
Cari amici, ben ritrovati alla mini-rubrica dedicata a The Road Goes Ever On – a song cycle, la raccolta di canzoni legata all’universo di Arda.
Quest’oggi affrontiamo il quarto brano della raccolta, In Western Lands.
Si tratta della canzone intonata da Sam nel capitolo I del Libro VI del Signore degli Anelli, “La Torre di Cirith Ungol”, quando lo hobbit, preso dalla disperazione mentre è alla ricerca del suo padrone, prigioniero degli Orchi, comincia a cantare dolcemente, dapprima “filastrocche infantili della Contea, e brani delle poesie del signor Bilbo che gli venivano alla mente come eteree visioni della sua terra nativa”, e infine un canto improvvisato, frutto di “una nuova forza [che] sorse in lui, e la sua voce squillò, mentre le parole sgorgarono spontanee adattandosi al semplice motivo”.
Non è la prima volta che sperimentiamo come, nei momenti più bui, i personaggi siano sorretti da una Forza che li guida e dà loro coraggio e ispirazione, e la tempra per superare le situazioni più difficili e oscure. Lo stesso Sam, nell’ultimo capitolo de Le Due Torri, “Messer Samwise e le sue decisioni”, si scioglie a un certo punto in un’invocazione in Sindarin, rielaborando e aggiungendo del suo all’Inno a Elbereth (come vedremo tra un paio di appuntamenti), quasi come se qualcun altro agisse e parlasse attraverso la sua bocca.
Ecco il testo della canzone In Western Lands:
In western lands beneath the Sun
the flowers may rise in Spring,
the trees may bud, the waters run,
the merry finches sing.
Or there maybe ‘tis cloudless night
and swaying beeches bear
the Elven-stars as jewels white
amid their branching hair.
Though here at journey’s end I lie
in darkness buried deep,
beyond all towers strong and high,
beyond all mountains steep,
above all shadows rides the Sun
and Stars for ever dwell:
I will not say the Day is done,
nor bid the Stars farewell.
Beyond all towers strong and high,
La canzone si interrompe bruscamente con il primo verso della terza strofa, appena a Sam pare di udire un flebile canto in risposta, che gli rivelerà la posizione di Frodo nella torretta, e subito dopo arriva l’Orco Snaga per torturare il povero hobbit prigioniero, e Sam potrà dunque intervenire per salvarlo.
Dal punto di vista musicale, la ballata composta da Donald Swann comincia con toni un po’ melanconici, per poi concludersi con un piccolo accenno di speranza, esattamente come nel brano del Ritorno del Re nel quale è collocata la poesia, in cui si passa dalla disperazione e concitazione di Sam, mentre cerca Frodo in un luogo a dir poco ostile, alla rinnovata speranza del suo ritrovamento
e salvataggio, e della fiducia infusa nei due hobbit, che con il loro canto evocano Valinor ed Eldamar, proprio nel momento più buio della loro avventura, alle soglie della Terra Nera.
Come sempre, lascio qualche media in allegato, per l’approfondimento:
AUDIO:
1). Non esiste la registrazione di J. R. R. Tolkien che recita la poesia In Western Lands beneath the Sun, ma volendo comunque offrirvi un trivia con la sua voce, vi lascio la registrazione di un brano dal capitolo III del libro VI, “Monte Fato”, nel quale è possibile apprezzare anche la sua versione di Gollum:
2). Brano tratto dal song cycle: Donald Swann al piano, William Elvin alla voce
IMMAGINI:
Spartito del brano (1-4). Si possono notare le decorazioni in Tengwar realizzate da Tolkien e applicate come fregi per incorniciare le pagine del libro.
-Rúmil








