“Tolkien dice esplicitamente che tutti gli Elfi sono bianchi”.
Oggi affrontiamo un tema che tende talvolta a scivolare in discussioni che con Tolkien non hanno niente a che fare, ma che invece può essere trattato basandoci solo su quello che Tolkien ha scritto: libri, appunti e lettere. Giovandoci del fatto che, grazie a Christopher, non solo possiamo leggere questi testi, ma abbiamo anche la possibilità di osservare lo sviluppo delle idee nel tempo, i dubbi che l’autore si poneva e i cambiamenti che operava.
Due tesi a confronto
Le risposte che circolano vanno in due direzioni opposte. Per alcuni gli Elfi di Tolkien sono bianchi per definizione; per altri Tolkien non ha mai detto nulla sul colore della loro pelle.
I testi non danno ragione del tutto né agli uni né agli altri.
La frase dell’Appendice F
Alla fine del Signore degli Anelli, nella sezione sulla traduzione, Tolkien spiega perché ha reso con Elfi sia Quendi sia Eldar, e descrive quel popolo:
“Essi erano una razza alta e bella, i Figli del mondo, e fra essi gli Eldar erano come re ormai scomparsi: il Popolo del Grande Viaggio, il Popolo delle Stelle. Erano grandi, dalla pelle chiara e gli occhi grigi, pur avendo capigliature brune, a eccezione della dorata progenie di Finarfin”.
Nelle Lettere, nello Hobbit e nel resto del Signore degli Anelli non abbiamo trovato altre descrizioni generali della pelle degli Elfi. Questa è l’unica così esplicita, e l’unica che Tolkien pubblicò in vita.
Una frase nata per i Noldor
Le bozze dell’appendice, pubblicate da Christopher Tolkien, mostrano da dove viene. Nella prima stesura il paragrafo serviva a giustificare un’altra parola, Gnomi, che Tolkien usava per i Noldor e poi abbandonò: “Alti erano, di pelle chiara e dagli occhi grigi, e i loro capelli erano scuri, salvo che nella casa dorata di Finrod [Prima che questi diventasse il nipote di Fingolfin e il suo ruolo fosse preso da Finarfin]”. Nel testo definitivo Tolkien adattò lo stesso passo a tutto il “Popolo delle Stelle”.
Christopher Tolkien tornò due volte sulla cosa. Nel primo volume della History of Middle-earth parla di come suo padre abbia applicato “straordinario stravolgimento di significato”, perché i capelli scuri non valgono per i Vanyar, che li avevano biondi. Nel dodicesimo volume corresse il tiro: parlando dello stesso passo nel brano di The Appendix on Languages, concluse che suo padre aveva rimodellato il passo “con cura” per applicarlo agli Eldar nel loro insieme, forse quando l’idea dei capelli d’oro dei Vanyar non era ancora nata. La pelle chiara, dunque, Tolkien la scrisse prima per i Noldor e poi la estese di proposito.
Il soggetto della frase, del resto, non è del tutto univoco: nel primo volume Christopher la riferisce ai Quendi nel loro insieme, nel dodicesimo solo agli Eldar, parte delle tre stirpi che andarono in Aman. Se vale per gli Eldar, ne restano fuori gli Elfi che non intrapresero il Grande Viaggio, gli Avari, del cui aspetto i testi che abbiamo consultato non dicono nulla.
I singoli Elfi
Quando Tolkien descrive un Elfo in particolare, la pelle compare di rado, ma quando lo fa è chiara. A Gran Burrone Arwen ha “le braccia bianche e il viso limpido”; a Lothlórien Galadriel “levò al cielo le bianche braccia”. Nella canzone di Nimrodel la traduzione di Vicky Alliata dice “bianca la pelle”, dove l’inglese ha her limbs were white, “membra bianche”. Tutte richiamano la descrizione di Era ed Elena fatte da Omero nell’Iliade (“λευκώλενος Ἑλένη”, “Elena dalle bianche braccia”) di cui recentemente si è molto parlato.
Il Silmarillion aggiunge tre occorrenze. Aredhel era detta la Bianca Signora dei Noldor, “essendo essa pallida di incarnato, benché avesse i capelli scuri”. Di Maeglin, suo figlio, il testo dice: “aveva gli occhi scuri, ma lucenti e penetranti come quelli dei Noldor, e bianca era la sua pelle”. Il terzo nome è probabilmente più una scelta di traduzione. Di Eöl, padre di Maeglin, la versione italiana di Francesco Saba Sardi scrive che era un Elfo di nobile stirpe dei Teleri, “ancorché scuro in volto”. L’inglese dice grim of face, cioè di aspetto cupo, severo. L’effettivo incarnato non viene descritto. E in questo senz’altro ha un peso anche il fatto che, durante il loro incontro, Curufin e Celegorm si rivolsero a lui chiamandolo “Elfo Scuro”, “moredhel” in sindarin, che però ha tutto un altro valore e si rifà alla differenza tra Calaquendi e Moriquendi.
