The Old Forest, di Meisiluosi

 

Oltre la Siepe, ai confini orientali della Contea, cresceva la Vecchia Foresta: confinava a est con i Tumulilande e a ovest con il Fiume Brandivino, e custodiva, presso le rive del Withywindle, il fiume che ne attraversava il cuore, la casa di Tom Bombadil.

 

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Vecchia Foresta sulla tavola della Terra di Mezzo, nella Terza Era

 

Un ricordo più antico degli Hobbit

La Vecchia Foresta, di Lode Claes
La Vecchia Forestadi Lode Claes

La Vecchia Foresta era uno degli ultimi residui delle vaste foreste primordiali che avevano coperto quasi tutto l’Eriador prima della Seconda Era, di cui restava il margine settentrionale superstite: ciò che era sopravvissuto ai disboscamenti dei Númenóreani – che su queste foreste costruirono la propria fortuna navale – e alle guerre contro Sauron. Durante l’esistenza del Regno del Nord, ne fece parte prima come territorio di Arnor, poi di Cardolan; quando Angmar attaccò il regno, nel 1409 della Terza Era, alcuni Dúnedain di Cardolan in fuga vi trovarono rifugio.

 

Si narra che, ai tempi della Guerra dell’Anello, vi si aggirassero ancora, rari e nascosti, gli ultimi discendenti degli Ent che un tempo avevano popolato le grandi foreste dell’Eriador — un ricordo di un’epoca in cui la Vecchia Foresta non era un’eccezione isolata, ma parte di un unico, immenso bosco.

Tom Bombadil, di ullakko
Tom Bombadildi ullakko

Gli Hobbit credevano che gli alberi della Vecchia Foresta fossero in qualche modo “svegli”, e ostili: si dice che oscillassero anche senza vento, sussurrassero di notte, e sviassero i viandanti sempre più a fondo verso la valle del Withywindle, qualunque fosse la direzione presa in partenza. Quell’odio, per quanto reale, non aveva nulla a che fare con l’Ombra che veniva da Oriente: nasceva piuttosto dagli anni di abbattimenti e distruzioni che la foresta aveva subito, e si scagliava indistintamente su chiunque vi si addentrasse, che portasse intenzioni buone o cattive. Gli Hobbit stessi, più che malvagia, la definivano semplicemente bizzarra e pericolosa — e attribuivano proprio alla sua vicinanza la fama di stranezza che circondava da sempre i Brandibuck della Terra di Buck.

 

Fu Gorendad Vecchiobuck, secoli prima, a colonizzare la striscia di terra tra il Brandivino e la Vecchia Foresta: gli Hobbit di quella regione tagliarono parte del bosco per fare spazio alle proprie case e costruirono la Siepe, un lungo argine vivo a separare la Contea dalla foresta. Quando gli alberi crebbero troppo vicini alla Siepe, gli Hobbit ne abbatterono ancora, aprendo con il fuoco una radura — la Radura del Falò — che da allora restò come cicatrice tra i due mondi. Da quel giorno, si dice, gli alberi si fecero ancora più ostili.

 

 

Old Man Willow, di John Ronald Reuel Tolkien
Old Man Willowdi John Ronald Reuel Tolkien

Nella valle del Withywindle, più o meno al centro della foresta, viveva Vecchio Uomo Salice: la radice stessa di quella stranezza e di quella malizia diffusa, con un’influenza che sembrava estendersi su tutto il bosco circostante, come se ogni altro albero ne condividesse in parte la collera.

Poco prima della Guerra dell’Anello, Frodo, Sam, Merry e Pipino attraversarono la Vecchia Foresta nel tentativo di sfuggire ai Cavalieri Neri. Lungo il cammino, Vecchio Uomo Salice li avvolse in un incantesimo di sonno: Merry e Pipino, addormentatisi appoggiati al tronco, furono intrappolati nelle sue fessure, mentre Frodo, seduto su una radice a bagnare i piedi nell’acqua, fu spinto nel fiume non appena si assopì a sua volta.

 

Sam riuscì a resistere al sortilegio e trasse in salvo Frodo dalla corrente; insieme tentarono poi di liberare Merry e Pipino appiccando un fuoco alla base del tronco, ma questo non fece che inasprire ulteriormente la furia dell’albero.

 

Furono salvati solo dall’arrivo provvidenziale di Tom Bombadil, l’unico che conoscesse “la canzone giusta” per farsi ascoltare da Vecchio Uomo Salice.

La Vecchia Foresta non fu mai del tutto amica, né del tutto nemica: restò un luogo a sé, troppo antico per essere toccato persino dall’Anello. Il suo ricordo più duraturo, per chi vi passò, fu la scoperta che il mondo esisteva già prima degli Hobbit — e che non era affatto detto che li considerasse benvenuti.

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