
Cari amici, ben ritrovati alla mini-rubrica dedicata a The Road Goes Ever On – a song cycle, la raccolta di canzoni legata all’universo di Arda.
Quest’oggi affrontiamo il refrain collocato in coda al sesto brano della raccolta (I Sit Beside the Fire), che musicalmente riprende il tema portante dell’intero ciclo, e a livello di testo è costituito dalla poesia A Elbereth Gilthoniel, ovvero l’Inno a Elbereth, altresì conosciuto come Aerlinn in Edhil o Imladris, “Inno degli Elfi di Rivendell”.
Essendo uno dei più famosi elementi del corpus Sindarin, questo brano ha già avuto spazio all’interno della mia rubrica dedicata alle Lingue Tolkieniane, ecco i link per chi volesse approfondire, con alcuni accenni di analisi linguistica: PARTE 1 – PARTE 2.
Ecco il testo della sua versione “principale”, ovvero quello cantato a Rivendell [tr. it.: Gran Burrone, Valforra] nel capitolo “Molti incontri”, che è quello utilizzato anche per le lyrics del brano incluso nel song cycle:
] ljwl7l3 s`j3h6`lj A Elbereth Gilthoniel
8`j`r7l6 ql5] y`V7`lj silivren penna míriel
h yl6lj ]sj]7 ljl6]3Á o menel aglar elenath!
6]d]Ý7l2 q]j]62`V7`lj Na-chaered palan-díriel
h s]j]47lt`6 l5h7]3= o galadhremmin ennorath,
e]6.Õjh8= jl j`5]3h6 Fanuilos, le linnathon
6lr ]Ý]7= 8`V 6lr ]Ý]7h6Á nef aear, sí nef aearon!
La traduzione dal Sindarin, più letterale possibile, è la seguente:
O Elbereth Accenditrice di Stelle,
faville che digradano scintillanti (come gioielli)
dal Firmamento gloria delle stelle!
a (remote) distanze contemplando lontano
dalle Terre-di-Mezzo rivestite di alberi,
Fanuilos a te io canterò
oltre il Mare, qui oltre il Grande Mare.
Ho spiegato (nel secondo link qui sopra, attraverso le parole dello stesso Tolkien in Words, Phrases and Passages) il particolare significato, pressoché intraducibile, di Fanuilos: Fân (Q fana) è una parola Sindarin che significa pressappoco “forma”, ma con una nozione ulteriore di luce e di biancore – è spesso utilizzato per riferirsi a ciò che noi uomini mortali definiremmo forse come una “visione”, oppure per designare qualcosa di sublime e bellissimo, ma senza alcuna accezione di incertezza o irrealtà. Mentre Uilos è il nome Sindarin del Quenya Oiolossë, nome che designa il monte Taniquetil, nel Reame Beato, dove si trova la dimora di Manwë e Varda. Può essere approssimativamente reso come “sempre-bianco”. Dunque Fanuilos significa pressappoco “Figura (splendente e sublime) che si erge sul Monte Semprebianco”, ed è pertanto un epiteto di Varda / Elbereth.
Come già osservato per The Road Goes Ever On, questa poesia è quasi un leitmotiv all’interno del Signore degli Anelli, in quanto compare, in varie formulazioni e varianti, per ben quattro volte in momenti diversi della storia. Per approfondire vedi il primo dei due link qui sopra.
È come se The Road Goes Ever On e l’Inno a Elbereth rappresentino due elementi centrali del racconto: il Viaggio e la Grazia. Ciascuno dei due completa e rafforza tematicamente l’altro. Il Viandante è spinto lungo il suo cammino dal desiderio di avventura, ma anche dagli obblighi che sente nei riguardi della sua Missione: porta con sé un Fardello, come viene più volte appellato nel corso della storia. D’altro canto, è soprattutto grazie al sostegno della Grazia, in questo canto rappresentata da Varda (nome Quenya di Elbereth), la Valie Accenditrice di Stelle e protettrice degli Eldar, che la Missione andrà a buon fine. Uno dei momenti chiave in cui la presenza di questa entità angelica viene evocata è anche uno dei momenti più bui di tutto il viaggio: quando Sam prorompe in un canto che prende le mosse proprio dall’Inno a Elbereth e ne aggiunge dei versi “originali”; versi che gli scaturiscono dalle labbra quasi inconsapevolmente, in un vero e proprio “stato di grazia”, in cui il piccolo hobbit acquisisce conoscenze e sensibilità trascendenti, normalmente al di fuori della propria portata. Appunto non è un caso che, a livello melodico, Donald Swann abbia scelto di accomunare questi due brani (The Road Goes Ever On e A Elbereth Gilthoniel) con lo stesso tema, che unisce così i due mondi: il mondo degli hobbit e il mondo degli Elfi, il Mondo Primario e il Mondo Secondario, l’immanente e il trascendente, il Viaggio e la Grazia, come se fossero due facce della stessa medaglia.
Essendo uno dei due brani in lingue elfiche presenti nella raccolta (sebbene all’uscita della prima edizione di TRGEO non fosse ancora incluso tra i brani musicali), anche A Elbereth Gilthoniel è oggetto delle Notes and Translations di Tolkien, poste in appendice al libro. Dedicheremo un appuntamento ad hoc.
Come di consueto, lascio qualche media per l’approfondimento:
AUDIO:
1). J. R. R. Tolkien legge A Elbereth Gilthoniel. Da questo estratto è possibile ascoltare la sua pronuncia del Sindarin, e osservare per esempio come la f di nef aearon si pronunci v, diversamente da come si sente spesso pronunciare in altre esecuzioni della poesia. https://www.youtube.com/watch?v=qCCsn8QmhVQ
2). J. R. R. Tolkien legge A Elbereth Gilthoniel, includendo anche un pezzettino di narrazione precedente, dal capitolo “Molti Incontri”: https://www.youtube.com/watch?v=1T2DiUO0ZY4
3). Brano all’interno del song cycle (Donald Swann al piano, William Elvin alla voce). Il refrain procede senza soluzione di continuità dal finale del brano precedente (I Sit Beside the Fire, con le ultime parole “voices at the door”), una breve intro al pianoforte riprende il tema principale di The Road Goes Ever On, e poi la voce comincia a cantare l’inno in una tonalità più alta (da la a mi bemolle), e con l’indicazione sul tempo che recita “misterioso”.
Infine, dopo l’inno, il testo ritorna all’ultimo verso della canzone n° 6 (“I listen for returning feet / and voices at the door”) e si conclude. https://youtu.be/YtH6ROfV7WA?t=685
IMMAGINI:
Spartito del brano (1-3). Il testo dell’inno inizia in cima alla prima facciata. In fondo alla facciata 2 riprende la coda di I Sit Beside the Fire. Decorazioni e ghirigoro finale di Tolkien.
-Rúmil
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