Gwindor, di Alystraea

Tre cose che forse non sai su Gwindor

Siamo abituati a immaginare gli Elfi come creature eteree, distanti, quasi immuni agli eccessi del mondo.

Ma al tempo del loro fulgore, quando la luce di Valinor splendeva ancora nei volti dei Noldor, erano capaci di passioni violentissime: amore, orgoglio, dolore, rancore. Gwindor di Nargothrond ne è forse uno degli esempi più intensi.

Nel nuovo video di “Tre cose”, raccontiamo Gwindor: una creatura spezzata, ma ancora capace di vedere ciò che agli altri resta celato.

 

 

Siamo abituati a pensare agli Elfi come creature eteree, lente ai giudizi estremi, contemplatori del mondo più che soggetti dei suoi eccessi.

Ma ai tempi del loro fulgore, quando il Sole era ancora giovane e la luce di Valinor splendeva ancora nei volti dei Noldor, gli Elfi erano di ben altro temperamento. Fierissimi, impetuosi, capaci di grandi amori e di grandi rancori. Tanto che forse, con gli occhi di oggi, li diremmo semplicemente più umani.

Gwindor di Nargothrond ne è un perfetto esempio.

La prima cosa che forse non sai su di lui è che la sua rovina nacque da un gesto di dolore.

Durante la Nirnaeth Arnoediad, la Battaglia delle Innumerevoli Lacrime, Gwindor vide suo fratello Gelmir, prigioniero di Morgoth, mutilato e ucciso davanti agli eserciti degli Elfi.

A quel punto non riuscì più ad attendere.

Ruppe l’ordine di battaglia e si lanciò contro il nemico, spingendosi fino quasi alle porte di Angband, e venendo catturato con la sua avanguardia.

E questa è la seconda cosa.

Gwindor fu tra i pochissimi Eldar a fuggire vivi da Angband.

Non ne uscì però come vi era entrato. Dopo anni di schiavitù, tornò consumato, irriconoscibile, spezzato nel corpo e nello spirito.

Eppure, durante la notte più oscura della vita di Turin, dopo che questi aveva ucciso per errore Beleg Arcoforte, fu Gwindor a restargli accanto, a condurlo alle acque di Ivrin e poi a Nargothrond.

In un certo senso, fu lui ad aprire a Túrin la strada verso una nuova grandezza. E verso una nuova rovina.

La terza cosa riguarda proprio Nargothrond.

Lì Gwindor vide Túrin crescere in onore, forza e prestigio. Vide il popolo ascoltarlo, i principi seguirlo, e Finduilas, che un tempo aveva amato lui, rivolgere a lui il proprio cuore

E qui Gwindor appare davvero lontanissimo dall’immagine dell’Elfo imperturbabile.

È geloso e amareggiato. Ma è anche uno dei pochi a comprendere il destino a cui la superbia di Túrin avrebbe condotto tutti. Forse perché aveva infine capito che la vita breve degli Uomini non concede una lunga attesa a chi è affamato di gloria.

E così alla fine, dopo la battaglia di Tumhalad, Gwindor muore dando proprio a Túrin l’ultimo consiglio giusto: cercare Finduilas, prima che sia troppo tardi.

Ma come spesso accade nella storia della Spada Nera, anche la verità arriva quando ormai non può più salvare nessuno.

 

E così, nell’attimo estremo, questo Elfo troppo umano sembra riconoscere tutta la distanza tra il destino degli Eldar e quello dei Secondogeniti.

 

 

 

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