Il meme circola in inglese da anni, in versioni appena diverse. Un editore avrebbe respinto una bozza della Compagnia dell’Anello perché, secondo l’Oxford English Dictionary, il plurale di dwarf è dwarfs e la parola dwarves non esiste. Tolkien avrebbe risposto: “Non mi dica cosa c’è scritto nell’Oxford English Dictionary, perché l’ho scritto io”.
La battuta piace perché mette un pedante al suo posto. Ha il difetto di far sembrare Tolkien arrogante, e di essere falsa. David Rowe ne ha scritto nella sua rubrica Tolkien Stuff that Ain’t Tolkien, nel gruppo Facebook Tolkien’s Amazing Middle-earth: The Hobbit, Lord of the Rings, Silmarillion. Traduciamo il suo testo con il suo permesso:
“Questa è una di quelle che mi infastidiscono parecchio, perché fanno sembrare Tolkien scortese, cosa che non era affatto, e la verità è molto più interessante! Sì, i tipografi “corressero” davvero la sua ortografia. Da una lettera a CJRT [Christopher Tolkien]: “Gli impertinenti compositori si sono presi la libertà di correggere, a loro dire, la mia ortografia e la mia grammatica, mutando ovunque dwarves in dwarfs, elvish in elfish, further in farther e, peggio di tutto, elven in elfin. Ho sfogato la mia irritazione in una lettera al vetriolo ad A. e U. [Allen & Unwin], che ha prodotto un’umile ammissione di colpa.”
E a Rayner Unwin:
“Dwarves, dwarves’, dwarvish sono stati corretti ovunque (con una sola eccezione a p. 21) nelle forme correnti da dizionario dwarfs, dwarfs’, dwarfish. Elvish, elvish è stato mutato in Elfish, elfish per 7 volte, ma lasciato invariato per altre 3. Guardo a questa procedura con sdegno. Ho usato deliberatamente dwarves eccetera per un intento e un effetto precisi: che tale effetto esista lo si può verificare confrontando i passi con la forma sostitutiva dwarfs, specialmente in versi. La questione è trattata nel Signore degli Anelli, vol. III, p. 415. Naturalmente non mi aspetto che compositori o correttori di bozze sappiano questo, né che conoscano alcunché della storia della parola dwarf; ma avrei pensato che potesse venire in mente, se non a un compositore almeno a un revisore, che l’autore non avrebbe usato con tale coerenza, per quasi 300 volte, una forma particolare, né che i vostri revisori l’avrebbero lasciata passare, se si fosse trattato di un semplice errore casuale di ‘grammatica’.”
Dudgeon [nella nostra traduzione, sdegno] è una parola splendida, che meriterebbe di essere usata più spesso! No, Tolkien non “scrisse” l’Oxford English Dictionary (si occupò dell’origine di un paio di parole con la W, tra cui wasp), e altrove spiega che il plurale più corretto di dwarf sarebbe dwarrow, come in Khazad-dûm = Dwarrowdelf. Non è più interessante di una citazione falsa?”.
Due incidenti, otto anni di distanza
Le due lettere citate da Rowe raccontano due episodi diversi, su due libri diversi.
La prima è del 4 agosto 1953. Tolkien sta correggendo le bozze in colonna del primo volume del Signore degli Anelli, appena arrivate dalla tipografia, e lo racconta al figlio Christopher. La tipografia era la Jarrold di Norwich: nella lettera del 1961 Tolkien ricorda che erano stati loro a tentare di cambiargli elven in elfin e further in farther.
La seconda è del 30 dicembre 1961 e riguarda lo Hobbit. La Penguin ne aveva fatto un’edizione tascabile nella collana Puffin; Tolkien l’aveva ricevuta a settembre ma la aprì solo a dicembre, per controllare un passo, e trovò i nani corretti in tutto il libro. Scrive a Rayner Unwin, il figlio dell’editore che da bambino aveva letto il dattiloscritto dello Hobbit e ne aveva raccomandato la pubblicazione.
