«Fa’ ciò che vuoi; ma io lo impedirò, se posso».
«Impedirmelo? Stolto. Nessun uomo vivente può impedirmelo!»
«Ma io non sono un uomo vivente! Tu guardi una donna. Éowyn io sono, figlia di Éomund. Tu ti frapponevi fra me e il mio signore e il mio sangue. Vattene, se non sei immortale! Perché, vivo o oscuro non-morto, ti colpirò se lo tocchi». JRR Tolkien, Il Ritorno del Re, “La Battaglia dei Campi del Pelennor”
Ci sono figure che la storia ricorda per la somma dei loro giorni; ed altre, invece, che sembrano esistere per un solo gesto, improvviso e imprevisto, tale per cui tutte le scelte e le decisioni che vi hanno condotto sembrano svanire di fronte alla radianza di quell’atto decisivo. Éowyn, Dama del Braccio di Scudo, Principessa di Rohan e poi Signora dell’Ithilien, appartiene a quest’ultima schiera.
Éowyn è la Dama che i canti chiamano Bianca, e che le cronache ricordano come colei che abbatté il Re Stregonedi Angmar, il più temuto tra i servi del Nemico.
Figlia di Théodwyn, sorella del Re, e di Éomund, Maresciallo dell’Estfalda, Éowyn portava in sé la doppia eredità di Rohan: la fierezza dei Cavalieri del Mark e la quieta nobiltà delle grandi case. Nipote di Thengel, che a lungo visse a Minas Tirith in gioventù, nelle sue vene scorreva il sangue del popolo di Gondor attraverso la nonna Morwen di Lossarnach, ed era dunque erede di grandi famiglie forgiate dalla lotta contro il nemico.
Ma ridurre Éowyn ai suoi titoli sarebbe ingiusto, perché la sua verità non sta nei nomi — pur solenni — con cui venne ricordata: la storia di Éowyn è la storia di un rifiuto. È un esempio di ciò che avviene quando riconosciamo la distanza fra ciò che ci viene imposto e ciò che il nostro cuore reclama.
«Che cosa temi, dama?»
«Una gabbia. Restare dietro sbarre, finché l’uso e la vecchiaia non le accettino, e ogni possibilità di compiere grandi imprese sia perduta, oltre richiamo o desiderio». JRR Tolkien, Il Ritorno del Re, “Il Passaggio della Grigia Compagnia”
Quando i suoi genitori morirono, nel 3002 della Terza Era, Éowyn ed Éomer furono accolti nella casa di Théoden e crebbero a Meduseld insieme al cugino Théodred, figlio del Re, tra il calore della sala d’oro e l’ombra lunga delle responsabilità. Éowyn divenne alta e slanciata; e in lei si riconosceva la grazia severa che le veniva dalla madre, insieme a un orgoglio che non fu sopito dal lungo tempo passato a prendersi cura di un sovrano che, giorno dopo giorno, pareva avvizzire di fronte ai suoi occhi.
Éowyn assistette infatti al progressivo declino di Théoden, via via che i sortilegi e le menzogne che Gríma gli sussurrava all’orecchio fecero presa sulla sua mente e sul suo animo. E nei lunghi anni che seguirono, gli occhi di Éowyn guardavano la luce in quelli dello zio affievolirsi, mentre prendeva decisioni che solo avvantaggiavano i rivali di Rohan.
Ma un giorno giunsero a Edoras alcuni viaggiatori che cambiarono il corso del destino. Non solo del Re, che venne guarito da Gandalf e riprese pienamente il controllo del suo Regno, ma anche di lei stessa: perché tra quei viaggiatori vi era un Uomo che primo, dopo lungo tempo, attirò la sua attenzione e il suo cuore. Era costui Aragorn figlio di Arathorn, Erede di Isildur, che giungeva da Nord per reclamare il suo trono, qualora il destino lo avesse guidato a sconfiggere Sauron.
Ma la guerra incalzava, ed il Re decise di attendere l’attacco del nemico presso il Fosso di Helm, la grande fortezza di Rohan in cui tutto il popolo dell’Ovestfalda fu chiamato a ripararsi. E mentre l’esercito si muoveva in battaglia, Éowyn rimase a Edoras a gestire il Regno e le terre orientali, con l’ordine di attendere il ritorno del proprio Re, o di guidare l’estrema resistenza della città.
