Galadriel, di Marya Filatova

Galadrieldi Marya Filatova

Di solito questa serie parte da una frase che Tolkien non ha scritto. Questa volta parte da una smentita:

 

“Tolkien non ha mai scritto che i suoi Elfi avessero le orecchie a punta.”

 

La si legge nei forum, nelle liste di falsi miti sul Signore degli Anelli, nei video che separano il Tolkien dei libri da quello dei film, e ormai anche nelle risposte che i motori di ricerca generano con l’intelligenza artificiale. Arriva quasi sempre con una spiegazione: le orecchie appuntite le avrebbero inventate Peter Jackson, Dungeons & Dragons o qualche illustratore, traendole da antiche leggende popolari su fate e folletti, e le avrebbero appiccicate a Elfi alti e nobili, che Tolkien immaginava d’aspetto umano.

Per i libri che Tolkien pubblicò in vita la frase, per quanto tranchant, regge. Per le sue carte no. Tolkien scrisse che le orecchie dei suoi Elfi erano più appuntite delle nostre, e lo scrisse negli stessi mesi in cui descriveva Bilbo al suo editore americano.

Orecchie che sentono

Nello Hobbit, nel Signore degli Anelli e nel Silmarillion la forma di un orecchio elfico non compare. In quei libri le orecchie servono a sentire. Sulla scorciatoia verso il traghetto, nascosto con gli altri hobbit dal Cavaliere Nero, Frodo si rivolge a Sam, “che hai l’udito fino” (libro I, cap. 4). Gli Uomini Selvaggi di Ghân-buri-Ghân “hanno lunghe orecchie, lunghi occhi” e conoscono tutti i sentieri (libro V, cap. 5): sanno ascoltare e vedere lontano.

La traduzione di Vicky Alliata di Villafranca ha un caso curioso. Quando Gandalf spiega a Frodo come Gollum sia arrivato a sapere dove viveva Bilbo, Alliata scrive: “Le orecchie aguzze di Gollum appresero presto e facilmente ciò che volevano sapere” (libro I, cap. 2). In inglese le sharp ears sono orecchie che sentono bene, e infatti Ottavio Fatica traduce «l’orecchio fine». In italiano aguzzo vuol dire anche appuntito. Nel Signore degli Anelli di Alliata è l’unica volta in cui l’aggettivo si riferisce a delle orecchie, e sono quelle di Gollum.

 

Il dizionario

Il luogo decisivo è un dizionario. Verso la fine degli anni Trenta Tolkien compilò le Etimologie, un elenco di radici primitive con le parole che ne derivano nelle lingue elfiche. Christopher Tolkien le ha pubblicate nel 1987 in La strada perduta, quinto volume della History of Middle-earth, che raccoglie gli scritti messi da parte dal padre fra la fine del 1937 e l’inizio del 1938.

Alla radice LAS le voci sono due:

 

“LAS(1)- *lasse foglia: Q. lasse, N. lhass […]. (Alcuni pensano che sia imparentata con la successiva e con *lasse “orecchio”. Le orecchie dei Quendi erano più appuntite e a forma di foglia di quelle [?umane].) LAS(2)- ascoltare. N. lhaw orecchie (di una persona) […]. Q. lar, lasta- ascoltare; lasta ascolto, udito; Lastalaika “Orecchie-fini”, un nome.”

 

Q. sta per quenya, N. per noldorin, la lingua che più tardi diventerà il sindarin. La parentela fra le due radici Tolkien la attribuisce ad «alcuni», cioè ai dotti del suo mondo che discutono di etimologia: è un’ipotesi linguistica interna, e lui la lascia tale. La frase sulle orecchie ha un altro statuto. Sta fra parentesi senza nessuna cautela, come un dato di fatto, e si legge come la ragione per cui a qualcuno quella parentela è sembrata plausibile: se l’orecchio di un elfo ha la forma di una foglia, la parola per l’uno può venire da quella per l’altra.

Christopher Tolkien lesse l’ultima parola del manoscritto con un punto interrogativo, [?human]. Carl F. Hostetter e Patrick H. Wynne, che nel 2003 hanno ricontrollato le Etimologie sulla rivista Vinyar Tengwar, la riportano come Human. Il termine di paragone sono gli Uomini.

 

La lettera all’editore americano

Nella primavera del 1938, probabilmente a marzo o ad aprile, la Houghton Mifflin chiese a Tolkien dei disegni di hobbit per una futura edizione americana dello Hobbit. Tolkien rispose che i suoi disegni erano una guida poco affidabile e descrisse Bilbo a parole.

 

“Immagino una figura piuttosto umana, non una specie di coniglio “fatato” come sembrano credere alcuni dei miei recensori britannici: grasso di stomaco, corto di gamba. Un viso tondo e gioviale; orecchie solo leggermente appuntite ed “elfiche”; capelli corti e ricci (castani).“

 

Nella stessa frase ci sono due parole fra virgolette. Con la prima Tolkien allontana gli hobbit dalle fate dei libri per bambini. Con la seconda dà loro un tratto elfico, e lo dosa: solo leggermente. Le virgolette su elvish si possono leggere come un rinvio all’immagine comune dell’elfo più che ai Quendi del suo dizionario; è una lettura possibile, e il testo non permette di andare oltre. In entrambi i casi la descrizione funziona solo se l’orecchio elfico è appuntito: quello di un hobbit lo è un poco, quello di un elfo di più. Le Etimologie dicono la stessa cosa degli Elfi rispetto agli Uomini.

