalf si rivolge al Balrog con parole che vanno lette una per una: «Sono un servitore del Fuoco Segreto, e reggo la fiamma di Anor. Non puoi passare. A nulla ti servirà il fuoco oscuro, fiamma di Udûn». Udûn è, nell’indice del Silmarillion, la forma sindarin di Utumno: Gandalf chiama il Balrog con il nome della prima fortezza di Melkor. Gandalf spezza il ponte sotto i piedi del Balrog, che precipita; ma la frusta si avvolge intorno alle ginocchia dello stregone e lo trascina nell’abisso. Il racconto degli anni nelle Appendici segna il seguito: il 23 gennaio Gandalf insegue il Balrog fino al picco di Zirak-zigil, il 25 lo fa precipitare negli abissi e muore.

A Caras Galadhon, quando Aragorn racconta a Celeborn e Galadriel la lotta di Moria, Legolas dice: «Era un Balrog di Morgoth, il più mortale flagello per gli Elfi dopo quello seduto nella Torre Oscura».

 

Fonti

  • Il Silmarillion: Valaquenta («I Maiar», «I Nemici»); «L’avvento degli Elfi e la cattività di Melkor»; «L’ottenebramento di Valinor»; «Il ritorno dei Noldor»; «La rovina del Beleriand e l’uccisione di Fingolfin»; «La quinta battaglia, Nirnaeth Arnoediad»; «Tuor e la caduta di Gondolin»; «Il viaggio di Eärendil e la Guerra d’Ira»; Indice dei nomi (Balrog, Valaraukar, Udûn, rauko).
  • Il Signore degli Anelli, trad. Vicky Alliata di Villafranca: «Il ponte di Khazad-dûm» e il capitolo di Lothlórien in cui Aragorn racconta la lotta di Moria; Appendici A (I Nani) e B (Racconto degli anni).
  • Racconti Incompiuti: Ecthelion e Gothmog (note alla «Caduta di Gondolin»).
  • The History of Middle-earth, II (The Book of Lost Tales II): «La caduta di Gondolin» e commento di Christopher Tolkien (numero dei Balrog, nota «at most seven»).
  • The Nature of Middle-earth: nota sulla cronologia di Utumno e Angband.
  • Lettere, n. 144 (a Naomi Mitchison, 25 aprile 1954).
  • The Lord of the Rings: A Reader’s Companion, di  Wayne G. Hammond and Christina Scull.

 

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