Mithril, di John Howe

Mithrildi John Howe

Che cos’è il mithril?

La storia di Khazad-dûm →

 

L’argento di Moria: lucente, leggero, più duro dell’acciaio e raro come nessun altro metallo

Mithril è il nome elfico, e il nome che i Nani gli danno nella loro lingua non viene divulgato. Le fonti lo chiamano anche argento di Moria, o vero-argento. Il suffisso -ril, nella lingua degli Elfi, vuol dire «lucentezza», lo stesso che compare in Silmaril, Idril e in Andúril.

Gandalf ne dà la descrizione più completa, a Sam, nel buio di Khazad-dûm. Il mithril «poteva lavorarsi come rame, e lucidarsi come vetro; e i Nani sapevano trasformarlo in un metallo leggero ma più duro dell’acciaio temperato». Aveva la bellezza dell’argento comune, ma non si offuscava e non si oscurava mai. Il suo valore era dieci volte superiore a quello dell’oro, e ora è inestimabile, perché ne rimane poco in superficie e in profondità nemmeno gli Orchi hanno il coraggio di scavare.

 

Costoso, di Lída Holubová
Costosodi Lída Holubová

Moria è, secondo Gandalf, «l’unico posto al mondo» dove si trovi. I filoni conducono verso il Caradhras a nord e verso il basso, nell’oscurità. Per questo i Nani desiderano tanto tornarvi. Per questo, anche, il mithril fu causa della loro rovina: nei tempi in cui il potere di Sauron cresceva, scavarono sotto il Barazinbar «filoni di mithril, il metallo dal valore inestimabile che diveniva di anno in anno sempre più difficile da ottenere». Gandalf riassume: «scavarono troppo avidamente e troppo in profondità, disturbando ciò da cui fuggivano, il Flagello di Durin». Quasi tutto ciò che avevano estratto, gli Orchi lo raccolsero per darlo in tributo a Sauron, che lo brama ardentemente.

 

Gli oggetti di mithril ricordati nei racconti sono pochi e pesano molto. La cotta di maglia che Thorin donò a Bilbo e che Bilbo passò a Frodo: Gandalf afferma che «valeva più dell’intera Contea e di tutto ciò che vi si trova», e Gimli, vedendola, la chiama «un dono degno di un re» (cotta di mithril). Gli Elfi lo amavano teneramente e ne facevano, tra l’altro, l’ithildin, la «stellaluna» che brilla sulle porte occidentali di Moria. Nenya, l’anello di Galadriel, è un anello di mithril con una pietra bianca (Vilya, Nenya e Narya). Era di mithril e d’oro la corona dello stendardo di Elendil che Aragorn spiegò sulla prima nave ad Harlond, e dopo la Guerra Gimli e i Nani forgiarono per Minas Tirith cancelli di mithril e d’acciaio al posto di quelli abbattuti dal Re Stregone. Anche l’Elendilmir, la bianca stella di cristallo elfico di Elendil, poggiava su una reticella di mithril.

Una questione resta aperta. Gandalf dice che Moria è l’unico luogo, ma nella cronaca dei Re di Númenor Tar-Telemmaitë, «mano d’argento», è ricordato per il suo amore per l’argento e per aver ordinato ai suoi servi di cercare senza posa il mithril. Una nota sull’Elendilmir, riportata come nota dell’autore, dice che il metallo «si trovava infatti in Númenor». I testi non conciliano le due affermazioni. Se in Númenor ci fosse una vena propria, o una scoperta poi perduta, non è scritto.

 

Fonti

Il Signore degli Anelli, Libro II, cap. 4 “Un viaggio nell’oscurità”;

Il Signore degli Anelli, Libro II, cap. 5 “Il Ponte di Khazad-dûm”;

Il Signore degli Anelli, Libro V, cap. 6 “La battaglia dei Campi del Pelennor”;

Il Signore degli Anelli, Libro VI, cap. 9 “I Porti Grigi”;

Il Signore degli Anelli, Appendice A (III), “Il popolo di Durin”;

Racconti Incompiuti, Parte Seconda, III “Il Lignaggio di Elros” (XV. Tar-Telemmaitë);

Racconti Incompiuti, Parte Terza, I “Il Disastro dei Campi Iridati” (nota 31);

Il Silmarillion, Indice dei nomi (voci ril, ithildin).

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