Antico Giardino delle Entesse, di Ralph Damiani

Antico Giardino delle Entessedi Ralph Damiani

Come mai gli Ent hanno perso le Entesse?

“Le perdemmo e non riusciamo più a trovarle”
Barbalbero a Pipino

 

«Che triste storia!», dice Pipino quando Barbalbero gli confessa che gli Ent non hanno più Entesse da tempi immemorabili. «Come mai morirono tutte?». E Barbalbero, con una delle risposte più disarmanti di tutte le antiche cronache, lo corregge: «Non morirono! Non ho mai detto che morirono. Ho detto che le perdemmo». Chi legge distrattamente immagina una strage, un cataclisma, un evento improvviso capace di spazzare via le compagne degli Ent in un colpo solo. La verità, come spesso accade in queste vicende, è più lenta e più amara: una separazione cominciata molto prima di qualunque battaglia, e solo in seguito resa definitiva da essa.

 

Addio a Fangorn, di Luca Bonatti
Addio a Fangorndi Luca Bonatti

 

Le cronache raccontano che Ent ed Entesse, un tempo, camminavano insieme per le foreste dei Giorni Antichi, in una terra ancora selvaggia. Ma i loro cuori, con il tempo, presero strade diverse.

Gli Ent amavano le cose che crescono libere, senza ordine né misura, i grandi boschi che si espandono a loro piacimento e non rispondono a nessuna volontà se non alla propria; le Entesse, al contrario, amavano le cose piccole e docili, i semi che si piantano in file, i frutti che maturano quando li si comanda, i giardini che restano dove li si è messi.

 

Entessa, di Unona
Entessadi Unona

E così, si racconta, le Entesse si spinsero verso oriente, oltre l’Anduin, a coltivare quelle terre che sarebbero poi state ricordate come le Terre Brune: già allora, molto prima di qualunque guerra, gli Ent e le loro compagne avevano cominciato a vivere separati, uniti solo da una promessa e da una nostalgia.

 

Poi venne la Guerra dell’Ultima Alleanza: per fermare l’avanzata degli eserciti elfici e degli uomini lungo l’Anduin, Sauron mise a ferro e fuoco quelle stesse terre orientali, bruciando ogni campo, ogni giardino, ogni cosa che vi crescesse. Quando la guerra finì e gli Ent tornarono a cercare le loro compagne, non trovarono più nulla: né le Entesse, né i segni dei loro giardini, né tracce che raccontassero con certezza cosa fosse accaduto. E così rimasero senza una risposta, timorosi del peggio ma ancora legati a un’antica speranza.

 

Da allora gli Ent le hanno cercate per ogni luogo della Terra di Mezzo che hanno visitato, senza mai trovarle, senza mai avere la certezza che siano morte, ma senza mai più poterle richiamare a sé.

E intanto, con la Corruzione del Mondo, anche le Foreste andavano riducendosi, e così la portata della loro ricerca.

 

Barbalbero, di Alan Lee
Barbalberodi Alan Lee

Non vi sono indizi, nelle antiche storie, che permettano di sciogliere il mistero. E Tolkien stesso non ha mai voluto spiegare il loro destino: in alcune lettere ammise di ritenere che le Entesse fossero state distrutte proprio in quella guerra, insieme ai loro giardini; ma nella storia che affidò ai lettori preferì lasciare Barbalbero, e con lui tutti noi, sospesi tra la speranza e il lutto. Una delle tante storie sospese che rendono così affascinante il Legendarium.

 

Ed è forse per questo che il canto dell’Ent e dell’Entesse, che Barbalbero e Sveltolampo intonano nella Foresta di Fangorn, non si chiude con un addio, ma con una promessa rimandata a un mondo che verrà, quando le due stirpi, riunite, torneranno finalmente a camminare insieme.

 

 

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