Sull’immagine che circola ci sono due citazioni, una sopra l’altra su un cielo stellato. La prima è firmata J.R.R. Tolkien:
Perché un uomo dovrebbe essere deriso se, trovandosi in prigione, cerca di uscirne e tornare a casa? O se, non potendolo fare, pensa e parla d’altro che di carcerieri e mura di prigione? Il mondo là fuori non è diventato meno reale perché il prigioniero non può vederlo.
La seconda è firmata Ursula K. Le Guin:
Il fantastico è evasione, e questa è la sua gloria. Se un soldato viene fatto prigioniero dal nemico, non consideriamo suo dovere evadere?… Se teniamo alla libertà della mente e dell’anima, se siamo partigiani della libertà, allora è nostro preciso dovere evadere, e portare con noi più gente che possiamo.
Le firme, su questa immagine, sono giuste. Su molte altre la seconda frase gira sotto il nome di Tolkien. David Rowe ne ha scritto nella sua rubrica Tolkien Stuff that Ain’t Tolkien, nel gruppo Facebook Tolkien’s Amazing Middle-earth: The Hobbit, Lord of the Rings, Silmarillion. Traduciamo il suo testo con il suo permesso:
Questo non è proprio un problema, ma ho visto attribuire a Tolkien una citazione che in realtà è di Ursula K. Le Guin (quella del ciclo di Terramare, fra le altre cose)! In ogni caso nessuna mancanza di rispetto, perché sono due grandi autori che dicono la stessa cosa!
Rowe ha più ragione di quanto dica. Le due frasi dicono la stessa cosa perché la seconda è un riassunto della prima, e a dirlo è Le Guin.
Quello che scrisse Tolkien
La prima citazione viene dal saggio Sulle fiabe, nato come lezione tenuta all’Università di St Andrews nel marzo 1939 e pubblicato nel 1947. Nel paragrafo sull’Evasione Tolkien difende il diritto della fiaba a portare il lettore altrove, e se la prende con i critici che usano la parola evasione con disprezzo. Subito dopo la frase sul prigioniero scrive che quei critici confondono «l’Evasione del Prigioniero con la Fuga del Disertore».
La pagina va letta tenendo conto degli anni in cui fu scritta. Poche righe più avanti Tolkien paragona quei critici a un portavoce di partito che bolla come tradimento chi lascia il Reich del Führer o lo critica, e scrive che sembrano preferire l’acquiescenza del quisling alla resistenza del patriota.
Quello che scrisse Le Guin
La seconda frase viene da The Language of the Night, la raccolta di saggi di Le Guin sul fantastico e la fantascienza uscita nel 1979. Il contesto è una discussione sulla critica alla fantascienza, e il passo intero dice:
Se vale la pena rispondere, la risposta migliore l’ha data Tolkien, autore, critico e studioso. Sì, disse, il fantastico è evasione, e questa è la sua gloria. Se un soldato viene fatto prigioniero dal nemico, non consideriamo suo dovere evadere? Gli usurai, gli ignoranti, gli autoritari ci tengono tutti in prigione; se teniamo alla libertà della mente e dell’anima, se siamo partigiani della libertà, allora è nostro preciso dovere evadere, e portare con noi più gente che possiamo.
Le Guin dichiara la fonte nella frase stessa, la risposta migliore l’ha data Tolkien, e poi la riformula con parole sue, senza virgolette. La frase sugli usurai è sua, e nelle immagini che circolano viene tagliata e sostituita dai puntini.
Come la parafrasi è diventata una citazione
La catena l’ha ricostruita un lettore di nome Jason, in un commento del 2014 all’articolo che Marcel Aubron-Bülles aveva dedicato alla frase sul suo sito The Tolkienist.
Nel 1990 lo scrittore Stephen R. Lawhead pubblica un saggio nella raccolta Reality and the Vision, curata da Philip Yancey. Lawhead riporta il passo di Le Guin fra virgolette, come se fosse una citazione di Tolkien. Nel 1999 Joseph Pearce ristampa il saggio di Lawhead nel volume Tolkien: A Celebration, a p. 167, ancora fra virgolette e senza fonte. Da lì, secondo Jason, la frase si diffonde.
Jason aggiunge una testimonianza diretta. Nell’autunno 2013 aveva incontrato Le Guin alla fiera del libro di Puyallup e glielo aveva chiesto. Lei confermò di aver parafrasato Tolkien in una conferenza, o in una serie di conferenze, dei primi anni Settanta, e che il resto era una sua interpretazione del pensiero di Tolkien.
I carcerieri
In On Science Fiction, raccolto nel 1966 in Of Other Worlds, C.S. Lewis racconta di non aver mai capito fino in fondo l’accusa di evasione finché Tolkien non gli fece una domanda:
Quale categoria di persone ti aspetteresti che fosse più preoccupata dell’idea di evasione, e più ostile a essa?
La risposta di Tolkien era: i carcerieri.
Quattro scrittori hanno maneggiato la stessa idea. Tolkien la argomenta in un saggio e la riassume in una battuta a voce, Lewis riferisce la battuta, Le Guin la riscrive in una conferenza, Lawhead la mette fra virgolette sotto il nome sbagliato. Tutti, tranne Lawhead, hanno indicato da dove veniva.
- David Rowe, Tolkien Stuff that Ain’t Tolkien, parte 4, nel gruppo Facebook Tolkien’s Amazing Middle-earth. Traduzione nostra, con il permesso dell’autore.
- J.R.R. Tolkien, Sulle fiabe (On Fairy-Stories), lezione del 1939, pubblicata nel 1947 e poi in Albero e foglia; paragrafo sull’Evasione.
- Ursula K. Le Guin, The Language of the Night: Essays on Fantasy and Science Fiction, 1979.
- C.S. Lewis, On Science Fiction, in Of Other Worlds, 1966.
- Marcel R. Aubron-Bülles, Not a Tolkien quote: “Fantasy is escapist, and that is its glory”, The Tolkienist, 2014, e il commento di Jason dell’11 aprile 2014.
- Garson O’Toole, Who Are the People Most Opposed to Escapism? Jailors!, Quote Investigator, 2015.
- Traduzioni dall’inglese nostre.





