Alqualondë, c.a. 1.270 A.A. – Vivente in Valinor
Eärwen di Alqualondë è tra i personaggi che le antiche cronache menzionano quasi di sfuggita, prima ancora che si svolgessero i grandi eventi che diedero forma alla Terra di Mezzo, e che alcuni forse considererebbero secondari nelle trame della Storia.
Ma sarebbe una visione molto parziale quando parliamo della figlia di Olwë, principessa dei Teleri, moglie di un principe Noldor, madre di quattro tra i più grandi Elfi mai vissuti, colei che vide con i propri occhi il momento in cui il suo popolo natale e la famiglia in cui era entrata per matrimonio si trovarono, per la prima volta nella storia di Arda, su fronti opposti e insanguinati.

Eärwen nacque come erede del Signore dei Teleri di Alqualondë, il Porto dei Cigni sulle coste di Aman. Fu conosciuta come “la fanciulla cigno”: un epiteto che richiama la bellezza silenziosa e quasi eterea del suo popolo, gli stessi Teleri le cui navi a forma di cigno solcavano le acque di Eldamar. Il suo nome stesso, Eärwen, significa “fanciulla del mare”: un’eredità che avrebbe trasmesso, insieme al proprio sangue, a tutti i suoi discendenti.
Nell’anno 1280 degli Alberi sposò Finarfin, il più giovane e il più mite dei figli di Finwë, colui che le cronache ricordano come “il più bello e il più saggio di cuore” tra tutti i principi Noldor. Fu un’unione che nacque dall’amicizia sincera tra Finarfin e i figli di Olwë, in un tempo in cui Aman conosceva ancora soltanto la pace. Da questo matrimonio nacquero tre figli e una figlia, tutti con i capelli d’oro ereditati dal padre, che a sua volta li aveva ricevuti da Indis dei Vanyar: un tratto che li distingueva visibilmente da ogni altro Noldo. Furono Finrod, Angrod, Aegnor e Galadriel, quattro nomi che avrebbero segnato la storia della Terra di Mezzo in modi radicalmente diversi tra loro.
Nei suoi figli, Eärwen trasmise qualcosa che andava oltre il colore dei capelli: un amore per il mare e una nostalgia per le terre lontane che li rendeva, in parte, ancora Elfi di Mare nell’animo, anche crescendo alla corte dei Noldor. Fu forse proprio questa eredità marina a spingere tutti e quattro i figli di Eärwen verso una scelta che nessun altro ramo della casa di Finwë avrebbe condiviso nella sua interezza: l’esilio verso la Terra di Mezzo.
Fu anche grazie al sangue di Eärwen che i suoi figli furono accolti con favore particolare a Doriath, il regno del prozio Thingol, fratello maggiore di Olwë. In un’epoca in cui i rapporti tra Sindar e Noldor si sarebbero fatti sempre più tesi, la parentela Telerin della casa di Finarfin rimase un ponte, per quanto fragile, tra i due popoli.
Ma prima ancora dell’esilio, prima ancora che i suoi figli varcassero il mare verso la Terra di Mezzo, Eärwen subì sulla propria pelle l’evento più oscuro mai accaduto tra gli Elfi di Aman. Quando Fëanor, nella sua fretta di raggiungere Morgoth, chiese a Olwë le navi dei Teleri per attraversare il mare, il padre di Eärwen rifiutò, fedele alla volontà dei Valar. Fëanor e i suoi non accettarono il rifiuto: ne nacque la Strage di Alqualondë, il primo sangue elfico versato per mano di altri Elfi nella storia di Arda.
È difficile immaginare il peso di un simile evento per una donna che si trovava, per matrimonio, esattamente al centro di quella frattura: figlia dei Teleri aggrediti, moglie di un Noldo il cui stesso fratellastro aveva guidato la strage. Le cronache non ci dicono le sue parole in quel momento, ma ci dicono qualcosa di altrettanto eloquente attraverso i fatti: come Anairë, moglie di Fingolfin, Eärwen scelse di non seguire il marito nell’esilio verso la Terra di Mezzo. Rimase ad Aman.
Finarfin stesso, sconvolto dalla strage compiuta contro la famiglia della propria moglie, e poi dalla Profezia di Mandos pronunciata contro l’intero popolo dei Noldor in fuga, scelse di abbandonare la marcia e tornare a Tirion, portando con sé quanti vollero seguirlo. Fu perdonato dai Valar, e divenne reggente dei Noldor rimasti ad Aman. Ma i suoi quattro figli, che pure avevano ereditato da Eärwen il sangue dei Teleri offesi, scelsero comunque di proseguire, non volendo abbandonare i figli di Fingolfin al loro destino. Furono lasciati ad affrontare l’orrore dell’Helcaraxë, il Ghiaccio Stridente, quando Fëanor rubò le navi rimaste e le bruciò a Losgar.
Eärwen si trovò così a vivere una separazione che nessuna madre avrebbe voluto: il marito tornato a casa, i figli lanciati verso un esilio che si sarebbe rivelato incommensurabilmente più lungo e più doloroso di quanto chiunque potesse immaginare in quei giorni.

C’è un dettaglio linguistico che lega la storia di Eärwen a quella di un’altra grande madre dei Noldor: Míriel, prima moglie di Finwë. Si narra che nella casa di Finarfin si continuasse a usare l’antica pronuncia del suono Þ, quella stessa fricativa dentale che altrove tra i Noldor si era già appiattita nel suono “s”, non per un’imposizione di Fëanor (il suo Shibboleth che pure veniva da lui osservato in memoria della madre), ma perché Finarfin stesso amava tanto i Vanyar quanto i Teleri, i due popoli a cui era legato per sangue e per matrimonio, e non si schierò mai né in un senso né nell’altro nella disputa linguistica che divideva i Noldor. Nella casa di Eärwen, insomma, sopravvivevano insieme le tracce di tre stirpi elfiche diverse.
Eärwen non varcò mai il mare verso la Terra di Mezzo. Non vide l’esilio dei propri figli, non assistette alle guerre del Beleriand, non poté abbracciare Finrod prima della sua morte a Tol-in-Gaurhoth, né sapere per certo, per secoli, se Galadriel, l’unica dei quattro figli destinata infine a poter fare ritorno, sarebbe mai tornata a casa.
Ma se è vero che Finrod cammina con il Padre sotto gli alberi di Eldamar, ecco che al loro fianco ci immaginiamo anche lei, a osservare Alqualondë rifulgere sulle onde di Belegaer il grande.