Le date avvicinano i due testi. Tolkien aveva cominciato il Signore degli Anelli nel dicembre 1937, aveva appena messo da parte il dizionario, e pochi mesi dopo scriveva questa lettera.

 

Il travestimento di Felagund

Nei racconti e nei poemi, compresi i dodici volumi della History of Middle-earth, abbiamo trovato le orecchie di un elfo una volta sola, e Tolkien le descrive mentre smettono di essere elfiche. Nel Lai di Leithian, il poema su Beren e Lúthien che scrisse fra il 1925 e il 1931, Finrod Felagund e i suoi compagni uccidono una banda di Orchi e ne prendono i panni per attraversare le terre del Nemico. Si anneriscono il viso, poi passano ai capelli e alle orecchie (canto VII):

 

“[…] i capelli arruffati, lunghi e neri, dalle teste dei goblin tagliarono, e li unirono filo per filo con arte gnomica. E mentre ognuno guarda sgomento l’altro, intorno alle orecchie se li appende, fetidi, rabbrividendo. Poi Felagund intonò un incanto di mutamento e di cambio di forma; le loro orecchie divennero orrende, e spalancate si aprirono le bocche, e simile a una zanna ogni dente si fece, mentre lento cantava.“

 

Gnomi, nel lessico di quegli anni, sono i Noldor. Il travestimento passa due volte dalle orecchie: prima i compagni di Felagund le coprono con i capelli degli Orchi morti, poi l’incanto le trasforma. Tolkien non dice com’erano prima né come diventano, salvo che diventano orrende.

Nel Silmarillion pubblicato la scena si riduce a una riga: “Grazie alle arti di Felagund, il loro volto e sembiante fu trasmutato a somiglianza di Orchi” (cap. XIX, traduzione di Francesco Saba Sardi). Le orecchie non ci sono più.

 

Vent’anni dopo

A chi cita le Etimologie si obietta spesso che precedono il Signore degli Anelli, e che negli anni successivi le lingue elfiche cambiarono molto. Per molte parole è vero. Intorno al 1959-60, però, in alcune note sui nomi del Signore degli Anelli pubblicate nel 2007 su Parma Eldalamberon, Tolkien torna ad accostare la parola per “orecchio” e quella per “foglia”. Lo fa a proposito di Amon Lhaw, che Aragorn indica sull’Anduin insieme ad Amon Hen: “i Colli dell’Udito e della Vista” (libro II, cap. 9). Lhaw viene dalla stessa radice LAS(2) del dizionario, e la foglia di LAS(1) sta nel nome di Legolas Verdefoglia.

 

Fonti della smentita

La smentita parte da una lettura corretta dei romanzi, che sulle orecchie elfiche tacciono, e la estende a tutto quello che Tolkien ha scritto. Ipotizziamo che pesi anche il desiderio di tenere gli Elfi di Tolkien lontani dagli elfetti alati delle illustrazioni per l’infanzia: alti e gravi come sono, dovrebbero avere orecchie coerenti e non elementi buffi o inattesi. Quella distanza Tolkien la prendeva sul serio, e il coniglio “fatato” della lettera lo dimostra. Nella stessa frase, però, teneva le orecchie elfiche appuntite.

I luoghi sono tre in tutto: una nota fra parentesi in un dizionario, una riga in una lettera, un verso su orecchie che diventano orrende. Dicono che le orecchie degli Elfi erano più appuntite di quelle degli Uomini, e che un hobbit ne aveva ereditato un poco. Di quanto, Tolkien non lo ha scritto, e su questo ogni illustratore e ogni truccatore, compresi quelli di Peter Jackson, ha dovuto decidere da sé.

 

 

Fonti

  • Il Signore degli Anelli, libro I, cap. 2 “L’Ombra del passato” e cap. 4 “Una scorciatoia che porta ai funghi”; libro II, cap. 9 “Il Grande Fiume”; libro V, cap. 5 “La cavalcata dei Rohirrim”. Citazioni dalla traduzione di Vicky Alliata di Villafranca; per il confronto su Gollum, traduzione di Ottavio Fatica (Bompiani, 2020).
  • The Lost Road and Other Writings (HoMe V), Prefazione e “The Etymologies”, voci LAS(1) e LAS(2).
  • Carl F. Hostetter e Patrick H. Wynne (a cura di), “Addenda and Corrigenda to the Etymologies, Part One”, Vinyar Tengwar 45, novembre 2003, p. 26.
  • The Letters of J.R.R. Tolkien, lettera 27 alla Houghton Mifflin, marzo o aprile 1938.
  • The Lays of Beleriand (HoMe III), The Lay of Leithian, canto VII.
  • Il Silmarillion, cap. XIX “Beren e Lúthien”, traduzione di Francesco Saba Sardi.
  • “Words, Phrases and Passages in Various Tongues in The Lord of the Rings“, a cura di Christopher Gilson, Parma Eldalamberon 17, 2007, p. 77 (citato da Tolkien Gateway).
  • Tolkien Gateway, voce Elvish ears.
  • Traduzioni dall’inglese nostre.

 

 

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