La storia di Arwen →La storia di Aragorn II Elessar →
“Credevo di essermi smarrito in un sogno”
Aragorn e Arwen a Gran Burrone, cosa dicono e quando si sono conosciuti?
Arwen: Renich i lú i erui govannem? (Ricordi quando ci siamo conosciuti?)
Aragorn: Nauthannen i ned ôl reniannen. (Credevo di essermi smarrito in un sogno.)
La risposta di Aragorn rimanda alla prima volta in cui incontra Arwen.
Aragorn ha vissuto a Gran Burrone, con la madre Gilraen, dall’età di due anni, dopo che il padre fu ucciso da una freccia degli orchi. La sua vera identità è tenuta nascosta, egli stesso non ne è al corrente e viene chiamato Estel fino al compimento dei 20 anni, quando Elrond gli rivela il suo lignaggio e la sua missione.
E’ allora che si compie il suo destino: è giovane, forte e fiero, orgoglioso del suo lignaggio e passeggiando nei boschi di Imladris canta.
La musica e il canto, in Tolkien, hanno sempre una profonda valenza, che sia potere, amore o malìa oscura, portano sempre qualcosa di grande e regalano momenti di bellezza indicibile.
Il canto degli Ainur, che dal nulla evoca Arda dal vuoto atemporale; la melodia di Yavanna che dà vita agli Alberi quando il silenzio era sul mondo intero; la struggente bellezza del momento in cui Ecthelion della Fonte e i suoi scendono in battaglia a Gondolin, accompagnati dal suono dei loro strumenti; la contesa di potere tra Sauron e Finrod Felagund; il canto di Sam nella torre, quando disperato cerca Frodo e la voce debole di quest’ultimo gli risponde.
Il canto di Melian irretisce Thingol e quello di Lúthien incanta Beren.
È dell’incontro tra questi ultimi che Aragorn sta cantando.
“…passeggiava nei boschi, e il suo cuore era alto e fiero; egli cantava, perché era pieno di speranza e perché il mondo era bello. Improvvisamente, mentre cantava, vide una fanciulla camminare su di un prato fra i bianchi tronchi delle betulle, ed egli si arrestò stupefatto, credendo di camminare in un sogno o di aver ricevuto il dono dei menestrelli elfici, che sanno fare apparire ciò che cantano innanzi agli occhi di coloro che lo ascoltano.”

Aragorn e Arwen non si erano mai incontrati prima perché lei aveva trascorso molto tempo a Lothlórien, terra da cui proveniva la madre Celebrían, figlia di Galadriel.
Si incontrano così nel momento in cui Aragorn inizia il suo cammino come capitano dei Dúnedain, erede di Isildur; lui se ne innamora all’istante e lei plasmerà il suo destino. Arwen ricambierà il suo amore anni dopo, quando lui ha ormai raggiunto la piena maturità di corpo e di mente, la sua scelta è fatta e per lui rinuncerà all’immortalità, come Lúthien prima di lei.
Elrond non si oppone al loro amore ma non avrebbe concesso che sua figlia sposasse un semplice Capitano dei Dúnedain, solo la più grande delle sue imprese avrebbe potuto coronare il loro legame:
“Un grande destino ti attende, sia quello di ergerti al di sopra di tutti i tuoi avi succeduti a Elendil, sia quello di cadere nell’oscurità con tutti i superstiti della tua stirpe.
Non avrai moglie e non legherai a te in promessa alcuna donna prima che giunga la tua ora e che tu ti sia dimostrato degno di essa.
Forse è stato deciso così, che il regno degli Uomini possa venire restaurato soltanto se io me ne andrò. E poiché ti amo come un figlio ti dico: Arwen Undómiel non diminuirà lo splendore della sua vita per un motivo futile. Ella non sarà la sposa di alcun Uomo, a meno che questi non sia al tempo stesso Re di Gondor e di Arnor”
Arwen è a tutti gli effetti la ragione per cui Aragorn ha intrapreso la propria missione, accettando il proprio destino e disponendo il suo animo a riscattare la debolezza dimostrata dal suo antenato Isildur.
Senza Arwen, Aragorn avrebbe potuto fare un passo indietro, rinunciare al proprio ruolo di erede al trono.
Arwen: A si i-Dhúath ú-orthor, Aragorn. Ú or le a ú or nin. (L’Ombra non ha ancora preso il dominio, Aragorn. Né su di me né su di te.)
è un altro riferimento alla storia (narrata nelle appendici)
“Dalla sommità della collina guardarono a oriente l’Ombra e a occidente il Crepuscolo; si giurarono eterna fedeltà, e furono felici.
«Ed Arwen disse: “Oscura è l’Ombra, eppure il mio cuore gioisce, perché tu, Estel, sarai fra i grandi il cui coraggio la distruggerà”.
«Ma Aragorn rispose: “Ahimè! Io non posso prevederlo, e come potrà accadere mi è tuttora oscuro. Eppure con la tua speranza anch’io spererò. E respingo per sempre l’Ombra; ma neppure il Crepuscolo è fatto per me, o mia dama; perché io sono mortale, e se tu ti legherai a me, Stella del Vespro, anche tu dovrai rinunciare al Crepuscolo”.
«Ella rimase immobile come un candido albero, con lo sguardo perduto a occidente, e disse finalmente: “Mi legherò a te, Dúnadan, e mi allontanerò dal Crepuscolo.”
Il resto è storia della Terra di Mezzo.
-Stella del Vespro
Disclaimer: fonti dei testi in lingua elfica
I testi in lingue elfiche sono redatti nel Neo-Sindarin di David Salo. David Salo è un conlanger e studioso di linguistica tolkieniana. Autore del manuale A Gateway to Sindarin (2004) e consulente linguistico per le trilogie cinematografiche di Peter Jackson, ha composto tutti i testi in lingue secondarie che appaiono nei film, inventando anche diverse parole e frasi di senso compiuto laddove il lessico riconosciuto ufficiale di Tolkien non si fosse dimostrato sufficiente, producendo costrutti linguistici come i c.d. "Neo-Sindarin", "Neo-Quenya" e "Neo-Khuzdul", e anche diversi esempi in una forma ricostruita del "Black Speech". Pertanto gli esempi riportati in questi post (come anche le lyrics dei cori presenti all'interno delle musiche di Howard Shore) potrebbero non corrispondere alle attuali conoscenze del Sindarin di Tolkien, nel frattempo grandemente modificatesi a causa di tutti i materiali linguistici emersi negli oltre vent'anni trascorsi da allora.