Théoden — su consiglio di Háma— la nominò reggente di Rohan in sua assenza e in quella di Éomer. Il Re, in principio, pensò ai soli uomini della sua casa, poiché ormai parevano essere gli ultimi; ma Háma lo richiamò alla verità: anche Éowyn erede della Casa di Eorl. Una donna forte e saggia, e senza paura, amata dal popolo che l’avrebbe seguita verso qualunque destino.
Dernhelmdi Matt Stewart
La natura di Éowyn si rivelò pienamente quando Aragorn si preparò a prendere la via più oscura e più necessaria: i Sentieri dei Morti. Ella tentò di dissuaderlo, e poi — vedendo che nulla poteva — chiese di accompagnarlo. Era stanca di restare in disparte, stanca di “nascondersi tra le colline”: desiderava guardare il pericolo negli occhi, e misurarsi con esso.
Ma Aragorn le ricordò il compito che le era stato affidato: custodire il popolo fino al ritorno del Re. E se ne andò senza di lei, insieme ai compagni della Grigia Compagnia sui cui volti era dipinta la medesima fede nel figlio di Arathorn.
Eppure Éowyn non rinunciò. Quando Rohan fu radunata per accorrere in aiuto di Gondor, ella si travestì da uomo e cavalcò sotto il nome di Dernhelm. Con lei, nascosto come un piccolo fardello, cavalcò anche Meriadoc Brandibuck, Scudiero di Rohan, che Théoden aveva lasciato a Edoras, convinto che la guerra non fosse affare per Hobbit.
Come Dernhelm, accompagnò la cavalcata dei Rohirrim lungo i Monti Bianchi e poi, una volta avvisati dagli Druédain, lungo le ripide forre di Valle Cavapietra. E giunsero ai campi del Pelennor quando già la città bruciava, e stette vicino a Théoden durante il suo discorso e la sua carica contro le forze del Nemico.
Théoden viene disarcionatodi JG Jones
Fu così che, abbattuto il serpente nero e respinta la carica dei Mûmakil, sentì un urlo lacerante spezzare l’aria, e osservò un Nazgûl piombare dall’alto verso le loro schiere. E vide Nevecrino imbizzarrirsi sotto il proprio padrone, alzarsi e cercare una disperata fuga. Fino a quando, messo il piede in fallo, non scivolò trascinando Théoden sotto di sé.
Ma il Nazgûl non era un nemico qualunque: comandante di eserciti, Signore degli Spettri dell’Anello, Re Stregone di Angmar, egli intendeva spezzare le linee di Rohan nel modo più crudele possibile, così da minarne, insieme al braccio, anche il morale. E invitò la sua cavalcatura, un’orrenda bestia dalle ali tese su grinfie di corno, di divorare il Re di fronte ai suoi uomini.
Ma un soldato si alzò di fronte a loro. E lo stesso Théoden, guardando attraverso occhi sempre più velati, riconobbe che si trattava di Dernhelm. Ed egli si frapponeva tra lui e la bestia, unico tra i membri della sua guardia.
Éowyn e il Nazgûldi Craig J. Spearing
“Vattene, orrido dwimmerlaik, signore delle carogne! Lascia in pace i morti!”.
Una voce glaciale gli rispose: “Non metterti fra il Nazgûl e la sua preda! Rischieresti non di venire ucciso a tua volta, ma di essere portato via dal Nazgûl e condotto alle case del lamento, al di là di ogni tenebra, ove la tua carne verrà divorata e la tua mente raggrinzita verrà esposta nuda all’Occhio Senza Palpebre”.
Una spada risuonò mentre veniva sguainata. “Fa’ ciò che vuoi; ma io te lo impedirò, se potrò”. “Impedirmelo? Sei pazzo! Nessun uomo vivente può impedirmi nulla!”.
