Valinor (?), c.a. 1500 A.A. – Distrutta da Morgoth (?), 456 P.E.
Poche armi del legendarium tolkieniano possiedono un’aura tanto alta e terribile quanto Ringil, la spada di Fingolfin, Re Supremo dei Noldor. Non è un’arma cantata per il suo ruolo in grandi battaglie, o per il legame che il suo possessore aveva instaurato con essa. Né si trattava di un cimelio di cui si tramandi una storia articolata attraverso le Ere: tutta la sua fama si raccoglie in un solo momento.
Unico, assoluto, irripetibile.

Perché Ringil è la lama con cui un Elfo, da solo, di fronte alla Fortezza stessa del Nemico, è stato in grado di ferire più volte un Vala, causandogli ferite che non lo avrebbero più abbandonato per gli anni successivi.
Quanto alla sua storia, poco si conosce. Quasi come se la pienezza di quel momento supremo dovesse cancellare ogni altro episodio passato.
Quello che sappiamo è che Ringil è stata forgiata in un tempo che le fonti non precisano, forse in Aman, forse già nel Beleriand. Era una spada elfica dal colore grigio pallido, o fiocamente splendente come un cristallo di neve attraversato dal sole, e possedeva – si racconta – una qualità singolare: era capace di trafiggere la carne con un freddo mortale. Una caratteristica che la distingue da ogni altra spada, caratterizzata da un potere quasi elementale, in coerenza con i freddi inverni del Regno di Fingolfin nello Hithlum, in vista di Thangorodrim.
Ne è testimonianza il suo nome: In Quenya, Ringil sembra collegarsi a una radice che richiama l’idea del freddo, dell’umido gelido, del gelo penetrante; in Sindarin, il nome potrebbe evocare qualcosa come una “stella di ghiaccio” o comunque un’immagine legata a un soffio freddo, tagliente e luminoso. In entrambe le letture il risultato è perfettamente coerente con la natura della spada: un’arma chiara, fredda, tagliente, quasi astrale, degna del più fiero dei re dei Noldor.

Ringil entrò nella storia nel momento più oscuro della guerra contro Morgoth. Dopo la catastrofe della Dagor Bragollach, quando l’assedio di Angband fu spezzato e l’attacco del Nemico travolse i regni dei Noldor, Fingolfin fu preso da una disperazione tanto profonda da trasformarsi in furia regale.

Balzò sul proprio destriero Rochallor e cavalcò verso Angband, Ringil al suo fianco, e giungendo fino alle porte della fortezza di Morgoth. Là colpì con la spada i battenti del cancello, sfidando apertamente il Signore Nero a uscire e combattere in duello singolare.
E Morgoth, costretto dalla presenza di tutti i suoi capitani, accettò la sfida, risalendo lentamente le profonde gallerie di Angband. E ogni suo passo era un terremoto che pareva salire dalla profondità della Terra.
E si presentò davanti a Fingolfin armato di Grond, il martello dell’Oltretomba.
A lungo questo duello è stato cantato come la più eroica e più disperata azione di un Eldar: perché Fingolfin il Re Supremo, benché infinitamente inferiore per forza e statura, gli resistette con una velocità e una fierezza tali da sembrare quasi una luce viva contro una montagna d’ombra. In quel combattimento Ringil si mostrò degna della mano che la impugnava: più volte colpì Morgoth, aprendogli sette ferite, e il sangue nero del Vala cadde nelle fosse scavate dai colpi di Grond.
Ma un Valar restava uno sfidante impossibile per un figlio di Ilúvatar, già fiaccato dalla battaglia. E con l’ultimo colpo Morgoth spinse il Re a terra, e lo schiacciò sotto il piede con il peso di una montagna riversa. Eppure, anche nell’ultimo istante, Ringil non cessò di essere strumento di gloria e di rovina per il Nemico. Con le ultime forze, Fingolfin trafisse il piede di Morgoth e lo ferì così profondamente da impedirgli, da lì in avanti, di camminare senza zoppicare.
E, forse, è proprio in questo episodio che si misura la grandezza simbolica di questa spada: è l’esempio dell’orgoglio ferito di una nobile stirpe come quella dei Noldor, capace di andare incontro alla morte consapevole del destino incombente, e pure capace di lasciare sul potere più terrificante un segno indelebile. Quello della speranza e della resistenza elfica. Il nemico poteva essere colpito e ferito, proprio nel momento in cui pareva approssimarsi al proprio trionfo.
Quanto al destino ultimo della spada, le fonti non dicono nulla di certo. È possibile che sia stata spezzata sotto il piede di Morgoth nel momento della morte di Fingolfin; oppure che sia stata sottratta dal campo e andata perduta, forse incontro a una sorte non troppo diversa da quella di altre celebri armi elfiche scomparse nelle sabbie del tempo.
Ma forse era questo il destino di Ringil: non quello di rimanere nella Storia come una reliquia lungamente tramandata, ma di apparire nel momento in cui il coraggio di Fingolfin si leva, solo, contro l’ombra; e in quel momento Ringil lascia un segno che durerà per sempre, consegnando questa lama all’immortalità.
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