Herugrim, di Randy Gallegos

Rohan, ? T.E. – Parte del tesoro del Re di Rohan

 

“Le tue dita ricorderebbero più facilmente la loro antica forza se afferrassero l’elsa di una spada”, disse Gandalf.
JRR Tolkien, Le due Torri, “Il Re del Palazzo d’Oro”

 

Herugrim, la spada del re Théoden di Rohan, è una delle armi più cariche di valore simbolico della Terza Era, a partire dal nome che, nella traduzione effettuata da Tolkien sui manoscritti delle antiche ere, è forgiato sull’antico inglese herugrim o heorugrim, traducibile come “fierissimo, crudele, selvaggio” (da heoru, “spada” o “feroce”, e grim, “furioso”). Nei suoi commenti, il professore ne specificò l’origine merciana, coerente con la lingua modellata per i Rohirrim: una scelta che rimanda alla sua visione di Rohan come trasposizione linguistica e culturale dell’Inghilterra anglosassone. Una informazione che ci permette di legare, come vedremo, l’etimologia della spada alla sua probabile forma

Il termine heorugrim compare anche al verso 1564 del Beowulf, come aggettivo riferito all’eroe stesso durante la lotta con la madre di Grendel — e Tolkien, nella sua analisi, lo tradusse con fell, cioè “feroce”, “mortale”.

Quando Gandalf giunge a Meduseld, la sala dorata di Edoras, il 2 marzo dell’anno 3019 della Terza Era, trova Théoden invecchiato e prostrato dall’influsso di Gríma Vermilinguo, suo consigliere da tempo agente al servizio di Saruman.
Herugrim, simbolo del potere regio, giaceva allora dimenticata, nascosta dallo stesso Gríma, come se il traditore avesse voluto privare il sovrano non solo della sua forza, ma del segno tangibile della sua autorità.

Dopo la guarigione di Théoden per opera di Gandalf, il momento in cui il re riprende la spada dalle mani di Hama — il Capitano della Guardia — segna il culmine del suo risveglio spirituale e politico.
La scena, potremmo dire, ricalca in pieno un topos narrativo, quello della renovatio regis: il gesto di stringere l’elsa di Herugrim restituisce a Théoden la memoria dei suoi padri e la dignità della sua stirpe, ridestandolo dal torpore e dal male.

Con Herugrim al fianco, Théoden guiderài Rohirrim alla Battaglia del Fosso di Helm, e più tardi a quella dei Campi del Pelennor, dove troverà una morte gloriosa combattendo contro il Re Stregone di Angmar, dopo aver sconfitto i Sudroni.

Tolkien non fornisce una descrizione diretta dell’arma, ma la sua tradizione linguistica e il contesto di Rohan suggeriscono un gladio di ispirazione anglosassone: una lama larga, con elsa cruciforme e pomolo decorato, forse custodita in un fodero di cuoio e ottone lavorato.

 

 

Non è un’arma magica, ma un emblema di legittimità. Come Narsil per i Dúnedain, Herugrim rappresenta la continuità di una linea regale, e la sua perdita coincide con la crisi del regno. Il suo recupero, dunque, non è solo un gesto pratico: è un atto di riconquista.

Dopo la morte di Théoden, la spada tornò verosimilmente a Éomer, suo nipote e successore al trono, come parte del tesoro reale di Edoras. Non è però noto se egli avrebbe poi impugnato Herugrim o avesse mantenuto la propria spada, Gúthwinë (“amico della battaglia”), che lo aveva accompagnato per tutta la Guerra dell’Anello.

 

In Herugrim confluiscono i due aspetti che Tolkien attribuiva alle grandi armi del mito: da una parte il potere morale, che non risiede nella forza dell’acciaio ma nella volontà di chi la impugna. E dall’altra a memoria della lingua, poiché ogni spada “parla” attraverso il suo nome, e spinge il suo possessore ad essere degno.

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