Allora Merry udì fra tutti i rumori il più strano: gli sembrò che Dernhelm ridesse, e la sua limpida voce era come una vibrazione d’acciaio. “Ma io non sono un uomo vivente! Stai guardando una donna. Éowyn io sono, figlia di Éomund. Tu ti ergi fra me e il mio signore dello stesso mio sangue. Vattene, se non sei immortale! Viva o morente ti trafiggerò, se lo tocchi”. JRR Tolkien, Il Signore degli Anelli, “La Battaglia dei Campi del Pelennor”
Éowyn contro il Re Stregonedi Angus McBride
E in quel momento, per la prima volta da innumerevoli anni, il Re Stregone fu assalito da un dubbio. E forse soppesava già i propri rischi, cercando di valutare se davvero una Donna fosse una minaccia reale per la sua potenza. Così in realtà non era, perché le parole di Glorfindel, molti secoli prima furono “egli non cadrà per mano di un uomo”, riferendosi in realtà alla specie umana di cui egli non era ormai più un membro.
Ma nel frattempo il duello incalzava: Il Re Stregone la colpì e lo scudo si spezzò, e il braccio di Éowyn cedette sotto il colpo della mazza. E già l’ombra sembrava pronta a chiudersi su di lei.
E allora avvenne qualcosa che nessuno, nemmeno tra i più saggi, avrebbe mai potuto prevedere. Perché Meriadoc, che il Nazgûl non aveva degnato di uno sguardo, strisciò alle spalle del Nemico, e colpì da dietro il ginocchio con la lama dei Tumuli che portava con sé da quel giorno a casa di Tom Bombadil. E come il suo creatore senza nome molti secoli prima aveva certamente sperato, la spada trafisse il legamento del ginocchio del Re Stregone, perché forgiata proprio quando il più grande nemico degli Uomini era il regno di Angmar da lui guidato.
Come fu poi raccontato, infatti, “nessun’altra lama, anche se brandita da mani più possenti, avrebbe procurato a un simile avversario una ferita così profonda, affondando nella carne non morta e rompendo l’incantesimo che gli permetteva di rimarginare i propri tendini invisibili con la sola forza del Volere”. E così fu che non da Uomo fu violato il sortilegio che proteggeva il Re Stregone.
Éowyn combattedi Nick Robles
In quell’istante Éowyn trovò il varco: affondò la spada fra corona e mantello. La lama si infranse, ma il Re Stregone cadde lanciando nell’aria un lungo e terribile lamento, prima di scomparire. E così così fu che Éowyn e Merry abbatterono il più terribile tra i servi del Nemico.
E poi entrambi crollarono come morti, avvinti dall’Alito Nero che sprigionava dagli Spettri.
Dopo la battaglia, le fu dato un nome che nessuna donna prima di lei aveva portato tra i Rohirrim: Dama dal braccio di scudo, dovuto al fatto che il suo braccio fu spezzato dalla mazza del Re Stregone.
Poco dopo, Éomer giunse sul campo e trovò Éowyn accanto a Théoden. Credendoli entrambi morti, fu preso da dolore e furia, e chiese agli Uomini della guardia del Re di condurre entrambi alla città, che nel frattempo era stata liberata. Prese la corona che gli veniva porta da Théoden e si lanciò in mezzo alla battaglia, prima di rendersi conto di quanto effettivamente fosse avvenuto. Perché mentre la processione si dirigeva su Minas Tirith, essi furono avvicinati da Imrahil, Principe di Dol Amroth, che giungeva dalla città con la sua guardia. Ed egli s’avvide che, per quanto in deliquio, Éowyn ancora viveva, e dispose che fosse portata alle case di guarigione.
La cura di Éowyn, dei Fratelli Hildebrandt
Le ferite del corpo di Éowyn erano gravi, ma più insidiosa ancora era l’ombra dell’Alito Nero. Senza aiuto, la morte sarebbe giunta lenta e certa. Ma quel giorno, spinto dal vento del Sud e proveniente dal Sentiero dei Morti, giunse Aragorn figlio di Arathorn, che contribuì alla vittoria sui Campi del Pelennor e assunse il comando dell’esercito dell’Ovest. In quei giorni, Aragorn entrò a Minas Tirith in gran segreto, per recarsi alle Case di Guarigione e contribuire alla salvezza di Éowyn e Merry. Come venne ricordato tempo dopo da Ioreth, che quel giorno serviva alle Case, “le mani del re sono mani di guaritore”. E grazie all’athelas e alle cure ricevute, infine ella si destò, quando la guerra non era ancora terminata.
