In un mondo che misura la grandezza in spade, corone e vittorie, Nienna è la potenza che non combatte e non regna: la sua arte è la pietà, e le sue lacrime hanno plasmato Arda più di mille battaglie.
Fu lei a insegnare la compassione allo spirito che sarebbe diventato Gandalf. Fu il suo pianto, unito al canto di Yavanna, a far sbocciare l’ultimo fiore d’argento e l’ultimo frutto d’oro da cui nacquero la Luna e il Sole. E fu lei, che piangeva ogni ferita del mondo, l’unica a intercedere per chi quelle ferite le aveva aperte.
Nel nuovo episodio di “Tre cose” raccontiamo la Signora del compianto: colei che non piange su se stessa, ma insegna a mutare il dolore in saggezza.
Di seguito il testo completo:
Siamo così abituati a misurare la grandezza in forza, luce e vittorie, da dimenticare il ruolo che può svolgere chi sa compatire.
Immagina una potenza che non combatte, non forgia spade, non regge corone, e che pure siede tra le più alte che abbiano mai vegliato su Arda.
La pietà è la sua arte, la vita la sua tela, e le lacrime la sua tavolozza.
Ci sono tre cose, forse, che non sai su Nienna, la Signora del compianto.
La prima è che uno degli spiriti più amati delle cronache di Arda, quel Maia che più tardi avrebbe camminato tra Uomini ed Elfi con il volto di un vecchio pellegrino grigio, dimorò a lungo nella sua casa. E da Nienna non imparò a combattere, né a dominare: imparò che non tutte le lacrime sono un male.
La seconda è che a quelle lacrime dobbiamo la luce stessa del cielo. Quando i due alberi furono avvelenati e spenti, e ogni speranza pareva perduta, fu il suo pianto insieme al canto di Yavanna, a lavare il veleno dalla terra ferita e a far sbocciare due ultimi doni: un fiore d’argento e un frutto d’oro, da cui nacquero la Luna e il Sole.
La terza cosa, è che fu Nienna, colei che piangeva per ogni ferita del mondo, l’unica a levare la voce in favore di chi quelle ferite le aveva aperte.
Quando Melkor, dopo ere di prigionia, chiese perdono, fu Nienna a intercedere per lui. Non per cecità, ma perché tutti meritavano una seconda occasione. E tuttavia non era un perdono facile: quella stessa voce non si levò per Fëanor. Perché Nienna non piange su se stessa. Chi la ascolta non impara a disperare, ma a mutare il dolore in saggezza, e a resistere nella speranza.
Le finestre della sua casa guardano oltre le Mura del Mondo, là dove nessun altro osa volgere lo sguardo.
Guardando forse un destino che vedrà Ainur e Figli di Ilúvatar cantare uniti in un mondo finalmente mondato.




