Probabilmente una montagna di fuoco, e poco altro di scritto
I testi dicono poco. Prima che Sauron la scegliesse, non risulta alcun regno, alcuna città, alcun popolo in quella terra. Si conoscono la sua forma e la sua montagna.
Mordor sta a est dei monti Ephel Dúath, che la separano da Gondor. A nord la chiudono i monti Ered Lithui, grigi come cenere. All’interno si stendono le pianure di Lithlad e di Gorgoroth e, a sud, il mare interno di Núrnen. Nella valle di Gorgoroth si leva l’Orodruin, la Montagna di Fuoco.
Verso il 1000 della Seconda Era Sauron, allarmato dal crescente potere dei Númenóreani, scelse quella contrada per farne la sua fortezza e cominciò a costruire Barad-dûr. La tradizione precisa che la scelse come bastione contro la minaccia degli sbarchi númenóreani e che il nome Mordor le fu dato in seguito.
La scelta ebbe una ragione precisa: il fuoco. Sauron, dicono le cronache, la «aveva eletta da lunga pezza a propria dimora» perché usava «il fuoco, che ivi sgorgava dal cuore della terra, per le sue stregonerie e le sue opere». Nel mezzo di quella terra forgiò l’Anello di Dominio. La montagna dunque esisteva prima di lui. Le sue fiamme, però, non ardevano sempre: l’Orodruin ricevette il nome di Amon Amarth, Monte Fato, «allorché le sue fiamme tornarono a divampare dopo il ritorno di Sauron da Númenor».
Dopo la sua prima caduta, nel 3441 della Seconda Era, la terra rimase deserta. Una lettera di Tolkien la descrive così: Mordor vuota, la Torre Oscura vuota, e una guardia tenuta sui confini della terra malvagia. Elrond ricorda al Consiglio che con il passare degli anni «la sentinella di guardia sulle mura di Mordor si affievolì, e cose tetre e scure tornarono strisciando a Gorgoroth».
Su ciò che venne prima dell’arrivo di Sauron i testi non dicono altro.
Il Silmarillion, “Akallabêth” e “Degli Anelli di Potere e della Terza Era” (incluso l’indice dei nomi, voce Amon Amarth);
Il Signore degli Anelli, Libro II, cap. 2 “Il Consiglio di Elrond”;
Il Signore degli Anelli, Appendice B, “Racconto degli Anni”, La Seconda Era;
Lettere di J.R.R. Tolkien, n. 131 (a Milton Waldman).