Non le fu concesso di unirsi all’esercito che muoveva verso Mordor, deciso a portare la guerra sotto al Nero Cancello. Il suo corpo non era ancora risanato, e il destino le negava ancora una volta la battaglia. Fu allora, nelle stanze silenziose delle Case di Guarigione, che il suo cammino mutò direzione.
Éowyn e Faramirdi Magdalena Olechny
Perché in quei giorni incontrò Faramir, Sovrintendente di Gondor, anch’egli ferito e in attesa. Non vi furono proclami né giuramenti improvvisi, ma parole lente, scambiate guardando la città bianca e le ombre che si ritiravano.
Faramir vide in lei non soltanto la guerriera che aveva sfidato il Re Stregone, ma la donna stanca di cercare la morte come via di gloria. Ed Éowyn, che aveva temuto una gabbia più della fine, scoprì che vi era un altro modo di essere forte: non nel desiderio di perire in battaglia, ma nella scelta di vivere e di contribuire alla vita altrui. E così, nella convalescenza che seguì lo scontro contro il Nazgûl, ella comprese quale fosse il suo destino. Né quello di ancella, né quello di guerriera, ma quello di colei che restituisce la vita. E da quel giorno Éowyn intraprese il percorso che la portò a essere una guaritrice.
Dopo la caduta di Sauron e i giorni di festa, l’8 maggio, Éowyn seguì il fratello — ormai Re di Rohan — nel ritorno a Edoras. Ma il suo destino non rimase nelle pianure del Mark.
In seguito infatti si stabilì in Ithilien, terra restituita alla luce e affidata a Faramir quale Principe. Là fu conosciuta come la Bianca Dama, come Faramir l’aveva chiamata quel giorno alle Case di Guarigione. E i due si sposarono e risiedettero sulle alture di Emyn Arnen, dove le rovine del passato lasciavano spazio a una nuova primavera.
Non dimenticò gli amici di quei giorni, conservando in particolare la sua amicizia con Meriadoc Brandibuck. E quando egli divenne Signore della Terra di Buck nella Quarta Era, gli inviò grandi doni, così come fece Éomer dal Mark.
Éowyn e Faramirdi Ted Nasmith
Da Éowyn e Faramir nacque almeno un figlio, Elboron; e dal loro sangue, si dice, discese Barahir. Colui che, nella Quarta Era, dopo che Elessar scelse di addormentarsi per sempre, scrisse il Racconto di Aragorn e Arwen, cantando l’amore che, insieme a quello dei suoi antenati, inaugurò una nuova epoca di pace e prosperità per gli Uomini dell’Ovest.
E questo destino ci permette forse di tratteggiare una conclusione alla storia della Bianca Dama.
Perché se Théoden rappresenta la rinascita nella battaglia, Éowyn ne incarna una più sottile. Non la vittoria su un nemico, ma su se stessi. Perché facile sarebbe attribuire la sua scelta a pura volontà di ribellione, o definirla una fuga da responsabilità che non si vogliono ricoprire.
Perché la parabola della sua vita ci mostra come ella sia passata dalla disperazione di chi scambia la morta per libertà, a riconoscere che l’eroismo non è mai fine a se stesso, e acquista un diverso significato a seconda dei momenti in cui viene esercitato, e in virtù di chi viene esercitato. Vi sono momenti cui siamo chiamati all’eroismo in battaglia, ma – come il suo futuro marito Faramir raccontò a Frodoe Sam– non è nella forza della sua lama, o nella velocità della sua freccia che un guerriero si dimostra eroico, ma in ciò che egli difende tramite il proprio eroismo.
Una conclusione che condusse Éowyn, dopo la fine della guerra, a scegliere di diventare una guaritrice, dedicando la propria vita agli altri. E questo era l’eroismo che richiedevano la Quarta Era, e l’epoca del dominio degli Uomini.
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