Il Silmarillion chiama Moriquendi, “Elfi delle Tenebre”, gli Elfi che non giunsero in Aman, “perché mai ebbero a vedere la Luce che era prima del Sole e della Luna”. Il nome riguarda la Luce dei Due Alberi.
Maeglin cambia colore quando cambia la sua storia
Tolkien non descrisse Maeglin sempre allo stesso modo. Nel primo racconto della Caduta di Gondolin, scritto intorno al 1917, Meglin è “meno bello” (less fair) “della maggior parte di quel buon popolo”, ed è swart, scuro, di carattere poco amabile; corre voce che abbia sangue di Orco nelle vene, e il narratore dice di non sapere come possa essere vero. Nella Quenta del 1930 è ancora “scuro ma di bell’aspetto”. Nel Silmarillion la sua pelle è bianca. È l’unico Elfo, tra quelli che abbiamo trovato, la cui carnagione Tolkien cambia da una versione all’altra. Segno che, cambiandone il ruolo, il colore della pelle assumeva un valore nella narrazione.
Gli Uomini, invece
Per gli Uomini e per gli Hobbit Tolkien annota il colore della pelle con regolarità. Gli Uomini Scuri che entrano nel Beleriand hanno “la pelle bruna od olivastra”; fra gli Hobbit i Pelopiedi sono “i più scuri”, i Paloidi “chiari di pelle e di capelli”. Ciò non avviene per gli Elfi, la frase dell’Appendice F, e pochi ritratti poetici, sono quello che ci resta.
Una parola da maneggiare con cura: fair
In inglese fair vuol dire sia bello sia chiaro, di capelli o di carnagione. Tolkien lo osserva a proposito del nome dei Vanyar: la parola quenya da cui deriva aveva come senso primo quello del fair inglese riferito a capelli e carnagione, “pallido, di colore chiaro, non bruno né scuro”, e la bellezza veniva dopo, all’inverso dell’inglese. E il nome dei Vanyar, precisa, si riferiva ai capelli, biondi in quasi tutto il clan. Il brano, raccolto in Quendi e Eldar, mostra come non sempre, quando l’autore usa fair per un Elfo, si riferisca alla pelle; lo fa senz’altro nell’Appendice F dove infatti specifica fair of skin.
Che cosa resta
I testi dicono che gli Eldar avevano la pelle chiara, e lo dicono in una frase che Tolkien scrisse per i Noldor e poi adattò. Ai singoli Elfi danno braccia bianche, una pelle bianca, un incarnato pallido, una faccia rossa. Non dicono come fossero gli Avari e gli Elfi Silvani, e non fanno della pelle il segno che divide gli Elfi fra loro.
Quel confine, lo sappiamo, Tolkien lo traccia con la luce. Quella degli Alberi – i Calaquendi sono gli Elfi della Luce perché l’hanno vista, i Moriquendi sono Elfi delle Tenebre perché non l’hanno vista mai – e quella interiore.
Il Signore degli Anelli, Prologo, “A proposito degli Hobbit”; Libro II, cap. 1 “Molti incontri”, cap. 6 “Lothlórien” e cap. 7 “Lo Specchio di Galadriel”;
Appendice F, II, “A proposito della traduzione” (traduzione di Vicky Alliata di Villafranca);
Il Silmarillion, cap. III “L’avvento degli Elfi e la cattività di Melkor”, cap. V “Eldamar e i Principi degli Eldalië”, cap. XVI “Maeglin” e cap. XVIII “La rovina del Beleriand e l’uccisione di Fingolfin” (traduzione di Francesco Saba Sardi);
History of Middle-earth, vol. I (The Book of Lost Tales, Part One), “The Cottage of Lost Play”, commento, pp. 43-44; vol. II (The Book of Lost Tales, Part Two), “The Fall of Gondolin”; vol. IV (The Shaping of Middle-earth), “The Quenta”, §16; vol. XI (The War of the Jewels), “Quendi and Eldar”, voce Vanyar; vol. XII (The Peoples of Middle-earth), “The Appendix on Languages” e “The Shibboleth of Fëanor”, sezione sui nomi dei figli di Fëanor; vol. V (The Lost Road), “The Etymologies”, voce THE- (Cranthir “Ruddy-face”).





