«Un solo sogno è più potente di mille realtà.»
La frase compare su poster, tazze e segnalibri con la firma di J.R.R. Tolkien. Suona tolkieniana quanto basta, e parla di sogni, che a Tolkien si associano volentieri, ma Tolkien non l’ha scritta.
David Rowe l’ha smontata nella sua rubrica Tolkien Stuff that Ain’t Tolkien, nel gruppo Facebook Tolkien’s Amazing Middle-earth: The Hobbit, Lord of the Rings, Silmarillion. Traduciamo il suo testo con il suo permesso:
Questa è divertente, perché non viene da Tolkien ma dal manifesto del film d’animazione di Ralph Bakshi! È un testo pubblicitario per il film del 1978, scritto diversi anni dopo la morte di J.R.R.T. da un anonimo pubblicitario in giacca e cravatta! Ehilà! Ricordate sempre il consiglio di Bilbo a Frodo: “Frodo, ragazzo mio, non credere a tutto quello che leggi su Internet”.
L’ultima battuta, va da sé, è di Rowe.
Cosa c’è scritto sulla locandina
Il Signore degli Anelli di Ralph Bakshi uscì negli Stati Uniti il 15 novembre 1978, distribuito dalla United Artists. Il manifesto è un dipinto di Tom Jung, e porta tre blocchi di testo. Quello centrale dice:
J.R.R. Tolkien ha trionfato con l’intuizione che un solo sogno è più potente di mille realtà.
Il manifesto, quindi, non cita Tolkien. Descrive in tono pubblicitario un’idea che gli attribuisce, dentro una frase che parte da Tolkien ha trionfato. È bastato ritagliare la seconda metà e metterci sotto il nome per trasformare uno slogan in una citazione.
Bakshi stesso ha raccontato che il manifesto fu confezionato dall’ufficio pubblicità della United Artists, e che la frase si deve con ogni probabilità a un copywriter dello studio. Lo riporta Marcel Aubron-Bülles, che sul suo sito The Tolkienist dedica a questa frase la terza puntata di una serie sulle cose che Tolkien non ha mai detto né scritto.
Da dove viene
Il copywriter non inventò nemmeno la frase. Un utente del forum TheOneRing.net, Darkstone, ne ha trovato l’origine, e Bülles l’ha aggiunta al suo articolo: è una riduzione di una riga di Fanshawe, il primo romanzo di Nathaniel Hawthorne, pubblicato nel 1828.
…quel sogno di fama imperitura che, per quanto sia un sogno, è più potente di mille realtà.
In Hawthorne il sogno è il desiderio di una fama che duri, e la frase descrive la presa che esercita su chi lo coltiva. Il pubblicitario ha tagliato la fama e ha tenuto il sogno, e il senso è cambiato.
Hawthorne fece stampare Fanshawe a sue spese, nell’ottobre 1828, senza firmarlo. Il romanzo vendette poco, e lui bruciò le copie invendute. Dopo la sua morte la moglie Sophia negava che il marito avesse mai scritto un romanzo con quel titolo, anche davanti a una copia. Una riga di un libro che il suo autore aveva cercato di far sparire è sopravvissuta, in modo parziale, su un manifesto cinematografico, e da lì è finita sotto il nome di Tolkien.
Sul rapporto fra il mondo inventato e quello reale Tolkien scrisse a lungo. Il testo principale di questo lavoro è il saggio Sulle fiabe, che difende la fantasia come arte che richiede la ragione, e che difende anche l’evasione: un tema che ha generato a sua volta una citazione apocrifa famosa, raccontata nella quarta puntata di questa serie.
- David Rowe, Tolkien Stuff that Ain’t Tolkien, parte 3, nel gruppo Facebook Tolkien’s Amazing Middle-earth. Traduzione nostra, con il permesso dell’autore.
- Tom Jung, manifesto per The Lord of the Rings di Ralph Bakshi, United Artists, 1978.
- Marcel R. Aubron-Bülles, Not a Tolkien quote: “A single dream is more powerful than a thousand realities”, The Tolkienist, 2013, aggiornato nel 2024.
- Nathaniel Hawthorne, Fanshawe: A Tale, Marsh and Capen, Boston, 1828.
- Traduzioni dall’inglese nostre.





