Tra le Montagne Nebbiose a occidente e Bosco Atro a oriente si estendeva una vasta terra di pianure, steppe e foreste che nessun regno riuscì mai a possedere per intero: il Rhovanion, le Terre Selvagge.
Una terra senza un unico signore

Non ebbe mai una capitale, né una vera e propria dinastia capace di governarla nella sua interezza. Vi abitarono, in epoche diverse, gli Uomini del Nord alleati dei Nani di Erebor, i popoli che sarebbero poi diventati i Rohirrim prima ancora di attraversare le montagne verso sud, e i mercanti di Pontelagolungo e di Dale. Nei primi secoli del secondo millennio della Terza Era, Vidugavia fu il più potente tra i sovrani di quelle terre, tanto da fregiarsi del titolo di Re del Rhovanion.
Un confine mobile

Fu proprio dal Rhovanion che partirono, secoli dopo, gli Éothéod guidati da Eorl: stanziati un tempo alle sorgenti dell’Anduin, ai margini settentrionali di Bosco Atro, si sarebbero infine trasferiti a sud per fondare Rohan.
Il Rhovanion rimase, dopo la loro partenza, terra ancora più aperta: attraversata dai Nani in viaggio tra Erebor e i Colli Ferrosi, insidiata dall’ombra crescente di Dol Guldur, percorsa dai pochi viandanti che osavano affrontarne le distanze.
E che presentava inaspettati luoghi accoglienti, come accadeva presso la Carroccia, sul Grande Fiume, dove più di un viaggiatore trovò rifugio o fortuna.
Perché nella Terra di Mezzo, spesso, “selvaggio” non significa arretrato o pericoloso, ma semplicemente qualcosa che non è controllato da Regni e ordinamenti stabiliti: ove nessuno amministra la giustizia, e nessuno ordina coscrizioni e marce forzate.
Il Rhovanion non ha un momento che lo definisca, né un evento che ne segni compiutamente la storia: è come uno sfondo geografico, fatto di foreste, vallate che scendono dalle pendici dei monti, e il confine scuro d’una grande foresta sul lato orientale. Quello che rimane di una terra quando si tolgono i regni, i nomi, i confini: un luogo che tutti attraversarono, e che nessuno riuscì mai davvero a possedere.




