La storia di Illuin e Ormal →La storia di Silmaril →
Fu in quel torno di tempo che vennero fatte le cose che in seguito ebbero maggior rinomanza tra tutte le opere degli Elfi.
Fëanor infatti, giunto alla pienezza del proprio vigore, era tutto preso da un nuovo pensiero, ma può anche essere che abbia preavvertito un’ombra della sorte che s’avvicinava; e rifletteva su come conservare imperitura la luce degli Alberi, gloria del Reame Beato. Diede allora mano a un lungo e segreto lavoro, facendo appello a tutta la propria sapienza, potenza e sottile abilità; e alla fine, ecco che produsse i Silmaril.
I quali erano, quanto a forma, come tre grandi gioielli. Ma soltanto alla Fine, quando ritornerà Fëanor che perì prima che il Sole fosse fatto e siede ora nelle Aule d’Attesa, e non viene più tra i suoi simili: non prima che il Sole trapassi e la Luna crolli, si saprà di quale sostanza fossero fatti. La quale sembrava simile al cristallo dei diamanti, eppure ne era più forte, sicché non c’era forza, nel Regno di Arda, bastante a guastarla o spezzarla. Pure, il cristallo era, per i Silmaril, null’altro che ciò che il corpo è per i Figli di Ilúvatar: la dimora del suo fuoco interiore, che è in esso e insieme in ogni parte di esso, e che ne costituisce la vita. E il fuoco interno dei Silmaril, Fëanor lo ricavò dalla luce amalgamata degli Alberi di Valinor.
J.R.R. Tolkien, Il Silmarillion, Quenta Silmarillion.
Immagine: Fëanor and sons by Angel Falto
-Beleg Cúthalion