Il dizionario dava ragione ai compositori
Il meme rovescia la situazione. Nella stessa lettera del 1961, subito dopo il passo citato da Rowe, Tolkien scrive:
«Dwarfs eccetera è naturalmente l’unica forma moderna riconosciuta del plurale; ma la correzione (incoerente) di elvish non ha nemmeno questa scusa. La forma più antica e “storica” elvish è ancora riconosciuta, e compare perfino in dizionari divulgativi come il “Pocket Oxford”.»
Sui nani il dizionario stava dalla parte dei compositori, e Tolkien lo sapeva. Quello che rivendicava era una scelta. Aveva usato una forma fuori norma quasi trecento volte, di proposito, per favorire il riconoscimento del fatto che i “Nani” di cui parlava non erano solo persone particolarmente basse, e derivavano direttamente dalla mitologia norrena. Tolkien si aspettava che qualcuno in redazione se ne accorgesse. Su elvish, invece, aveva dalla sua anche l’Oxford.
Il lavoro vero all’OED
Tolkien lavorò all’Oxford English Dictionary come assistente redattore per circa un anno e mezzo, dalla fine del 1918 alla primavera del 1920, appena tornato dalla guerra. Il dizionario era un’impresa collettiva cominciata da decenni: il primo fascicolo era uscito nel 1884, otto anni prima che Tolkien nascesse. A lui toccò una porzione della lettera W. The Ring of Words di Peter Gilliver, Jeremy Marshall ed Edmund Weiner, i tre lessicografi dell’OED che nel 2006 hanno studiato quel periodo, riproduce le sue schede per warm, waggle, wain e waistcoat.
La pagina che i lettori dell’Alliata non hanno letto
Nella lettera del 1961 Tolkien rimanda a una pagina precisa: l’Appendice F del Signore degli Anelli, “Sulla traduzione”. Lì spiega la sua scelta ai lettori:
«Da osservare che in questo libro come nello Hobbit è usata la forma dwarves, anche se i dizionari ci dicono che il plurale di dwarf è dwarfs. Dovrebbe essere dwarrows (o dwerrows), se il singolare e il plurale avessero seguito ciascuno la sua strada nel corso degli anni, come hanno fatto man e men, o goose e geese. […] È per sottolineare questo che mi sono arrischiato a usare la forma dwarves, onde sottrarli forse, almeno in parte, alle risibili storielle dei nostri giorni. Dwarrows sarebbe stato meglio, ma ho usato quella forma soltanto nel nome Dwarrowdelf, per rappresentare il nome di Moria nella Lingua Comune: Phurunargian.»
Citiamo dalla traduzione di Ottavio Fatica, e per una ragione precisa. Nella traduzione di Vicky Alliata di Villafranca, nell’edizione riveduta con la Società Tolkieniana Italiana che usiamo come riferimento, questo passo non c’è. Alliata rielabora l’Appendice: tiene la parte sui Nani ridotti a figure da filastrocca, tiene Phurunargian e Moria, e lascia fuori l’intera discussione su dwarves, dwarfs e dwarrows. Anche Dwarrowdelf diventa Nanosterro, e la traccia della forma antica sparisce.
In italiano il problema non si pone: Nani vale per tutti i casi, e una scelta fra due plurali non si può riprodurre. È probabile che sia questa la ragione del taglio operato da Alliata/Principe. Il risultato è che la pagina a cui Tolkien rimandava per difendere i suoi nani, chi ha letto il romanzo nella traduzione storica non l’ha mai vista.
[Fonti]
- David Rowe, Tolkien Stuff that Ain’t Tolkien, parte 2, nel gruppo Facebook Tolkien’s Amazing Middle-earth. Traduzione nostra, con il permesso dell’autore.
- The Letters of J.R.R. Tolkien, lettera 138 a Christopher Tolkien, 4 agosto 1953, e lettera 236 a Rayner Unwin, 30 dicembre 1961.
- Il Signore degli Anelli, Appendice F, “Sulla traduzione”, nella traduzione di Ottavio Fatica (Bompiani, 2020), confrontata con la traduzione di Vicky Alliata di Villafranca (Bompiani, edizione illustrata da Alan Lee).
- Peter Gilliver, Jeremy Marshall, Edmund Weiner, The Ring of Words: Tolkien and the Oxford English Dictionary, Oxford University Press, 2006.
- Traduzioni dalle Lettere nostre.
[/fonti]





